Mario Bravi (foto Fabrizi)

di Mario Bravi*

Vorremmo essere ottimisti anche noi, ma i dati nudi e crudi della crisi, ci inchiodano ad una realtà del tutto diversa. Nel 2014 entreremo nel settimo anno dall’inizio della crisi, e la situazione del mondo del lavoro, dei suoi diritti e delle sue prospettive, è in drastico e continuo peggioramento. In Umbria, come hanno confermato le analisi dell’IRES, 125 mila sono le persone in grave sofferenza in relazione alla questione centrale rappresentata dal lavoro. 41 mila sono i disoccupati, 24 mila i cassintegrati, 23 mila i NEET (scoraggiati), 37 mila i lavoratori in condizioni di estrema precarietà. Non basta ! Oltre 170 ormai sono le vertenze aperte. Molti immigrati stanno andando via dall’Umbria, ed è ulteriore segnale di impoverimento. Impoverimento che colpisce sempre di più anche il vasto mondo dei pensionati della nostra regione. Infatti per quanto riguarda la terza età su 260 mila pensionati complessivi, ben 140 mila vivono con pensioni al di sotto di 1000 euro mensili (lorde), ben 21 mila sotto le 500 euro mensili e inoltre di fronte a un importo medio nazionale delle pensioni pari a 1131 euro, in Umbria lo stesso importo corrisponde a 1050 euro; con una differenza profonda tra uomini e donne (1350 è l’importo medio mensile per gli uomini e 950 euro per le donne). Occorre uscire da questa situazione, da questo vero e proprio massacro delle condizioni del lavoro; sapendo che la condizione dell’Umbria è fortemente legata alla situazione del paese e dell’Europa. Il rischio che corriamo, anche con la discussione aperta sul jobact, è quello di continuare sulla strada di proclami altisonanti senza densità di contenuti. Intanto va detto con chiarezza che è sbagliata l’idea di sopprimere in questa crisi devastante la CIG, semmai occorre andare ad una riforma degli ammortizzatori in senso estensivo e universalistico. Di fronte al picco senza precedenti raggiunto dalla disoccupazione anche in Umbria, non servono misure tradizionali, ma come dimostrano anche gli Usa di Obama occorre puntare su investimenti pubblici. Serve un grande piano del lavoro. Di fronte al fallimento del liberismo e anche del blairismo, per contrastare la tendenza che anche nella nostra regione ha portato alla distruzione di 35 mila posti di lavoro dall’inizio della crisi, occorre cambiare profondamente politica economica, solo creando lavoro per rilanciare la crescita è possibile uscirne in maniera nuova. Come ha sottolineato l’economista Guido Rossi nell’editoriale del Sole 24 ore di domenica 29 dicembre: “L’Europa deve abbandonare la politica di diseguaglianza, di pareggio di bilancio impostata sull’austerità. Occorre riprendere la strada dei diritti fondamentali. Su questo va rilanciato un ruolo forte e nuovo dell’Europa”. Questa è la sfida vera del rinnovamento per il 2014 in Europa, in Italia e anche in Umbria.

*Segretario regionale Cgil