Torna la rubrica PIATTO UNICO di Chiara Santilli. Uno spazio-blog all’interno di Umbria24 dove, in un unico post, si mescolano vari ingredienti, amalgamati tra loro. Con un linguaggio diretto e chiaro, arricchito da immagini suggestive (sottotitolo “T’immagini”) e accompagnato da suggerimenti musicali (sottotitolo “In sottofondo”). Con l’invito a seguire Chiara sul suo personalissimo e originalissimo blog.
di Chiara Santilli
Dunque, pare che l’ultima geniale invenzione Hi-Tech sia la penna che vibra se scrivi in modo scorretto. Non precipitatevi a telefonarmi per sapere dove si trova, perché non so dirvelo. So solo che questa specie di maestrina con l’inchiostro si chiama “Lernstift” ed è ancora un semplice prototipo, progettato da una coppia di Salisburgo per alleviare il figlioletto dai terribili sforzi nell’imparare a scrivere. La biro magica (certamente più evoluta della Bic che trovate anche dal tabaccaio), sarebbe dotata di sensori capaci di rilevare qualsiasi errore grammaticale e che emettono una specie di vibrazione quando la parola è mal composta.
Dite la verità. Quanti di voi vorrebbero possedere questo gioiellino? Nessuno lo ammette, ma intimamente ognuno sa che le (eventuali) lacune grammaticali – un po’ come l’olio e la verità – prima o poi vengono a galla. È evidente, infatti, che le lezioni di ortografia delle elementari, le ore passate con il gesso in mano a scrivere parole sulla lavagna e le correzioni “a croce” in rosso sui quaderni a righe grandi, qualche falla devono averla lasciata aperta se poi c’è ancora gente che scrive “vado ha mangiare”, “voio”, “scenza”, “stò”, “a gratis” e addirittura “oggi ciò l’anzia”.
Ed è soprattutto nell’era del web 2.0, quella della condivisione di sé con il mondo attraverso i nuovi linguaggi della comunicazione, che proprio i linguaggi tradizionali vacillano: da facebook a twitter, mi capita di leggere certe robe che tu pensi le abbia scritte qualche cittadino del Liechtenstein arrivato in Italia da un paio di giorni e invece poi ti accorgi che è 100% indigeno! Per non parlare degli sms scritti con l’iPhone: il mio converte automaticamente “mi sa” con “sto arrivando”, “vorrei” con “botte” e “ora” con “Iraq”. E allora bisogna fare attenzione, magari recuperando l’abitudine, di tanto in tanto, di dare una veloce sbirciata al vocabolario (…what’s vocabolario??). Perché il rischio è quello di rovinare e imbruttire una lingua ricca, armonica, elegante e sofisticata: perché la nostra lingua questo è. Perciò, ai giovanissimi, consiglio di rubare alla grammatica italiana i suoi piccoli ma indispensabili segreti per non trovarsi poi, da adulti, ad invitare la persona amata con un pericoloso: «ai voia di uscire comè?»
In sottofondo. Lucio Dalla, L’anno che verrà (album “L’anno che verrà”, 1979)
