di Maurizio Troccoli
Probabilmente a convincerlo di valutare questa opzione non saranno state soltanto le antiche mura e le preziosissime opere d’arte del comune umbro che prossimamente sarà alle prese con le elezioni amministrative (in programma per primavera). A stuzzicarlo sarà stato anche un buon piatto di tagliatelle o di prelibatezze della verde umbra servitogli al tavolo dove erano seduti commensali rappresentanti della cultura cittadina. Ebbene dopo le sue dimissioni da sindaco di Salemi, durante il quale mandato ha fatto molto parlare di se e delle sue bizzarre iniziative non soltanto culturali, l’ipotesi di uno Sgarbi sindaco di Amelia – come pubblicato questa mattina, 19 gennaio sul Giornale dell’Umbria – potrebbe avere degli sviluppi concreti.
Insomma dalle aride terre di Sicilia alle verdi colline umbre, da un mandato scomodo e rischioso, come quello che l’ha visto assistito da una scorta (poi sottratta, elemento questo che potrebbe essere stato determinante nella scelta di abbandonare il ruolo di primo cittadino di Salemi), unitamente a qualche piatto ricco e qualche bicchiere di vino nero umbro, ci potrebbero essere degli squisiti e appetitosi ingredienti che potrebbero fare riuscire bene la ricetta. Quella combinata dai colti amerini per dare una svolta a quel territorio affidandone le sorti amministrative al più noto critico d’arte d’Italia.
Ed ecco dunque una nuova parentesi che si apre in questi cambiamenti politici ma anche antropologici che attraversano i tempi d’oggi. E che stimolano interrogativi altrettanto appassionanti come quelli che riguardano l’identità, l’appartenenza, l’aspetto culturale di un popolo, la sua tradizione. Non è la prima di parentesi di questo tipo e, molto probabilmente non sarà l’ultima. Quella dell’opportunismo. Come dire: affidiamo i territori ad un nome altisonante e con buona pace del marketing riusciremo a spuntarla sul fronte del turismo, dell’economia locale e dello sviluppo dei contesti storici e culturali. In barba però alla tradizione che vedeva il sindaco come primo rappresentante di una comunità, punto di riferimento culturale ed identitario, ancorchè volano strategico ed imprenditoriale. Quelle radici che affondano sul passato e sulla cultura dell’appartenenza ora cedono il passo al professionismo tout court.
Non ce ne voglia il buon Sgarbi. Nessuno ce l’ha con lui e probabilmente fa molto bene a mettere a disposizioni le sue doti e le sue capacità, note ed apprezzate trasversalmente, alle comunità che arrancano sulla frontiera di un riscatto turistico ed economico. Questa è una pura e semplice riflessione – assolutamente contestabile – sulla politica come professione. D’altronde cosa c’è di male se Amelia avrà come sindaco una figura dal profilo blasonato che può restituire immagine, lustro e futuro ad un territorio che conserva un importante tesoro culturale che però merita di essere rilanciato?


Io sinceramente non mi trovo in linea con queste osservazioni. Questo ‘senso di appartenenza’ di cui parla che dovrebbe muovere una comunità a scegliere un proprio membro come rappresentante, appartiene ad un periodo ormai lontano, non più nostro. Oggi che il tempo è scandito da ritmi molto più veloci, non è un’operazione molto lunga diventare, come lei dice, “punto di riferimento culturale ed identitario”, e probabilmente troverebbe minori difficoltà a guidare una comunità chi sta fuori e lontano da certe logiche. Premettendo che nutro una profonda ammirazione per Sgarbi, anche se non nego l’esistenza di limiti e difetti in questa personalità eccentrica, talvolta presuntuosa, penso in tutta sincerità che molte comunità lo vorrebbero come sindaco. Essere Primo cittadino dovrebbe essere sinonimo di tante e tante cose, e prima tra tutte fare il bene della comunità. Il fatto di non essere a priori membro della comunità, dunque di non essere nato e/o vissuto in un determinato luogo, è un particolare che reputo ‘insignificante’, soprattutto se si parla di un personaggio come Sgarbi. Non dimentichiamo che in una società globalizzata come la nostra membri della comunità spesso lo si diventa. E poi lei stesso sottolinea il fatto che con una figura come lui Amelia riceverebbe certamente benefici nel campo del turismo, dell’economia e dello sviluppo culturale.
Dunque senza soffermarci troppo sull’ ovvietà del fatto che Sgarbi è un grande intellettuale, con un bagaglio culturale invidiabile, ci tengo a sottolineare che lei parla di opportunismo. Io parlerei di opportunità.
siccome non volete il parere di chi conosce la situzione di Amelia, allora scrivete quello che vi pare a voi