di Maurizio Troccoli
Si sa, nel marketing si esemplifica. L’esemplificazione di queste ore, ad esempio, è che il contadino vuole fare come gli pare, sprezzante delle regole e del rispetto dell’ambiente. Se la protesta dei trattori, indubbiamente, attira tanti simpatizzanti: particolarmente gli arrabbiati, allontana gli informati. Tra i quali molti clienti dei contadini, disposti a pagare qualche soldo in più per l’affidabilità. Che però, ora si chiedono: cosa vogliono questi trattori? E, fattisi largo, tra le troppe voci in coro, hanno concluso che chiedono soldi e libertà di usare pesticidi e chimica per garantirsi le produzioni ed evitare raccolti marci.
Il marketing, che dalla politica ai contadini nessuno ha rifiutato, consente di immaginare che da questa partita, i contadini rischiano di uscirne con qualche spicciolo in più e le ossa rotte sull’immagine. Dentro questa spianata di trattori, ci sono idee e personaggi di tutti i tipi. Molti di questi non sono contadini. Tanti i contoterzisti, poi antagonisti, rabbiosi della rete, complottisti e forconi, non mancano gli anti sistema, gli arringapopolo e quelli dal vaffa facile. Ma non mancano neppure gli agricoltori veri, il più delle volte in conflitto con le proprie rappresentanze sindacali. Soprattutto la Coldiretti che inizia a pagare, proprio come il governo e il ministro Lollobrigida, l’affinità andata in scena in questi mesi.
Tra le contraddizioni – tante – ci sono anche quelle di contadini in protesta contro un governo, le cui componenti, sgomitano a intestarsela. Un tempo, le proteste avevano un nemico chiaro. Oggi nessuno conosce chi combatte contro chi. Può accadere quindi che si finisce accarezzati e soddisfatti sulla carne sintetica (fino al punto di possedere prima il divieto che la carne sintetica), mentre si viene bastonati sulla cancellazione dell’esenzione Irpef. Basterà puntare il dito contro l’Europa provando, anche questa volta, a dirottare la rabbia?
Quanti in questi giorni hanno provato a informarsi, se in un primo momento hanno dato ragione ai contadini, sempre buoni come i pompieri – non soltanto in Italia -, in un secondo momento hanno intuito che pur essendo la categoria più protetta e aiutata (dalle detrazioni su tasse e imposte, ai finanziamenti su imprese e macchinari e fino al gasolio agricolo determinando di fatto una condizione di non concorrenza oltre che protezionismo di prodotti fuori mercato) continuano a pretendere, rischiando di farlo sulle spalle delle persone e dell’ambiente.
Ad esempio se è vero che il comparto agricolo è responsabile per il 10 percento delle emissioni dannose in atmosfera è altrettanto vero che dai trattori non si è sentito dire nulla su come fare la propria parte per ridurle. Eppure le rappresentanze agricole, con la narrazione delle nuove generazioni in campagna, ci hanno bombardato di green economy, prodotti biologici, filiera corta, genuinità delle produzioni, eccellenza del made in Italy, no ogm, sforzandosi di convincere il mondo che fossero i primi ecologisti. Partendo dai giovani, dal contadino sentinella del territorio, contro le devastazioni dei cattivi dell’industria, della distribuzione e del cemento.
E ora? Nell’epoca in cui la siccità minaccia i raccolti, invece di lottare, appunto, contro la siccità favorendo la conversione energetica, si chiede di frenarla. Forse, che i contadini non credono alla scienza e al fatto che la conversione energetica, la riduzione dell’inquinamento in atmosfera sia l’unica risposta intelligente per la salvaguardia del pianeta e quindi dell’agricoltura sana? Sono diventati anch’essi negazionisti?
Esemplificare troppo non è amico della comprensione. Si dovrebbe infatti potere affermare che la sola Italia, come la sola Europa non incidono significativamente sull’ambiente, se India, Cina e America continuano a non adottare politiche di contenimento delle emissioni. Allo stesso tempo però affermare anche che questo non autorizza l’Italia e l’Europa a non fare la propria parte.
L’Umbria è a piene mani in questa partita, in tutti i sensi. Il primo presidio, quello di Orte, alle porte di questa regione, è bastato a mandare in subbuglio il mondo agricolo, con difficoltà di comunicazione, non soltanto tra i contadini e il mondo politico, ma anche tra i contadini e le associazioni di categoria, Coldiretti, Cia e Confagricoltura, oltre che tra contadini e gli stessi contadini. E’ un tutti contro tutti, dove i sindacati di riferimento diventano l’establishment antipatico a una base arrabbiata che rivendica autonomia e preferisce l’ammucchiata di tanti ‘lupi solitari’.
Le associazioni, dal canto loro, si sforzano di ristabilire un ascolto e un rapporto pacifico con i contadini dai costosi trattori. Nei presidi di Orte come in quello di Sant’Egidio a Perugia, tra salsicce e slogan, sono andati in scena momenti non edificanti di contrasto tra chi deve, vuole mettere il cappello sull’iniziativa di Sanremo piuttosto che sul comunicato da scrivere che però non citi certe organizzazioni, non affronti certi temi e non rifletta certi dettagli. I trattori da una parte dialogano con ‘Ultima generazione’, il fronte più reazionario dell’ecologismo radicale, e dall’altra con salviniani, forconi e Casapound, individuando il nemico nella ragionevolezza. L’immagine di questo contadino, fa pensare a una metafora: come era quel racconto del rumore di un albero che cade rispetto a una foresta che cresce?
