di Valerio Marinelli

La crisi del governo Berlusconi è dietro l’angolo. Il 14 dicembre la Camera voterà la mozione sfiducia ad un esecutivo e a un presidente del Consiglio che hanno portato il Paese sull’orlo del baratro. Difficile fare previsioni, il governo potrebbe anche sopravvivere a questo voto, seppur con un ridottissimo margine numerico che renderà comunque impossibile la continuazione dell’attività del governo. Cosa accadrà? Se l’Italia fosse un Paese normale, la soluzione sarebbe semplice: un nuovo governo di centrodestra guidato da un altro presidente del Consiglio. Purtroppo non vedo ancora un Pdl così maturo, i cortigiani del re non hanno il coraggio per farlo. Un governo di unità nazionale che metta insieme tutto e il suo contrario è da escludere. Come non è praticabile una strada che possa portare ad un governo che non conti sui voti di Lega e PdL (o una parte di esso), ovvero di chi ha vinto le elezioni. Il presidente Napolitano non avallerebbe mai un esecutivo così debole nei numeri,  politicamente e democraticamente.

Elezioni anticipate Le elezioni anticipate, dunque, appaiono una soluzione alquanto probabile. E su questo orizzonte il Partito democratico deve muoversi. Che fare, dunque? Dobbiamo affrontare le urgenze del giorno, senza morire ogni giorno un po’. Ma il Pd, sia internamente che esternamente, va ripensato per compattare l’elettorato di centrosinistra. E per farlo vanno rafforzare le alleanze con i nostri alleati naturali (SeL e IdV) e superare l’errore di Orvieto quando prevalse la tesi della chiusura a soggettività politiche diverse da Ds e Margherita. Le primarie, in questo senso, potrebbero aiutare.

Le primarie Già, le primarie. Primarie di coalizione per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio. Ma non può bastare. L’assurdità dell’attuale legge elettorale ci impone uno sforzo ancora maggiore per restituire dignità alla nostra democrazia castrata dall’impossibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti. La strada da seguire, dunque, non può che essere una: primarie di collegio per scegliere i candidati da presentare alle elezioni a Camera e Senato. Primarie per restituire ai cittadini umbri il diritto al voto, primarie per rinnovare e svecchiare la classe politica regionale e la rappresentanza umbra in Parlamento. Primarie libere e aperte, partecipate e democratiche per aprire il partito alle sue energie migliori e alla società umbra, primarie per sfidare il centrodestra sul terreno della democrazia.

Rispetto dello statuto Ma per avere primarie vere occorre anche un altro elemento: il rispetto del nostro statuto e il passo indietro dei parlamentari che hanno tre mandati sulle spalle. La loro mancata ricandidatura sarà un modo per darà spazi a chi ha più entusiasmo, ha cose da dire e voglia di fare. Lo stop  dopo tre legislature non è una sconvolgente proposta di rinnovamento, ma di naturale ricambio. Serve solo il coraggio di farlo. E un partito e la politica hanno bisogno di coraggio.

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