L’inflazione torna a correre e a settembre raggiunge il 4,2% su base annua, il livello più alto degli ultimi tre anni. È la fotografia contenuta nelle stime preliminari dell’Istat, rilanciate oggi anche dal Sole 24 Ore, che evidenzia come il nuovo aumento sia legato soprattutto alla componente energetica. Rispetto ad agosto, quando l’inflazione era al 3,3%, l’indice nazionale dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,7% in un solo mese.
Il dato segna un cambio di ritmo evidente. Gli energetici regolamentati passano da un aumento annuo del 18,6% al 25,9%, mentre quelli non regolamentati accelerano dal 17 al 22,2%. All’interno di quest’ultima voce, il gasolio per autotrazione aumenta del 34,9% su base annua e del 6% rispetto ad agosto; la benzina cresce del 21,8% nell’arco di dodici mesi e del 4,8% in un solo mese. Anche il gas del mercato tutelato registra un’accelerazione molto forte, con prezzi in aumento del 47,2% rispetto a settembre 2025.
È quindi soprattutto l’energia a spiegare il salto dell’inflazione. E il dato assume un peso particolare perché arriva dopo mesi nei quali la dinamica dei prezzi sembrava essersi progressivamente raffreddata. L’inflazione media acquisita per il 2026 sale così al 3,1%, mentre quella di fondo, depurata da energetici e alimentari freschi, rimane molto più bassa, all’1,7%.
Anche il carrello della spesa torna comunque a crescere: i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,7% rispetto a un anno fa, contro lo 0,9% di agosto. A spingere sono soprattutto gli alimentari non lavorati, passati dal +3,8 al +5,5%. Per ortaggi, tuberi e legumi l’aumento arriva all’8,4%, mentre frutta e frutta a guscio passano da una diminuzione dell’1,7% a un aumento dello 0,6%.
Per l’Umbria il nuovo dato nazionale va letto alla luce di una situazione regionale che Umbria24 aveva già fotografato nelle scorse settimane: a luglio l’inflazione era al 2,9%, esattamente in linea con quella italiana, mentre a Perugia si fermava al 2,6%. L’Umbria si collocava così nella parte alta del confronto tra le regioni, pur senza discostarsi dalla media nazionale.
Il dato di settembre, essendo ancora preliminare e riferito al livello nazionale, non consente invece di aggiornare direttamente quel confronto regionale. La prossima fotografia territoriale arriverà con la diffusione dei dati definitivi e delle statistiche locali. Il quadro nazionale mostra inoltre che la fiammata non si è ancora trasferita completamente alla componente di fondo. Al netto degli energetici e degli alimentari freschi l’inflazione è all’1,7%, mentre al netto dei soli beni energetici è al 2%. È una differenza importante perché indica che, almeno nelle stime di settembre, la nuova accelerazione dei prezzi è ancora concentrata soprattutto sulle componenti direttamente colpite dallo shock energetico.
Un altro segnale arriva dai prezzi alla produzione dell’industria: ad agosto sono aumentati del 10,9% su base annua, dopo il +7,7% di luglio. Anche in questo caso, secondo l’Istat, l’accelerazione è dovuta principalmente al comparto energetico sul mercato interno. Il dato di settembre restituisce quindi un’inflazione tornata su livelli che non si vedevano dal 2023, ma ancora fortemente condizionata dall’energia.
