«Rimbalzo al negativo della congiuntura relativa ai tre mesi estivi, che interrompe il buon andamento degli indicatori registrato tra l’aprile e il giugno scorso». Segnali di incertezza e di cautela nel futuro continuano a caratterizzare il contesto economico generale ancora troppo fragile, «anche se – ci tiene a precisare il presidente di Unioncamere Umbria Giorgio Mencaroni – dati incoraggianti emergono dal confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, con variazioni positive in tutti i settori». È quanto viene fuori dall’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre 2016 realizzata da Unioncamere su un campione di 280 imprese del settore manifatturiero e 136 del settore commercio.

IMPRESE: CHI SALE E CHI SCENDE

Manifatturiero La produzione segna un -2,4% rispetto al II trimestre 2016 (valori positivi per le sole industrie alimentari +0,6%). Meglio invece il confronto con il III trimestre 2015 con un +0,3%, attenuato dal rallentamento delle industrie elettriche ed elettroniche (-5%), industrie tessili (-0,6%) e altre industrie (-3,6%). A livello di classi dimensionali delle imprese si assiste ad una flessione complessiva sia nel confronto con il trimestre precedente che con lo stesso trimestre 2015. Solo le industrie con oltre i 50 addetti, nel confronto tendenziale, lanciano un segnale rassicurante con un +1,5%. Il fatturato, così come visto per la produzione, è positivo nel confronto con il III trimestre 2015 (+1%) mentre torna negativo (-0,4%) confrontato con il trimestre aprile/giugno 2016. Rispetto al trimestre precedente bene solo le industrie alimentari (+3%) e le industrie dei metalli (+2%). A confronto con il III trimestre 2015 soffrono le stesse imprese che hanno accusato un calo della produzione e quindi le industrie elettriche (-4,3%) e le altre industrie (-1,7%) . Il fatturato interno segna un -0,1% sul II trimestre 2016 e un +1,2% sul III trimestre 2015, mentre il fatturato estero si ridimensiona rispetto al trimestre precedente -2,4% e marca una leggera crescita (+0,2%) nel confronto con il III trimestre 2015. Gli ordini in totale perdono l’1,7% rispetto al II trimestre 2016 e segnano +1,3% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Le Altre industrie e le Industrie elettriche sono le uniche a registrare dati negativi nel confronto con l’anno precedente, mentre a livello congiunturale incrementano gli ordinativi esclusi mante le Industrie alimentari e le Industrie meccaniche. Gli ordinativi interni seguono lo stesso andamento, -2% sul trimestre precedente e +1,1% sul III trimestre 2015, mentre gli ordinativi esteri segnano valori positivi sia a livello congiunturale che tendenziale (0,3% e 1,8%).

Meno posti di lavoro Passo indietro dell’occupazione (-0,6% nel confronto con il II trimestre 2016 e -0,4% in quello con il III trimestre 2016). A livello congiunturale positivi solo i valori delle Industrie alimentari e delle Altre industrie, mentre perdono tutte le classi dimensionali: -0,7 le imprese con 0-9 addetti, -0,1% di quelle tra i 10 e i 49 addetti, -0,9 di quelle oltre i 50 addetti (le piccolissime segnano un -0,7%). A livello tendenziale il calo complessivo dell’Occupazione è affievolito dagli aumenti delle Industrie del legno (+3,6%), delle Industrie chimiche (+5%), delle Industrie meccaniche (1,4%) e delle Altre industrie (+0,4%). Valore positivo anche per le micro imprese che nel confronto con il terzo trimestre 2015 segnano un +0,3%.

Commercio Pressoché invariate le vendite (-0,01%) rispetto al trimestre scorso. Negativi i valori del Commercio a dettaglio di prodotti alimentari e dei prodotti non alimentari, anche se con valori ben diversi (-5,6% il primo e -0,5% il secondo). A livello dimensionale invece perdono solo le micro imprese (-0,9%), mentre quelle da 10 a 49 addetti segnano una variazione di +4,7% e quelle grandi (oltre i 50) del +5,2%. Anche a livello tendenziale, quindi rispetto al III trimestre del 2015, calano le vendite (-0,7%), stesso andamento per tutti i settori di attività: commercio al dettaglio di prodotti alimentari (-1,6%), quello dei prodotti non alimentari (-0,5%) e gli ipermercati ( -1,3%). Meglio invece le classi dimensionali da 10 a 49 addetti (+3,1%) e quelle con 50 e più (+ 0,5%). In aumento il prezzo delle vendite che rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente segnano un +1,4% (ben superiore al +0,3% segnalato nello scorso secondo trimestre). Dato in crescita ad esclusione del Commercio al dettaglio di prodotti alimentari che invece registra un -0,4% e per le medie imprese da 10 a 49 addetti con -0,6%. Risultati negativi, nel complesso, per gli ordinativi: -1,1% rispetto al secondo trimestre 2016 (bene però gli ipermercati con +3,5% e le imprese dai 50 e più addetti con +4,3%) e -0,3% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Minori ordinativi in tutti i settori, mentre rispetto alle classi dimensionali in controtendenza le imprese con oltre 50 addetti che segnano un +0,7% (quelle medie segnalano una variazione pari a zero).

Occupazione nel commercio Rispetto al trimestre precedente l’occupazione cresce dell’1% (0,98 per l’esattezza): positivi i valori di tutti i settori (+1,4% del Commercio al dettaglio alimentare, +1,1 del Commercio dettaglio non alimentare e +0,5% per gli Ipermercati) e di tutte le classi dimensionali (+1,2% imprese da 0 a 9 addetti, +0,15% imprese da 10 a 49, +0,5% imprese con oltre i 50 addetti). Positivo anche il confronto con il III trimestre 2015 con un complessivo +0,3%, anche se risultano in calo, con valori prossimi allo zero, il settore del Commercio al dettaglio non alimentare (-0,1), le imprese da 0 a 9 addetti (-0,1%) e quelle con 50 e oltre( -0,03%).

Previsioni per il IV trimestre Confermata la cautela degli imprenditori sulle previsioni relative al prossimo trimestre. Per il fatturato prevale la stabilità per il 49,4% degli intervistati, mentre per il 30,7% ci sarà una diminuzione e solo uno scarso 20% (19,9) prevede aumenti. Ben l’84,9% indica stabilità nei prezzi di vendita (in linea con il +1,4% di crescita segnalato rispetto al trimestre precedente che di conseguenza non fa prevedere ulteriori aumenti per il trimestre prossimo). Alta è anche la percentuale di imprenditori che prevede stabilità nell’occupazione, dopo i segnali positivi anche se pallidi di questo trimestre, ben il 87,5%, con i restanti 7,2% che prevedono diminuzione e il 5,3% l’aumento. Il 46% degli intervistati prevede stabilità dei prezzi, e il 35,5% diminuzione. Per gli ordini ci si aspetta nel prossimo trimestre stabilità nel 55% degli intervistati, mentre il 28% prevede diminuzione.

 

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