di Roberto Mauri
Famiglie monoparentali, famiglie di fatto, famiglie ricostituite, famiglie omogenitoriali. Famiglie in cui vivono figli gay e lesbiche. Famiglie che sanno includere e che vogliono essere incluse perché l’unico elemento che caratterizza la famiglia è l’amore che vi si scambia dentro. Di tutto questo si parlerà domenica 28 giugno alle ore 16.30 al Perugia Pride Village.
EVA GRIMALDI PER IL PRIDE VILLAGE
La famiglia tradizionale non esiste Anche uno stupido saprebbe cogliere che la famiglia non è semplicemente l’unione fra un uomo e una donna che fanno dei figli e vivono insieme in regime di più o meno ferrea fedeltà. Quelle descritte dovrebbero essere le condizioni per costituire una famiglia che però è un contratto fra due persone adulte e consenzienti, le quali davanti allo Stato scelgono di legarsi, sostenersi, accordarsi sull’educazione dei figli e così via. Per questo cercare una “famiglia naturale” è come preoccuparsi della pietra filosofale. Perché in natura la famiglia non c’è! Di tutto questo e di molto altro si parlerà domenica 28 giugno alle ore 16.30 presso i Giardini del Frontone. Quel giorno il Perugia Pride Village ospiterà un dibattito in cui senza fronzoli si ragionerà di “Famiglie normali – la famiglia omogenitoriale lontano da miti, pregiudizi, tabù”.
L’INVITO DI FACCI AL PRIDE VILLAGE
Stereotipi e pregiudizi Nel corso della storia, l’umanità ha fatto i conti con pregiudizi di ogni sorta che hanno avuto anche conseguenze molto pesanti, a volte. Abbiamo creduto che la Terra fosse piatta e che fosse al centro dell’universo, ci siamo fidati di chi diceva che la “lobby giudea” si stava impadronendo di tutte le risoprse del popolo ariano, abbiamo creduto – e molti credono ancora – che i rom rapiscano i bambini, che gli stranieri ci rubino il lavoro e che la famiglia tradizionale si costituisca da un uomo, una donna e la loro prole. Ma di quale tradizione parliamo? Fino alla Seconda Guerra Mondiale, la famiglia tradizionale era di tipo patriarcale: il figlio si sposava e portava nella casa dei suoi genitori la moglie con la quale avrebbe messo al mondo i figli che sarebbero stati cresciuti dai genitori, dai nonni, dagli zii e da tutta la comunità non solo parentale che viveva sotto quel tetto. Poi nel primo dopoguerra l’industrializzazione delle città e la fuga dalle campagne ha portato le famiglie neocomposte ad andare lontano da quella di origine in cerca di lavoro ed ecco che nasce la famiglia come comunemente la intendiamo oggi. Ma proprio mentre scriviamo anche la famiglia uomo-donna-figli è superata o almeno è solo una parte dell’intero. Le nostre città sono piene di famiglie monoparentali, di famiglie di fatto nelle quali non si è celebrato alcun matrimonio, di famiglie ricostituite dopo passate esperienze coniugali fallimentari e di famiglie omogenitoriali.
TRAVAGLIO INVITA AL PERUGIA PRIDE VILLAGE
Oltre trecentomila famiglie omogenitoriali in Italia Sulle famiglie omogenitoriali, in particolare, si parla spesso e frequentemente lo si fa a vanvera. Difficile che si citino delle ricerche o degli studi di conclamato valore scientifico e quando succede, di solito, i dati si interpretano un po’ a caso. Per esempio non è vero che le famiglie costituite da genitori omosessuali siano una rara particolarità. Secondo i dati di Famiglie Arcobaleno, che riferisce la Presidente Giuseppina La Delfa, ci sarebbero circa trecentomila nuclei familiari iscritti all’associazione, il che fa pensare che altri siano iscritti ad associazioni simili ed altri ancora non abbiano voluto farsi raccogliere sotto alcun cartello associativo. Sta di fatto che in almeno trecentomila case sono genitori omosessuali a scambiarsi amore reciproco e a riservarne altrettanto ai propri figli con cui crescono, vivono, invecchiano, progettano il futuro, passano le notti in ospedale, frequentano i colloqui con gli insegnanti, il catechismo per la prima comunione e fanno il tifo alle partite di calcio dei propri ragazzi. Famiglie noiose e comuni, forse, proprio come quelle che altri definirebbero “tradizionali”.
