Il segretario provinciale del Prc Enrico Flamini

di Enrico Flamini e Angelo Morbidoni*

Rifondazione comunista ritiene che le proposte avanzate dal nostro gruppo regionale rispetto alle misure da mettere in atto contro la crisi economica nell’ambito della discussione delle riforme endoregionali rappresentino un contributo importante per tentare di determinare una più equa redistribuzione in ambito regionale del carico fiscale ed una riduzione dei costi impropri della politica.

Nello specifico pensiamo che l’aumento dell’addizionale regionale sull’Irpef per l’ultimo scaglione di reddito sopra i 75 mila euro non sia sul piano politico un intervento di ulteriore tassazione, bensì un provvedimento che in un’ottica di solidarietà generale porterebbe nelle casse regionali risorse importanti per lo stato sociale, così come riteniamo che la proposta di vietare il cumulo fra i vitalizi maturati dai consiglieri regionali in altre assemblee elettive sia un provvedimento concreto contro i costi impropri della politica.

È bene ricordare però che le proposte che avanziamo sono legate anche e soprattutto alla nostra valutazione negativa rispetto alla manovra del governo Monti e alle sue pesanti ricadute sull’Umbria. Siamo infatti di fronte ad un governo di tecnici e banchieri che scarica il costo della crisi sui lavoratori dipendenti, sui pensionati, sui ceti a più basso reddito.

Esattamente come hanno sostenuto le forze sindacali durante lo sciopero generale del 12 dicembre, la nostra regione rischia di pagare ancora di più gli effetti di questa manovra. Una regione dove le pensioni e i salari sono più bassi della media nazionale e le tante crisi aziendali aperte contano 20mila lavoratori in cassa integrazione.
Proprio su lavoratori, pensionati e ceti medi ricadono i tagli ai servizi con nuove privatizzazioni, il blocco della rivalutazione delle pensioni, la tassazione sulla prima casa, l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti. Nello stesso tempo la manovra di Monti, in perfetta continuità con le ultime tre di Berlusconi, non prevede misure tese a far pagare chi non ha mai pagato e chi ha di più: nessuna politica contro l’evasione fiscale, nessuna patrimoniale.

Ecco, al di là del quadro politico nazionale, abbiamo pensato e continuiamo a pensare che l’Umbria possa rappresentare un importante laboratorio politico in termini di risposte concrete all’attuale fase di crisi economica e sociale. Questo è il contributo che abbiamo inteso e intendiamo portare in un’ottica riformatrice di giustizia ed equità sociale.

*Segretario Provinciale Prc-FdS Perugia e Segretario Provinciale Prc-FdS Terni

One reply on “Aumentare Irpef ai più ricchi per il sociale non significa più tasse”

  1. Non c’è più limite al ridicolo !!!
    Voglio significare agli esimi Flamini e Morbidoni che , prima di mettere ancora le mani nelle mie tasche (faccio parte dei “ricchi” che DENUNCIANO oltre 75.000 €), devono stanare tutti gli evasori (e ce n’è un’infinità anche a Perugia) che, con redditi DICHIARATI da fame conducono un tenore di vita che io non posso neppure lontanamente immaginare.
    SOLTANTO DOPO AVER FATTO GIUSTIZIA SI PUÒ PENSARE DI CHIEDERE DELL’ALTRO A CHI HA GIÀ ABBONDANTEMENTE DATO. E PER COSA POI? PER MANTENERE LE LAUTE PREBENDE DI LORSIGNORI?
    Ma fatemi il piacere di mostrare ogni tanto un po’ di acume!

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