Riceviamo e pubblichiamo una lettera al direttore a firma dei genitori in lista d’attesa e del comitato genitori della scuola dell’infanzia di Bosco, a Perugia. I genitori denunciano di trovarsi «tra color che son sospesi» non sapendo cosa attendersi per l’inizio del prossimo anno scolastico. Il tentativo e l’auspicio, da parte loro, è che le istituzioni si sentano stimolate a dare una risposta.
Egregio Direttore,
in un momento in cui le problematiche riguardanti la scuola incontrano l’attenzione dei media e, attraverso essi, aiutano la popolazione a sviluppare un’opinione, vogliamo illustrare la situazione riguardante la Scuola dell’Infanzia di Bosco. La domanda che ci stiamo ponendo in qualità di genitori “in lista d’attesa”, tra lo scadere di un anno scolastico e la preparazione del successivo, è come mai su un territorio gestito da amministrazioni amiche della “scuola pubblica” ci si trovi costretti ad orientarsi verso la “scuola privata”. Premettiamo che il nostro non vuole essere un giudizio di valore sull’una o sull’altra tipologia, né il tentativo di minimizzare problemi oggettivi con i quali il mondo scolastico è costretto a misurarsi, in primis quelli delle risorse; gradiremmo solo essere messi nella condizione di capire e di scegliere sulla base di regole certe.
Il territorio di Perugia Nord ed in particolare quello di pertinenza del X Circolo Didattico, è popoloso ed anche disagiato. L’istituto di Bosco, che ospita la Scuola dell’Infanzia fin dallo scorso anno è oggetto di lavori di ristrutturazione che hanno comportato lo spostamento dei bambini nella struttura di Ramazzano (non interessa in questa sede, ma conviene ricordare il dibattito portato avanti in passato con l’obiettivo “un polo scolastico per ogni Paese” e che prevedeva Medie a Piccione, Elementari a Colombella e Materna a Bosco, rimasto “appeso” visto che ci sono paesi che continuano a conservare tutto e paesi che rischiano di avere molto meno). Nei termini richiesti dalle normative, come residenti del bacino di pertinenza della scuola, abbiamo presentato al X Circolo richiesta d’iscrizione dei nostri figli (alcuni dei quali hanno fratelli e sorelle frequentanti) al primo anno della Scuola dell’Infanzia di Bosco alla quale, con il supporto dei numeri, si è aggiunta la richiesta di apertura di un’ulteriore sezione.
Il documento è stato trasmesso all’Ufficio Scolastico Regionale ed all’Amministrazione comunale. Essendo settembre “dietro l’angolo”, ci siamo rivolti alla scuola e agli amministratori per sapere se le domande avessero trovato accoglimento. L’amministrazione comunale pur confermando l’idoneità della struttura e la sussistenza degli spazi, con nostra sorpresa, ci ha fatto presente che“non esistevamo” come lista d’attesa, ovvero sembrava che il Comune non fosse a conoscenza che un gruppo nutrito di residenti avesse necessità di fruire di un servizio pubblico. Da parte sua, la Direzione Didattica ha confermato la trasmissione delle richieste ai soggetti competenti e, soprattutto, dei numeri esatti. Dal conseguente rimpallo di argomentazioni, ci è stato chiesto di pazientare, in attesa di verifiche con l’Ufficio Scolastico Regionale, l’unico deputato a predisporre gli incarichi per il corpo docente. L’abbiamo fatto, desiderosi di sapere se potremo o no fruire di un servizio che precisiamo, non è obbligatorio, perché la scuola materna non è quella dell’obbligo, ma che è pur sempre un’opportunità in un Comune che rivendica il welfare come un’eccellenza. Queste risposte, ancora, non sono arrivate.
Ciò che sappiamo, nonostante i vani tentativi di avere appuntamenti con i funzionari, è che per l’Ufficio Scolastico Regionale un’identità l’avremmo, in quanto i numeri giusti sarebbero arrivati, ma è del tutto oscuro se il nostro gruppo di piccoli utenti del bacino di Bosco sia stato preso in considerazione per l’apertura di una ulteriore sezione scolastica. Il timore, non da poco, è che le “solite” argomentazioni del tipo “state tranquilli”, ci facciano perdere tempo prezioso per trovare alternative o accedere ad altre scuole disposte ad accogliere i nostri figli (alcuni dei quali, ripetiamo, avrebbero fratelli e sorelle in quella di Bosco). Non si può stare tranquilli se non si ha uno straccio di certezza soprattutto se non si è certi che le comunicazioni tra uffici abbiamo davvero funzionato e le scelte siano state effettuate nella chiarezza. Sono troppi i bambini ai quali non viene garantito il diritto alla scuola, pur materna che sia, e non viene garantito un posto, anche se, ci permettiamo di rilevare, è offensivo definire la questione solo una questione di posti. Si parla di crescita, d’educazione, di momenti di aggregazione dei quali anche i più piccoli Cittadini hanno diritto. Certe volte si pensa che i paesi garantiscano servizi a misura d’uomo (e di bambino)….Bosco è la prova del contrario e siamo tanti, troppi genitori, ancora “in attesa”.

