di Ilio Liberati*
Quando questa lunga emergenza meteo sarà finita, il generale inverno presenterà il suo conto (anche lui!) ai Comuni. Sì, perché dieci giorni di neve e gelo praticamente per tutta la penisola, di uso di catene e di mezzi meccanici con lame spazzaneve, lasceranno un segno forte sulle strade delle nostre città. Strade, come sappiamo tutti, automobilisti e pedoni, che già soffrono quotidianamente ed in condizioni climatiche normali per un traffico sempre più intenso. Una sofferenza di tipo diverso è quella dei bilanci degli enti locali, ma alla fine la somma di questi due stati patologici dà il risultato che sappiamo.
E, attenzione!, siamo di fronte ad un problema generalizzato di livello nazionale, e nessun ente locale può chiamarsene fuori.
In più di una occasione ho avuto modo di ricordare i numeri fondamentali di questa patologia: le strade del territorio comunale assommano, complessivamente, a 1600 chilometri, di cui oltre 600 di proprietà comunale; asfaltare un chilometro di strada costa 80.000 Euro; per una manutenzione adeguata di tutta la rete occorrerebbero a Perugia mediamente 4.5/5.5 milioni di Euro annui. Ne possiamo spendere, nel prossimo bilancio, meno di 1 milione. Si aggiunga che, visto che i problemi finanziari dei Comuni non nascono ora, ma durano da qualche anno, siamo in arretrato con una ipotetica tabella di lavori.
E’ chiaro che non se ne esce, se ricorriamo al normale meccanismo del bilancio. Allora, se asfaltare le strade è necessario, dobbiamo pensare a qualche altro percorso.
Proposta: stabiliamo meglio, nel senso di una maggiore apertura, fino a dove il rifacimento del manto stradale possa essere considerato un investimento e non una ordinaria manutenzione, in modo da poter fare uso di boc/obbligazioni comunali (che si possono usare solo per gli investimenti), e nello stesso tempo verifichiamo la possibilità di rendere un po’ più flessibile il patto di stabilità (“oggi 11 miliardi di Euro dei Comuni sono nella cassaforte della tesoreria generale, utilizzati per far vedere che riduciamo il debito”), senza ovviamente che questo comporti una gestione allegra dei conti ma spendendo le risorse in modo oculato.
E senza il rischio di incorrere nelle censure (e non solo!!!) della Corte dei Conti c’è bisogno, contestualmente, di una specificazione normativa, anche nel rispetto dei regolamenti comunitari.
Francamente, non credo che rifare completamente il manto stradale di una arteria cittadina non possa essere considerato un investimento: lo è perché aumenta la qualità della vita, lo è perché ne beneficia la sicurezza; lo è perché una strada dissestata rende più brutta una città ed è espressione di degrado urbano.
Allora l’Anci (di cui il sindaco Boccali è presidente regionale e presidente nazionale della commissione mobilità e trasporti) potrebbe farsi promotore di questa esigenza – naturalmente se condivisa e se ritenuta giuridicamente sostenibile – a livello nazionale.
Insomma, il senso della proposta è che per la manutenzione delle strade delle città si ricorra a strumenti straordinari, perché è diventata una priorità.
*Assessore alle Infrastrutture Comune di Perugia


In un’epoca in cui tutto è relativo anche l’attento Liberati cade in tentazione sui boc e tenta di piegare la Carta Costituzionale a suo uso e consumo, come se il comune non sia stato mezzo avvisato proprio di recente sull’argomento.
Inutile dire “stabiliamo meglio” cosa può essere considerato investimento o spesa corrente. La costituzione italiana (art. 119) mi pare abbastanza chiara su questo.
I comuni non possono indebitarsi o usare strumenti finanziari per opere che non generino produttività. E le strade, anche se fanno transitare lavoratori, merci e turisti, non sono un investimento ma un servizio pubblico. Prima di tutto e da qualsiasi angolazione le guardiamo.
Quindi il comune pensi ad investire seriamente e in maniera oculata su qualcosa che generi rendimenti puri e poi con questi finanzi la manutenzione delle strade. E non solo quando cade la neve o si va alle urne. Ma costantemente.