Il disagio sociale dei figli di genitori omosessuali I bambini meritano un padre e una madre; l’amore gay è promiscuo, instabile; i figli delle persone gay e lesbiche sono tristi e privi di punti di riferimento; fare un figlio per le persone omosessuali è un capriccio, non un bisogno, non un diritto… Proseguire con la stesura di questo campionario di luoghi comuni sarebbe lungo e inutile se teniamo conto che esistono diverse ricerche universitarie indipendenti che dimostrano altre cose. E’ provato, per esempio, che il disagio sociale che vive il figlio di una coppia omosessuale sia identico a quello che capita ai suoi coetanei viventi in famiglie di tipo eterosessuale. L’unica variante capace di incidere sulla serentià dei figli di gay e lesbiche dipende dall’ambiente sociale: in ambiti particolarmente omofobi il disagio è maggiore, altrimenti è uguale a quello dei figli di etero.
Generatori e genitori Il concetto di creazione di una famiglia è delicato eppure semplice. Pare impossibile far capire ad alcuni che c’è una differenza grandissima fra essere generatore di un bambino ed esserne genitore. Generare una creatura ha a che fare con l’organizzazione biologica della sua nascita, la procreazione passa da lì e attraversa concetti come inseminazione, fertilità, gravidanza e poi parto. Ma il genitore è chi cresce il bambino. E’ chi si sveglia di notte mentre il piccolo grida per delle odiose coliche. E’ l’adulto che sta in ansia dopo aver accompagnato a scuola il ragazzino per la prima volta. E’ l’uomo o la donna chi sa sedersi a giocare, a parlare, a riflettere con lui; chi sa lasciarsi maltrattare, chi pretende di esercitare la disciplina e l’amore, perché è l’amore che fa una famiglia. E la prova che chi dice il contrario è in malafede sta nel concetto ormai accettato e totalmente integrato di adozione. Chi adotta un figlio non lo ha messo al mondo, ma quel figlio è suo, porta il proprio nome e i due che lo crescono sono per lui i genitori. Non c’entra coi geni che qualcuno ha o non ha trasmesso. C’entra con l’amore che in una famiglia si scambia.
Figli gay e famiglia Ma se si parla di famiglie dobbiamo pensare anche a quelle in cui, dall’amore di un uomo e una donna, nasce un figlio gay o una figlia lesbica. Di solito non è facile per un genitorie fare i conti con l’omosessualità dei propri figli. Si documentano ogni anno casi violentissimi di espulsioni del ragazzo gay dalla famiglia di origine. Esistono abbondanti dati che documentano situazioni in cui il minore è sottoposto a una continua e costante violenza psicologica che porta verso l’indebolimento della propria autostima e lo scatenarsi di crisi psicoemotive che possono portare a manifestazioni di ansia, di panico, di autolesionismo. In Italia alcune decine di persone gay, lesbiche e trans sono ogni anno indotte al suicidio dal disagio che un ambiente omofobico e repressivo impone. Poi ci sono famiglie come quella di Ettore Ciano che al Perugia Pride Village racconterà di sé e di sua moglie partendo dal giorno in cui i loro due figli hanno confessato di essere entrambi gay. Dapprima la rabbia e lo smarrimento ma poi l’amore si sono impadroniti di Ettore e di sua moglie che oggi sono attivissimi in Agedo, l’associazione di genitori e amici di omosessuali. E poi il ruolo della scuola, l’arginamento del bullismo omofobico scolastico e del cyberbullismo, l’integrazione dei figli di genitori omosessuali nell’ambiente scolastico, il ruolo della scuola nel superamento degli stereotipi di genere.
Si parlerà molto di famiglia e di famiglie al Perugia Pride Village. Fare il punto della situazione, pretendere di capire, di esprimere i propri dubbi, di farsi chiarire la situazione, di guardare in faccia un fenomeno che non si conosce per incominciare a renderlo comprensibile è il compito di ogni adulto davanti a qualunque dubbio. In una materia così delicata Omphalos Arcigay Arcilesbica e Famiglie Arcobaleno Umbria fanno fronte comune perché le cose siano più semplici. Per tutti.
