La Tk-Ast (Foto U24)

di Andrea Liberati e Giuseppe Rinaldi*

La recente visita ispettiva di ArpaUmbria a Tk-Ast, tesa alla verifica del rispetto dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), si è conclusa accertando l’inadempimento di almeno 15 prescrizioni. Criticità aggiuntive, forse superabili. Restano invece irrisolti e dunque strutturali, nonostante le decine di milioni di euro asseritamente spesi dall’azienda negli ultimi cinque anni, molti nodi.

I significativi volumi di emissioni non captate/diffuse da parte di Tk-Ast, documentalmente provate. Manca ancora uno studio scientifico al riguardo, ma il tasso di nichel nell’aria indica che da anni siamo stabilmente attorno alla soglia di attenzione superiore fissata dalla legge.

La forte concentrazione di nichel e cromo anche nei suoli, specie nella zona di Prisciano, ma, presumibilmente, pure di larga parte della città; nichel e cromo che, come si evince dai carotaggi effettuati da Arpa nel 2009, si ritrovano persino nel lago Aia, a Narni, nella zona di affluenza del Nera.

L’inquinamento delle falde, profonda e superficiale, che scorrono sotto le discariche di Valle e Pentima, di proprietà Tk-Ast e parzialmente utilizzata anche dal Comune di Terni per i rifiuti urbani tra gli anni ’70 e ’90. Tk-Ast vuole estendere tali discariche, sostenendo che il processo di recupero scoria inossidabile non sia fattibile. Ragionamento errato: concorrenti di Tk-Ast operano in questo senso da anni.

E’ evidente come occorra ancora fare moltissimo. E fare subito, giacché la riqualificazione ambientale della ‘conca’ è urgente e indifferibile. D’altra parte l’adozione di nuove pratiche green da parte di Tk-Ast genererebbe rilevanti occasioni di lavoro e commerciali per l’azienda e il suo indotto.

Italia Nostra e Wwf, a seguito di incontri intercorsi in sede ministeriale, ritengono che occorra guardare a Piombino al fine di individuare il modello di riferimento non solo per il tangibile risanamento di Terni, ma anche per incrementare la competitività generale di Tk-Ast.

E’ necessario però uno sforzo di costruzione politica, ispirato, perfino visionario, totalmente diverso rispetto all’attuale atteggiamento del tutto subalterno e rinunciatario: la Regione Umbria muova dunque un deciso passo avanti, coordinandosi con il governo italiano –segnatamente i ministeri dell’economia e dell’ambiente- e con gli enti locali. Un ampio fronte istituzionale è precondizione per favorire anzitutto il recupero del così detto Sito di interesse nazionale ‘Terni-Papigno’, nonché per l’avvio di innovative politiche ambientali da parte di Tk-Ast, a partire dal riciclo scorie e dalla chiusura e bonifica delle discariche, per le quali è indispensabile un deciso intervento statale, poiché esse furono in mano pubblica per decenni e decenni, fino al 1994.

A Piombino, nel giro di un anno, oltre al riconoscimento di ‘area di crisi complessa’, si è preparato un accordo di programma applicativo dell’area di crisi, firmato tra le istituzioni e l’impresa Lucchini. In ballo ci sono fino a 110 milioni di euro.

L’Accordo di programma finanzierà progetti di aggiornamento industriale; gli investimenti produttivi, anche di carattere innovativo; la riqualificazione delle aree interessate; la formazione del capitale umano; la riconversione delle aree industriali dismesse; il recupero ambientale; l’efficienza energetica; la realizzazione di infrastrutture funzionali agli interventi.

Le risorse europee, oltreché statali e regionali, verrebbero incontro non solo alle irrinunciabili esigenze di Terni e dell’Umbria, ma favorirebbero fortemente Tk-Ast, coniugando al meglio salute e lavoro, senza dimenticare la loro utilità per la riconversione di alcuni delicati processi nelle aree ex Polymer e Maratta.

Diversamente, se la politica non agirà subito e in concretezza, il destino di Terni, prossima al collasso ambientale, e il futuro di una delle più importanti industrie siderurgiche italiane, saranno segnati

*di Italia Nostra Terni e Wwf Umbria

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