di Renato Bartolini*
Il dibattito che, all’interno del mio partito, il Partito Democratico, si sta sviluppando in vista delle elezioni regionali del 2015, mi impone una riflessione che di elettoralistico, forse, ha poco. E non vuole nemmeno averne.
Perché quello che registro, con sincero scoramento, è il tentativo di ridurre il tutto al nulla. Respingendo un possibile confronto virtuoso e finalizzato ad ascoltare davvero ‘la gente’, quella che è la ‘nostra’ gente, quella che crede in noi ed alla quale, prima di qualsiasi altra cosa, dobbiamo rispetto. E riconoscenza.
Quello a cui assisto, ed al quale non posso e non voglio rimanere indifferente, è un fenomeno per il quale, invece di scendere in strada e cercare il confronto con quelle donne e quegli uomini che ci chiedono di essere adeguatamente rappresentati, la nostra classe politica dialoga – e troppo spesso si combatte – solo in virtù della fame di potere.
La mia convinzione è che sia sbagliato, e controproducente, delegittimare chi chiede un confronto sereno, ma approfondito, dentro e fuori al nostro partito, soprattutto dopo le recenti e dolorose sconfitte che abbiamo subito nelle recenti elezioni amministrative ed in vista di quelle regionali del prossimo anno.
Per questo motivo ritengo utile, direi indispensabile, metterci tutti a disposizione per una discussione, franca e severa, per recepire – con l’umiltà e la capacità di ascolto che sono indispensabili – le istanze che provengono da coloro che, prima ancora che potenziali elettori, sono cittadini portatori di quelle richieste alle quali la politica ha il dovere di dare delle risposte.
Una disponibilità al dialogo che, a mio modo di vedere, potrebbe anche includere un passaggio dirimente, come quello rappresentato dalle ‘primarie’ che, per avere una valore ancora maggiore, potrebbero – forse dovrebbero – non limitarsi a scegliere il candidato presidente alla Regione, ma gli stessi candidati al consiglio. Che potrebbero – dovrebbero – presentare il proprio progetto e, soprattutto, i propri ideali.
Il nostro partito, quel Partito Democratico nel cui progetto io continuo a credere fermamente, offrirebbe così la sua vera immagine: quella di un partito che non fa calare le scelte dall’alto, che non impone candidati selezionati nelle ‘segrete stanze’ e che è davvero – come sono certo che vuole essere – la casa dei cittadini per bene e che vogliono il bene del Paese.
Io credo che, soprattutto chi ha ricoperto e ricopre incarichi di governo, non possa – e soprattutto non voglia – privarsi della grande opportunità rappresentata da quella legittimazione popolare che le ‘primarie’ possono e devono rappresentare.
Soprattutto perché, in una realtà regionale come quella umbra, caratterizzata da un numero particolarmente elevato di drammi economici e sociali legati alle vertenze aziendali – penso a quella di Ast o quella della Merloni, ma non dimentico la Sgl Carbon, la Sangemini o le tante altre realtà oggi in difficoltà – la politica deve garantire quei percorsi di trasparenza che, soli, possono tenere unita la comunità sociale e avvicinarla alla buona politica.
*Consigliere comunale del Pd a Terni
