di Lavoratori Sangemini Fruit
Con la presente siamo a ringraziare tutti coloro che ci hanno condotto fino a questo punto e naturalmente, intendiamo farlo pubblicamente. Era il primo marzo 2014 e la situazione, già compromessa da scelte miopi e antieconomiche, è stata ulteriormente peggiorata dalle tante parole, di chi avrebbe dovuto assisterci e fingeva di stare dalla nostra parte, i lavoratori Sangemini.
Tuttavia lo scopo è stato presto evidente, dovevamo firmare, dovevamo farci da parte, perché oramai, noi e i nostri diritti eravamo di ingombro, è stato breve il passo che ci ha portato a diventare dei pesi inopportuni. Per salvarsi la faccia, le istituzioni e i tanto “riottosi” sindacati nazionali, ci hanno messo alle corde, ci hanno atterrato, con un ricatto morale a cui nessuno meriterebbe di essere sottoposto. «Firmate – dicevano o ci rimetteranno tutti», «per colpa vostra licenzieranno tutti e l’azienda fallirà» e allora facendoci coraggio, optando per il sacrificio, abbiamo firmato. Noi, non i sindacati, non le istituzioni, abbiamo salvato un’azienda, rinunciando a stabilità, dignità e diritti e ora ne dobbiamo rendere conto alle nostre famiglie.
Ci hanno abbindolato con vacue promesse, convincendoci che nei successivi 2 anni di cassa integrazione, saremmo stati ripagati per il sacrificio compiuto, ci promisero che si sarebbero impegnati per trovare una soluzione. Dove sono finiti i tanti progetti? Venivamo presi da parte dai tanti che ci tiravano per la giacchetta, con sorrisi e fare complice e ci dicevano «c’è un progetto per voi ma non si può dire, sennò salta tutto». Questa era la favola che ci hanno propinato, ma ora quei 2 anni di tempo si sono trasformati in 10 mesi, il tempo per tutti noi è scaduto, ci alziamo mattina dopo mattina con sempre più incertezze nel futuro.
Ora abbiamo la certezza di essere soli, la maggior parte dei colleghi compaesani, che sono rimasti in azienda, ci vedono tutt’ora come un pericolo e ci hanno emarginato, i sindacati nazionali non si sono più degnati di supportarci, sempre che l’abbiano veramente fatto, le istituzioni latitano. La verità è che ora siamo solo alcuni dei tanti disoccupati, mentre i nostri colleghi, sono ancora in azienda. C’era un prezzo da pagare per far uscire i titoloni trionfanti in prima pagina. «Capolavoro!», scrivevano, ma il prezzo lo abbiamo pagato noi.
In tanti ci avete voltato le spalle, ciò che più ci ha ferito è stato vedere i nostri colleghi osservarci come nemici, complici i sindacati nazionali. Anche il signor Massimo Pessina si era sbilanciato in promesse mai mantenute, ci aveva assicurato che le esternalizzazioni sarebbero state eliminate, creando lavoro per noi, ma così non è stato. Si dice che il nuovo progetto di rilancio, veda la sponsorizzazione della Ternana Calcio, una ulteriore beffa ai nostri danni e ai danni della società, nessuna innovazione in vista, piani industriali risibili e promesse nei nostri confronti divenute carta straccia.
In realtà, ad oggi ci troviamo di fronte ad una promessa delle nostre istituzioni che parlano di un acquirente di qualcosa che è rimasto fuori dal concordato; questo qualcosa dovrebbe portare posti di lavoro per noi. Ma sarà vero? Chissà, se in vista di queste nuove elezioni regionali, le nostre vicende torneranno di interesse per qualche politico dai grandi sorrisi. Chissà, se la politica che chi ci ha portato a questo punto si prenderà le sue responsabilità di fronte agli elettori. Chissà cosa ne sarà di noi e delle nostre famiglie.
Ultima beffa: abbiamo richiesto le ultime buste paga per poter ritirare il nostro tfr dal fondo di garanzia dell’INPS, ma purtroppo ancora bisogna aspettare. Ma i dipendenti non erano creditori privilegiati?
