Riceviamo e pubblichiamo la denuncia di Vanni Capoccia sulla situazione del parco del Santa Giuliana di Perugia

di Vanni Capoccia

Il Monastero di Santa Giuliana di Perugia è un notevole esempio di architettura cistercense italiana, con la chiesa trecentesca rivestita, come molte chiese cittadine, in pietra bianca e rosa ed un magnifico chiostro attribuito al Gattapone. Ora è la degna sede della Scuola di Lingue estere dell’Esercito Italiano (con l’Università degli Studi, quella per Stranieri, il Conservatorio musicale e l’Accademia di belle Arti una delle cinque istituzioni di studi superiori della città di Perugia) e la cui bellezza è esaltata dal fatto che si trova al centro della città circondato da un parco.

Fotogallery

Un parco dove, come in tutti i parchi, non si dovrebbe parcheggiare. Attaccato al muro del convento c’è pure un cartello con tanto di divieto di sosta e la specificazione che è consentita solo ai militari. Ora, guardate le foto e, a meno che a santa Giuliana non si sia trasferito tutto lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, vi renderete conto che anche questo luogo di Perugia è terra di nessuno abbandonato alla maleducazione del parcheggio abusivo.

Ma poi è giusto chiamarlo abusivo quando il sindaco, il suo autocivico vice, assessore ai vigili e quello ai parchi, comandante dei vigili e tutti i vigili urbani fanno finta di non vedere? Quando tutti i consiglieri comunali fingono di non sapere? Per non parlare delle associazioni cittadine che hanno la loro ragione sociale nella difesa dell’arte e dell’ambiente che spiccano per il loro silenzio?

Vanni Capoccia

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2 replies on “«Il parco del Santa Giuliana trasformato in un mega parcheggio abusivo»”

  1. Si bravi. Rimettiamo la sbarra cosi lo spazio ritorna deserto e tornano anche i spacciatori tunisini…e quelli (sani) che frequentano il santa giuliana non vengono piu’ e se ne vanno a pian di massiano…Questa e’ la tipica posizione dei residenti in centro. Meglio chiuso con qualche spacciatore silenzioso che il casino della gente e delle macchine. Bah…

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