Damiano Stufara

di Damiano Stufara*

La grande manifestazione di Terni ha dimostrato l’unità del territorio nel difendere una delle più grandi fabbriche ancora attive nel nostro Paese; una fabbrica che costituisce un polo d’eccellenza dell’industria italiana, ma che oscure logiche di mercato mettono di fronte al rischio concreto del dimezzamento produttivo ed occupazionale.

Quella di ieri è stata una grande risposta di democrazia e di dignità, non solo verso chi ha tentato in questi giorni di criminalizzare le ragioni della protesta, ma anche verso la passività del governo nazionale, che oltre ad aver subito senza batter ciglio la decisione dell’antitrust sulla vendita dell’Ast è finora venuto meno all’impegno di salvaguardarne l’integrità.

Appare dunque paradossale l’invito al governo a vigilare sull’esito positivo della trattativa, dove l’unico acquirente in pista, la cordata Aperam-Arvedi-Marcegaglia, ha presentato un’offerta cinque volte inferiore al prezzo fissato da Outokumpu; come non accorgersi che la vera posta in gioco, aldilà della differenza delle cifre, è il ridimensionamento dell’Ast? Il fatto che i volumi produttivi in questa prima metà del 2013 si siano ridotti del 30% e che Outokumpu stia facendo una concorrenza al ribasso sui prezzi dell’acciaio ai danni dell’Ast, sottraendogli quote consistenti di mercato, dovrebbero bastare come campanello di allarme.

Non sono questi gli acquirenti che possono garantire il futuro della siderurgia ternana; non è questa la trattativa a cui affidarsi per difendere gli interessi nazionali.

Alla luce di quanto successo in questi mesi, le alternative a questo scenario si riducono a due; o l’antitrust ritorna suoi suoi passi, consentendo ad Outokumpu di tenersi l’Ast, o lo Stato italiano, come richiesto dai sindacati e dalle forze politiche locali, batte i pugni sui tavoli che contano. E li batte, aggiungiamo noi, avanzando una proposta di acquisizione dell’Ast, candidandosi in questo modo a costituire il famoso quarto player europeo dell’acciaio, come inizialmente richiesto dall’Antitrust.

È ora di riconoscere senza equivocità che non ci si può rivolgere al mercato, peraltro in grave crisi, per risolvere i problemi da esso stesso creati; serve un atto di grande discontinuità rispetto alle politiche economiche promosse in questi anni, su cui chiamare a raccolta le forze vive del lavoro che hanno dato corpo alla manifestazione di Terni e che pongono in ultimo una questione di sovranità sull’industria del nostro Paese. Una questione che, se necessario, va posta al governo direttamente a palazzo Chigi.

*Presidente gruppo Prc-Fds in Regione

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