di Mario Mariano

Dagli altari alla…delusione, la strada nel calcio viaggia sul filo dei secondi. Rodrigo Taddei, il migliore in campo, per 101 motivi, si è presentato sul dischetto con un 8 in tasca, ma la fatica deve avergli giocato un brutto scherzo, ed il Perugia da una possibile vittoria, si è ritrovato con il terzo pareggio consecutivo. Un pareggio assolutamente non parente dei due precedenti, perché non c’è stata sofferenza e neppure sudditanza nei confronti di un Avellino dalle polveri umide, inesplose. A proposito di punte, quelle del Perugia hanno fatto poco di più. Ed allora, rigore a parte, ecco la spiegazione più scontata per un altro 0-0.

LA CRONACA DEL MATCH

LE INTERVISTE – FOTOGALLERY

FOTOGALLERY: LA CURVA NORD

Provedel: Inoperoso sia sotto la Nord, che sotto gli occhi dei 300 tifosi saliti da Avellino. La sola offensiva degli irpini la portano Castaldo ed Arrighini che sbaglia i tacchetti e plana a terra al momento di concludere. Voto di stima (per l’uscita su Arrighini, in fuorigioco): 6.5

Flores: Non si spezza e non si piega, fa della fisicità la sua arma migliore. Si erge a baluardo, in una difesa improvvisata, non lasciando una occasione che una agli avversari. Voto: 7

Goldaniga: È una soluzione di emergenza quella di utilizzarlo al centro della difesa e si vede ad occhio nudo, graziato al 40′ del pt dal tandem Castaldo-Arrighini e il recupero di Rossi diventa decisivo. Cresce alla distanza, riducendo ai minimi termini il disagio iniziale. Voto: 6

Rossi: Ha mestiere e lo fa valere, l’Avellino è baldanzoso, irruento, convinto di fare risultato, ma lui non arretra di un centimetro. Prestazione di spessore contro attaccanti di valore, senza mai correre rischi. Nella serata della delusione per il ritardo del ritorno ai tre punti, non mancano le note liete, e vengono dalla difesa, che pure era in emergenza. Voto: 6.5

Crescenzi: Partenza lenta, ma poi prende quota e spinge adattandosi sempre più sulla corsia di destra e nel secondo tempo a sinistra. Sembra tornato quello di inizio di campionato, la sua spinta decisiva, anche se poi è logico chiedersi per chi crossare, visto che Falcinelli e Perea non si fanno trovare al posto giusto. Voto: 6.5

Nicco: Camplone gli offre la possibilità di partire dall’inizio ma lui cosa fa per ripagarlo? Corse confuse, falli di confusione. Va bene la lotta, ma quella greco-romana è un altro sport. Dicara lo richiama in panchina per manifesta inferiorità rispetto alla media dei centrocampisti in campo. Voto: 5 (dal 10′ st Fazzi: Entra subito in partita e il suo contributo lo dà eccome. L’Avellino mostra la corda a centrocampo proprio dopo i cambi di Camplone – via Dicara -, ma al momento di raccogliere i tre punti, meritati per una ripresa giocata a ritmi alti, Taddei ha sprecato l’occasione. Voto: 6+

Taddei: Ha sempre la padronanza dell’attimo, abbiamo reso l’idea? È ovunque ed è una balla quando qualcuno sostiene che viaggia a scartamento ridotto. Lo trovi ovunque e proprio questo lo porterà a nostro avviso a non avere la lucidità giusta nel calciare il rigore, che Gomis para guadagnandosi in un attimo la palma di migliore in capo. Quanto al capitano, l’errore resta, ma non può certo annullare la prestazione. Semmai c’è da pensare che il penalty avrebbe dovuto calciare uno più fresco. Voto: 6.5

Verre: Esce alla distanza, un ribaltone. Nella ripresa alza le marce, guadagna metri, verticalizza e prova pure il tiro dalla distanza, che però è sempre sballato. Voto: 6+

Lo Porto: Al debutto in campionato, non rischia quasi mai in attacco limitandosi al passaggio al compagno più vicino. Prestazione in chiaroscuro, andrà rivisto, per ora è sembrato didascalico. Voto: 5.5 (dal 24′ st Parigini: infiamma sempre la platea, perché il suo gioco di gambe manda in tilt qualsiasi difesa, il suo ingresso in campo guarda caso coincide sempre con il momento di maggiore difficoltà per gli avversari. Voto: 6.5

Falcinelli: Macchinoso, involuto. I tifosi lo incoraggiano per tutto il primo tempo, ma poi mugugnano e non hanno tutti i torti. Non riesce mai a far capire come preferisce farsi servire. È frastornato e ciò che più preoccupa è che non tira mai in porta, o meglio, lo fa una sola volta, ma era in fuorigioco. Voto: 5

Perea: Si presenta con un gran bel biglietto da visita, tiro alzato in angolo da Gomis, ma poi è macchinoso nel controllo del pallone, lento e confusionario. Può fare la voce grossa per un “mani” di Chiosa in area. A forza di insistere (e questo è un merito non di poco conto ) guadagna un sacrosanto rigore. E proprio sul finale riscatta una prestazione sottotono. Voto: 6

Camplone: Predica bene durante la settimana chiedendo ai suoi attenzione alle proteste per evitare squalifiche ed esplosioni, poi lui cade come un bambino nelle pieghe di una decisione arbitrale a metà campo e si fa espellere su intervento del quarto uomo che riferisce la vibrante protesta nei confronti dell’assistente. Riscatta l’insufficienza meritata sotto il profilo disciplinare, con decisioni tattiche che cambiano in corsa la partita. Propone giocatori più offensivi, e l’Avellino è costretto a tirare i remi in barca. Voto: 6

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