Uno dei vagoni del minimetrò - foto Fabrizio Troccoli

Torna la rubrica PIATTO UNICO di Chiara Santilli. Uno spazio-blog all’interno di Umbria24 dove, in un unico post, si mescolano vari ingredienti, amalgamati tra loro. Con un linguaggio diretto e chiaro, arricchito da immagini suggestive (sottotitolo “T’immagini”) e accompagnato da suggerimenti musicali (sottotitolo “In sottofondo”). Con l’invito a seguire Chiara sul suo personalissimo e originalissimo blog.

di Chiara Santilli

Non so se lo sapete, ma il noto sito londinese Daily Telegraph ha da pochissimo stilato una classifica delle stazioni delle metropolitane più affascinanti d’Europa.

And the winner is…? No, non è il Pincetto, purtroppo! È – pensate – la nuovissima e futuristica stazione “Toledo” di Napoli (linea 1, quartiere San Giuseppe, casomai doveste passare di lì). Sui gradini più bassi del podio, invece, la fermata moscovita Komsomolskaya e la parigina Arts et Métiers. Insomma, una bella notizia italiana. Una notizia che ho letto con interesse, con lo stesso interesse con cui, da sempre, osservo i tunnel ombrosi e frettolosi delle metro. E penso alle migliaia e migliaia di persone che ad occhi bassi, schivandosi con gli avambracci e di corsa, con le cuffie alle orecchie e i giornali piegati tra fianchi e gomiti, le attraversano ogni giorno. Giovani e vecchi, uomini e donne, bianchi e neri, magri e grassi, profumati e sudati, poveri e ricchi, felici e disperati. La metropolitana è uno dei luoghi in cui la vita è più vera, più tangibile. Storie in movimento da un capo all’altro della città, aggrappate ai poggiamano o riflesse sui finestrini polverosi. Questo senso di vita che scorre mi manca molto nella mia città. Anche se nella mia città c’è il minimetrò.

Ecco, qui volevo arrivare. Alla mia città, Perugia, e all’opera di trasporto pubblico più discussa degli ultimi tempi, il minimetrò. Quanti di voi ci sono saliti almeno una volta?

Ah, come dite? Il biglietto è troppo caro, l’orario è poco flessibile, fa un sacco di rumore, è costato troppo, a che diavolo serviva, qualsiasi problema tecnico genera il caos, eccetera eccetera. Ok, tutto vero! Anzi, verissimo. Ma io non voglio star qui ad aggiungere voci di protesta. Io voglio approfittare di questo spazio per dire che a me quei 25 trenini metallizzati firmati Jean Nouvel piacciono, come mi piacciono le stazioni esterne, dalle linee moderne e dalle pareti trasparenti, come mi piace il tunnel sotterraneo illuminato a ridosso dell’acropoli. Ma una mobilità, per ritenersi veramente alternativa, non deve solo essere bella. Deve essere funzionale, deve incontrare le esigenze di chi si sposta, facilitandole. Deve essere superiore al limite di ogni pigrizia. Deve trasmettere un senso di pratica comodità. E allora, tariffe più basse (ché una famiglia di 4 persone ci pensa un po’ prima di inserire 12 euro – andata e ritorno – nella fessura delle biglietterie automatiche) e orari allungati (ché magari mi viene voglia di andare a cena in centro e tornare a mezzanotte) potrebbero essere una soluzione per incoraggiare ancora più persone a salire a bordo del minimetrò. E dei mezzi pubblici in generale. Lasciando a casa, ogni tanto, non solo le chiavi dell’auto ma anche quella tenacia nel non voler rinunciare alle comodità delle quotidiane abitudini.

Ricordate: il vero trasporto è quello mentale.

Soprattutto se, a causa dello sciopero dei benzinai, non siete riusciti a fare il pieno!!

In sottofondo. Iggy Pop, The Passenger (album “Lust for life”, 1977)

The Passenger – Iggy Pop

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