di Mario Mariano
Il Perugia rinforza il primato e, in più, conferma la leadership in testa alla classifica marcatori. Un’altra giornata trionfale, con l’autorevolezza di sempre, la voglia di ottenere il risultato pieno anche quando, magari, il legno frena una conclusione di Taddei o quando lo stesso Taddei si lascia ipnotizzare da Anania, sbagiando il calcio di rigore. Ecco, a quel punto, qualsiasi squadra avrebbe pensato: prendiamo un punto perché andando all’attacco si potrebbe anche correre il rischio della beffa. Nossignore, il Perugia ha continuato ad attaccare sulle fasce, con la convinzione che occorreva provarci fino all’ultimo. Esatto contrario il ragionamento del Catania: sperava di averla fatta franca dopo il rigore sbagliato da Taddei, ed è rimasto nella propria metà campo, a cercare di tirar fuori almeno un punticino. E, invece, Maurizio Pellegrino, 48 anni, un passato non certo carico di gloria, quasi sicuramente non sarà più l’allenatore degli etnei. Squadra troppo rinunciataria, con un Rosina una spanna sopra tutti gli altri, con giocatori di medio-alto rendimento, mal amalgamati ma, soprattutto, senza quel quid di temperamento e di carattere che fa di undici calciatori una squadra. Partita in fotocopia con quella del debutto con il Bologna, con la conferma che la squadra ha una sua identità, una condizione fisica eccellente per essere all’inizio del campionato e con dei jolly preziosi, capaci di risolvere le partite in qualsiasi momento.
Provedel: Un solo intervento degno di nota: uscita di testa con eleganza e tempismo. Per il resto ordinaria amministrazione con un particolare: i suoi rinvii di piede sono sempre efficaci. Voto: 6,5
Goldaniga: Si conferma la scuola Juve: non è un caso che il lungo difensore sappia unire qualità di palleggio ed efficacia nei contrasti, con una sorprendente capacità di recupero. Voto: 6,6
Gioacomazzi: E’ il padrone della difesa, non fatica più di tanto perché ha il senso della posizione che gli fa risparmiare energie per spingersi in attacco sui calci piazzati. 37 primavere e non sentirle Voto: 7+
Comotto: Fa tutto alla solita maniera, con tempismo e temperamento. Fa anche più del dovuto in fase offensiva, rubando palla e andando a guadagnare punizioni. Ma sul finale macchia la prestazione con un paio di gialli che obbligano l’arbitro all’espulsione. Esce comunque meritatamente tra gli applausi dell’intero stadio. Voto: 6,5
Crescenzi: Viene sempre da pensare, quando ha la palla tra i piedi, dove trovi tutta quella forza ed energia. E’ davvero una spina nel fianco delle difese avversarie. I suoi cross andrebbero sfruttati meglio. E’ costante nella corsa e tenace nei recuperi. Voto: 7
Verre: Un’altra prestazione da incorniciare. Oramai si è inserito negli schemi offensivi e ha capito che deve provare la conclusione dalla media distanza. Ha la dinamite nei piedi, impegna severamente Frison nel primo tempo, ed in più corre per due. Anche per lui standing ovation. Voto: 7 (dal 40′ st Nicco: ng)
Taddei: Chi lo vorrebbe dove gioca attualmente e cioè davanti alla difesa e chi 10 metri più avanti. Certo è che mette insieme un’altra prestazione di riguardo, salvo che al palo centrato con la collaborazione di Anania, fa da contrappeso negativo il rigore tirato dopo tanti tentennamenti tra le braccia del portiere. Prestazione macchiata e un punto in meno. Voto: 6,5
Fazzi: Gravita nell’area del migliore del Catania, Rosina. Si adatta a un ruolo che non è prettamente il suo, pochi svolazzi ma anche pochi errori. L’agonismo c’è e per ora può bastare. Voto 6+ (dal 31′ st Fossati: Contribuisce alla azione del vantaggio e poi ad abbassare i ritmi per portare a casa altri 3 punti. Voto: 6+)
Del Prete: Lui e Crescenzi sono davvero gli stantuffi efficaci del gioco offensivo. E’ suo il cross del successo, suoi sono dribbling e numeri che la platea entusiasta del Curi merita ampiamente. Voto: 7
Rabusic: Potremmo ripeterci, ma è così: sgomita, sferraglia, si muove tanto ma non ha propriamente la dinamite nel piede e nel gioco aereo deve ancora aggiustare la mira. Voto: 6 (dal 22′ Parigini: Stavolta non è l’uomo partita, anche se fa guadagnare metri alla squadra e fallisce il gol della sicurezza. Voto: 6)
Falcinelli: E’ il capocannoniere del campionato e tanto basta, impegna Frison con un paio di spingarde che mettono a dura prova le articolazioni del portiere, sostituito durante l’intervallo. Poi, come ciliegina finale, la girata che indirizza il pallone sul palo interno finendo in rete. Tre partite, tre gol, roba da spellarsi le mani. Voto: 7,5
Camplone: Non si scompone mai, perché vede la squadra svolgere diligentemente gli schemi studiati, trasmette sicurezza ai giocatori, dando a ciascuno il tempo per esprimersi, e siccome l’annata può essere di quelle giuste, i cambi diventano tutti importanti, per rafforzare il momento sì ed alzare l’asticella dell’entusiasmo. Aveva ragione Mario Scarpa, l’ex bomber della prima promozione in A del Grifo, in tribuna: «Avevo visto giusto: nonostante siano passati decenni, ho ritrovato il clima di una volta, quel valore aggiunto che diventa indispensabile per una squadra che vuole salire in alto». Voto: 7,5
