di Mario Mariano
Il bello ed il brutto di una serata che ha promosso il Pescara ma non ha bocciato la stagione del Perugia. Il bello è stato il lungo, lunghissimo applauso finale dello stadio rivolto alla squadra, allo staff tecnico, alla dirigenza. La gente, pur con l’amarezza addosso, non ha voltato le spalle a nessuno, neppure a chi, arrivato vicino il traguardo, non ha avuto la lucidità di far fruttare l’eccellente lavoro svolto. Il Perugia ha voluto cambiare d’abito proprio nel giorno in cui doveva indossare il vestito che gli è più congeniale. Non gli è stato permesso dall’avversario? E’ un’ipotesi da non scartare a priori, ma mai si era vista una squadra di Camplone aspettare l’avversario, permettergli di assumere il comando delle operazioni. Se queste erano le intenzioni allora anche la formazione schierata all’inizio era discutibile, e non è un caso che l’allenatore si sia subito impegnato a sollecitare Ardemagni e Falcinelli a dare manforte ai compagni di centrocampo.
Il Pescara ha spinto da subito, ha avuto più occasioni da goal, ma per quei misteri assoluti che rendono il calcio materia di difficile gestione, si è trovato in svantaggio, praticamente alla prima conclusione nella porta avversaria. Era il 7′ della ripresa e neppure quel vantaggio, unito al fattore campo, ad uno stadio osannante, ad una panchina ricca di talenti, è stato sfruttato a dovere. Il Pescara ha avuto lo stesso merito del Perugia nella penultima trasferta di campionato: in svantaggio non si è afflosciato, anzi ha verticalizzato ancora di più il gioco, e proprio un ex ripudiato forse troppo frettolosamente, Matteo Politano, è assurto al ruolo di protagonista. Certo, c’è voluta la imprevista collaborazione di Koprivec, ma intanto il talentuoso che aveva realizzato 8 reti nel suo primo campionato da professionista con la maglia del grifo, era stato capace di infilarsi in area, di districarsi tra tre difensori ed infine aveva beffato il portiere. Non contento, si è ripetuto quando il Pescara ha alzato ancora di più il ritmo, senza che Camplone si accorgesse che occorreva porre rimedio. Sempre Politano ha guadagnato il calcio di rigore e lo spettro della sconfitta ha preso corpo.
Timeline: tutto il campionato dei Grifoni in un minuto
Era tutto tristemente vero, il vantaggio dei due risultati utili aveva tradito Camplone ed i suoi ragazzi; cosi come erano diventati realtà i propositi di Oddo, che non ha la spocchia del padre, avendo giocato a livelli molto più alti, e che in quattro e quattr’otto ha trasmesso al Pescara una mentalità vincente. Calcio impietoso, ma senza che ora sia obbligatorio intentare processi a Koprivec, o Camplone. Conveniamo che la stagione è stata positiva a prescindere con aggiustamenti in corsa, e pazienza se adesso le recriminazioni sono diverse. Il Pescara nella partita secca ha avuto i suoi bravi meriti. La legge dello sport prevede che si facciano i complimenti ai vincitori. Il bello dello sport è quello che al Curi gli onori e gli applausi siano stati tributati anche a chi è uscito dal campo con le lacrime agli occhi.
Pagellone interattivo: il miglior Grifone
Koprivec: Dopo mesi e mesi di rendimento alto, è crollato e non si capisce il perché. Aiutato dal palo, si impapera come gli accadde contro il Frosinone e la frittata è fatta. Voto: 5-
Goldaniga: Splendido protagonista , sicuramente il migliore in campo. Eccellente nei tempi di chiusura nella propria area, si ripete negli stacchi aerei davanti a Fiorillo. Un Facchetti del terzo millenio decisivo in ogni zona del campo. Voto: 7.5
Giacomazzi: Finché gli avversari girano al largo, fa bella mostra del suo piede esperto, ma quando il ritmo sale si lascia travolgere. Voto: 6- (dal 32′ st Fabinho: un’azione ispiratissima con una conclusione al bacio ha fatto intuire che era in giornata di luna buona. Voto: 6)
Mantovani: Tiene botta per un tempo, poi sugli assalti del Pescara va in affanno pure lui, pur ammirevole per restare in campo con un turbante alla testa per una ferita in uno scontro aereo. Voto: 6
Fazzi: A sorpresa prende il posto di Faraoni, si ingegna nel primo tempo con qualche ripartenza e qualche scambio in velocità, si spegne alla distanza. Voto: 6-
Rizzo: Non si è mai ripreso bene dopo l’infortunio, è sembrato spaesato e lento, l’averlo utilizzato così a lungo dovrà essere raccontato da Camplone. Voto: 5.5 (dal 34′ st Lanzafame: entra a giochi fatti e tutto diventa maledettamente complicato. Voto: ng)
Fossati: Protagonista nel bene e nel male, nel lancio a Goldaniga che frutta il goal, nel fallo su Politano che decreta la sconfitta. In precedenza non è che abbia brillato, le sirene di mercato sono state ininfluenti? Voto: 6-
Verre: Una giornataccia, costretto a rintuzzare, non trova mai un guizzo dei suoi, mai una conclusione. Forse la prestazione più anonima della stagione. Voto: 5
Crescenzi: Primo tempo di spessore, fa il suo e qualcosa di più, sbagliando pochissimo. Un calo vistoso alla distanza, ridimensiona la prestazione. Voto: 6
Ardemagni: Entra in polemica con l’arbitro che è uno destinato alla serie A e non concede sconti a nessuno. Una conclusione, e tanti ruvidi contrasti. Voto: 5.5 (20′ st Parigini: entra a partita già incanalata in una sola direzione, nell’assalto finale non riesce a distinguersi. Voto: 5.5)
Falcinelli: Per provare ci prova, ma la difesa del Pescara sembra insuperabile. L’impegno è tanto, ma quello da solo non basta, rispetto alla rabbia dell’avversario. Voto: 6
Camplone: Mica il lavoro di un allenatore si giudica da una partita, aveva profetizzato alla vigilia, ribadendo che occorre valutarlo sui tre anni di permanenza. Certo è che nello scontro contro la sua ex squadra presenta una squadra remissiva nello spirtito, ragionieristica. E quanto alle sostituzioni, stavolta arrivano davvero a frittata fatta, o quasi. Voto ai tre anni: 7.5. Voto alla partita dei play off: 6–
