di Mario Mariano
La barba di Bisoli resiste, ma se dobbiamo dirla tutta il rischio che le guance tornassero lisce è stato grande. Allora come segnale il tecnico del Perugia potrebbe dare una “sfoltitina” e domandarsi come mai a così pochi giorni dall’impresa del Sant’Elia, dove i grifoni hanno vinto contro il Cagliari, la squadra sia incappata in una di quelle prestazioni senza capo né coda, dove da salvare c’è davvero poco e per fortuna che Rosati resta concentrato fino in fondo, raccogliendo – lui sì – gli applausi più convinti dalla curva Nord. Sgombriamo subito il campo da un dubbio che aveva movimentato la vigilia di una partita che la Salernitana ha affrontato senza timori reverenziali, magari traendo vantaggio dall’esperienza di Leonardo Menichini, l’allievo più fedele di Carletto Mazzone: se il Perugia è tornato in affanno nel costruire gioco, nel dare un senso alla manovra, non è per l’assenza di Belmonte,tanto sottolineata da Bisoli.
Assenti «Dovrò smetterla di rimpiangere troppo gli assenti», aveva finalmente ammesso l’allenatore in un impeto di autocritica; ed aveva pure spiegato -bontà sua- il perché era sbagliato. In capo a pochi giorni è ricaduto nell’errore. Però sia chiaro, Belmonte, difensore di rendimento, poco avrebbe potuto cambiare in quel quadro tattico che, come nelle giornate meno esaltanti, prevede che i difensori si scambino il pallone e che poi magari Ardemagni e Aguirre vengano innescati dal rinvio di Rosati. Questo è quanto è accaduto contro la Salernitana con qualche variante sul tema, che vedeva impegnato Prcic a lanciare Guberti, tra i più tonici e dal gioco meno prevedibile. Ecco, Rosati, Prcic, Guberti e pochissimi altri sapevano come muoversi, cosa fare. L’anarchia al potere di Aguirre faceva il resto, e il gol realizzato in semirovesciata dall’ex Udinese è stato il gesto tecnico da salvare.
LE INTERVISTE
FOTOGALLERY: LO SPETTACOLO DELLA NORD
Creare gioco è il problema Detto che l’assenza di Belmonte non ha influito, non si può ipotizzare neppure una fatica non ben smaltita (i successi hanno sempre restituito smalto anche ai muscoli più stanchi). Resta il mistero della figuraccia appena 5 giorni dopo l’impresa del Sant’Elia. Noi un’idea ce l’abbiamo e non è la prima volta che proviamo a raccontarla: finché l’iniziativa spetta all’avversario, il Perugia spesso sa come prendere le contromisure; se invece l’obbligo di creare gioco spetta agli allievi di Bisoli, è notte fonda o quasi. In fondo non è una novità e bisognerà farsene una ragione. Ci sono le specializzazioni in tutti i campi e chiedere a Bisoli di cambiare alla soglia dei 50 anni non sarà facile, anche se va precisato che Leonardo Menichini, vice di Mazzone per molti anni, al Curi è stato davvero coraggioso, sia prima di subire lo svantaggio che dopo. Ha provato a vincere con una squadra che staziona da tempo in fondo alla classifica proprio conoscendo i punti deboli di un suo ex calciatore. Così come faceva il furbo Carletto del Testaccio, ha blandito per tutta la settimana il più giovane rivale, salvo poi sfidarlo sul terreno del gioco.
Rosati: protagonista sia nel primo tempo che nel secondo. Migliore in campo ancora una volta e Bisoli si chiederà per diversi giorni qual è il punto debole di un portiere battuto solo su rigore. Voto: 7
Milos: sfortunato sul fallo di mano, va subito detto, ma non è neppure parente con il jolly di Cagliari e del Curi. Se ingabbiato in un compito solo difensivo perde molto del suo potenziale. Voto: 5,5
Volta: sotto pressione nella ripresa, con la squadra incapace di sottrarsi a un assedio di volenterosi avversari che arrivavano sempre primi sul pallone. Limita i danni. Voto: 6
Mancini: un recupero eccellente nel primo tempo e poi la sorpresa di sapere che ha anticipato la doccia. Voto: 6 (dal 1′ st Alhassan: molle; distratto; approssimativo. Siamo sicuri che sia recuperato? Voto: 5)
Rossi: non è certo lui che può creare gioco sulla fascia, il suo compito è di marcare e di buttare in avanti il pallone (e a volte anche in tribuna). Voto: 6-
Molina: sicuri che doveva rientrare per forza? Ancora non si capisce bene quale sia la zona del campo dove preferisce giocare, certo è che nella ripresa era uno dei maggiori indiziati a tornare in panchina, e invece… Voto: 5
Rizzo: quando c’è da costruire gioco gli si annebbiano le idee, a meno che non pensi di fare qualche incursione scriteriata. Sparisce dalla scena nella ripresa. Voto:5.5
Pricic: ce ne vorrebbero almeno un paio con il suo senso tattico e i suoi piedi. Si piazza davanti la difesa e calamita palloni, ma poi fatica a distribuire il gioco. Comunque sempre nel vivo dell’azione. Voto: 6.5
Guberti: vivace, non dà punti di riferimento agli avversari e non si risparmia, magari qualche volta eccede nel palleggio, ma il gol nasce da una sua azione insistita. Voto: 6+ (dal 18′ st Della Rocca: decisamente più utile del Molina attuale, capace nella ripresa di essere tra i pochissimi a ragionare. Voto: 6)
Aguirre: oltre al gol, apprezzabile stilisticamente, si sobbarca un lavoro incredibile su tutto il fronte d’attacco, ma quando viene sostituito ha ancora energia nei muscoli. Voto: 6.5 (dal 32′ st Zapata: funambolico, tenta il tiro che possa ripagare i tifosi di tanta amarezza. Non è fortunato. Voto: ng)
Ardemagni: non è assistito dalla forma e le sue partite sono tutte uguali: pochi rifornimenti, ma non vince un duello che uno, e non ci si può accontentare di una semirovesciata in 90 e passa minuti. Voto: 5+
Bisoli: troverà spiegazioni razionali anche questa volta. La verità è che gli piace sperimentare sempre, cambiare in corsa ingenerando confusione tra i suoi. L’emergenza lo esalta, l’abbondanza gli crea problemi. Voto: 5.5
Twitter @mimar2000
