di Luciano Della Vecchia*
Il riaprirsi del caso della siderurgia, a seguito dell’annuncio da parte di Outokumpu della messa in vendita degli stabilimenti di Terni, impone una seria riflessione sulle azioni da intraprendere per impedire quello che sarebbe un colpo micidiale per la nostra economia, che a stento può ancora essere considerata quella di un Paese industrializzato.
Il dato di fatto è che la maggiore fabbrica umbra e del centro Italia viene messa sul mercato per la seconda volta in meno di un anno; ciò avviene non perché si è di fronte ad una crisi industriale, ma semplicemente in funzione della spartizione di quote di mercato fra le società multinazionali, che del nostro Paese, a dispetto della credibilità della tecnocrazia al potere da tutti vantata, continuano a trovare un luogo ideale per le loro scorribande.
La comunità politica locale e regionale deve porre con urgenza al Governo non solo la necessità di individuare una precisa strategia d’intervento sulla siderurgia ternana e sul suo indotto, aprendo una nuova fase anche rispetto alle risorse ed allo strumento del contratto d’area, ma soprattutto quella di definire precise garanzie sul mantenimento delle produzioni e dei posti di lavoro. Maggiori risorse, difesa dell’occupazione, innovazione produttiva, ecosostenibilità: tutti elementi che abbiamo sintetizzato con la richiesta dell’apertura di una vertenza Umbria, e che sono decisivi per il futuro della nostra Regione ed in particolare del comprensorio ternano, dove più gravi sono gli effetti della crisi e dell’assenza di politiche industriali degne di questo nome. Al Governo Monti e al padronato che lo sostiene è ora infatti di dirla tutta.
*Segretario Regionale Prc-FdS Umbria

