di Mario Mariano
Le prove generali sono andate bene, sugli spalti e in campo. Nulla è mai scontato, vale sempre la pena sorprendersi, stupirsi. Quei 12 mila venivano dati per probabili e si sono materializzati, ed è stato uno spettacolo rivedere la gradinata come ai bei tempi andati. Metti l’acquazzone della sera prima, con chicchi di grandine grandi quanto le noci e addio spettacolo.
Passiamo al campo. Mancava Fabinho, che ultimamente non era nelle migliori condizioni di forma, ma farne a meno resta sempre un punto interrogativo, perché gli avversari si sfiancano comunque anche quando il brasiliano non è al top, e le punizioni che guadagna lui alla fine pesano perché Mazzeo può sempre azzeccare la palombella.
Mettiamoci pure Camplone che con il 4-3-3 una volta lo spolverava anche giocando a briscola, e che invece in queste due stagioni a Perugia ha rafforzato la propria autostima e si è convinto che la panchina è importante e che i cambi aiutano tantissimo. E non è finita qui: il pescarese ha dimostrato che ci si può vestire a seconda delle occasioni.
Uscendo di metafora, ha impiegato Andrea Conti come esterno di centrocampo e il ragazzo di Lecco, un passato nelle giovanili dell’Atalanta, ricavandone una prestazione eccellente e per molti versi sorprendente. Perché, pur ammettendo valide tutte le giustificazioni (cambiamento di ruolo ed infortuni), non è che le sue prestazioni erano apparse importanti, decisive.
Ed ecco invece la metamorfosi: contro il Pontedera è stato lo stantuffo della fascia, l’incursore che ha tagliato la difesa avversaria, che ha ribaltato l’azione. Decisivo in occasione del goal e vicinissimo a mettere in cassaforte il risultato. Il camaleontismo che si è visto in Conti ha pervaso tutta la squadra, che ha vinto in casa giocando di rimessa, permettendo al Pontedera di avere l’iniziativa, ma limitando ai minimi termini le conclusioni verso la porta di Koprivec.
Paolo Indiani aveva ben donde di fare un dispetto al Perugia e non tanto per vendicarsi della sconfitta dell’andata, quanto per lasciare una traccia nella memoria storica del grifo più forte di quella di essere andato vicino per ben due volte ad iniziare il campionato ed invece è stato costretto a tornarsene anzi tempo a Certaldo. Un Pontedera che ha giocato una partita in punta di tacchetti, elegante nel suo fraseggio, nel possesso palla, ma limitato dalla diga di difensori e centrocampisti in ripiegamento, pronti a ribaltare la situazione con due passaggi. Il goal è stato sintomatico: tutti nell’area di Koprivec e cosi quando il pallone è schizzato dalle parti di Conti, si è subito capito che quella azione era devastante per la potenza nella corsa del ragazzo lecchese, per la capacità di Mazzeo di intuire l’opportunità e farsi trovare pronto alla conclusione che ha riportato il Perugia in cima alla classifica, ora sì in rampa di lancio verso il traguardo.
La sosta non spezzerà questo incantesimo, ma ora più che mai la gestione dei particolari sarà importante. Camplone ha superato più di un esame, in una piazza che ha conosciuto da calciatore, e che sa quanto sia esigente ma anche competente, la tesi di laurea è pronta e si parte da una buona base. Scandire l’attesa nella maniera meno apprensiva possibile sarà una possibile soluzione del miglior risultato finale.
Koprivec: il turno di sosta per squalifica lo ha aiutato molto nella concentrazione. Sbriga la routine con sicurezza ed è attento sul finale sul velenoso tiro dalla distanza di Caponi. Voto:6.5
Comotto: copre le spalle di Conti, che si sente autorizzato ad innestare sempre le marce alte per andare nelle praterie avversarie. Morde ogni volta che dalle sue parti si affaccia qualcuno e limita perfino le maniere forti.Voto:6.5
Sini: in difficoltà solo all’inizio, un errore che poteva dare un altro volto alla partita. C’è chi rileva addirittura un fallo punibile con il rigore su Arrighini. Quell’errore però non lo condiziona e questo è già abbastanza.Voto:6
Scognamiglio: tutto il bene e tutto il male della partita nel giro di pochi secondi. Decisivo contro il Viareggio, stavolta torna in terra sbagliando qualche conclusione neppure difficile, e commettendo troppi falli anche quando non ce ne sarebbe stato bisgono. Voto:6-
Conti: il migliore, l’apripista della partita, due assist da incorniciare, una conclusione che lo porta vicinissimo al goal. Il tutto condito da una condizione eccellente. Voto:7.5 (dal 22 st Sprocati: vicinissimo al goal che avrebbe evitato sofferenze finali, elegante e felino nello scatto.Voto: 6
Moscati: partita di contenimento, di inseguimento ai giocolieri del Pontedera, abili nel palleggio e nel fraseggio. Insomma porta fieno in cascina e si adatta anche lui a non essere necessariamente protagonista.Voto:6
Filipe: lo discutono e lo vivisezionano perché il ruolo è importantissimo e il numero dei palloni giocati sempre alto. Ma non si sottrae alla lotta a centrocampo, su ogni pallone, e seppure il passaggio non sia sempre illuminante, è preciso, geometrico. Voto:6.5
Nicco: sulla scia di Moscati, tanta corsa, al punto che come spesso accade, la lucidità ne risente. Vicino al goal, grazie a Conti, ma …vicino non conta. Voto:6 (dal 47 st Sanseverino. Voto: sv)
Franco: alla seconda partita non si poteva chiedere la luna e lui ne è cosi consapevole, che si avventura solo quando non ne può fare a meno. L’esperienza c’è e si vede. Voto:6 (dal 42 st Vitofrancesco.Voto: sv)
Eusepi: crea gli spazi per Mazzeo, ma soprattutto fa da respingente per i difensori che vogliono anticiparlo. Divora un goal e si batte con l’ardore di sempre. Voto:6
Mazzeo: se la squadra sa cosa fare, come assestarsi, lui è favorito, perché conosce i tempi di inserimento sul fronte offensivo. Mezzo voto in meno per aver fallito la doppietta a portata di piede. Voto:7
Camplone: fa la faccia scura per far capire alla squadra che si può dare sempre di più (Conte docet). La flessibilità nelle idee tattiche lo agevola, finalmente. Trova perfino il coraggio di togliere il migliore in campo, preferendo l’esperienza di Franco alla baldanza di Conti. Voto: 7+
