Il presidio dei lavoratori in piazza Italia a Perugia (Foto U24)

di Ivano Porfiri

Era il 20 luglio il giorno in cui i 1.600 lavoratori di Umbria Tpl mobilità (1.300 in Umbria, 300 nel Lazio) dovevano ricevere la quattordicesima. Invece niente sul conto corrente. L’azienda non ha liquidità. Venerdì mattina, giornata casualmente coincidente con lo sciopero nazionale del trasporto pubblico, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Faisal-Cisal e Orsa hanno manifestato di fronte a palazzo Cesaroni.

Futuro incerto Chiedono certezze per il futuro i lavoratori del trasporto pubblico umbro. Il presente non è felice, con il mancato pagamento delle quattordicesime, ma la preoccupazione è soprattutto per il futuro, anche se per quanto riguarda la prossima retribuzione di luglio, l’azienda ha dato rassicurazioni circa il pagamento entro i termini. «Ci dicono che ci sono dei soldi in entrata e che non ci saranno problemi – spiega Gianluca Giorgi della Cisl – però noi ci chiediamo: e se qualche ente committente non paga? Sono così al sicuro gli stipendi?».

Niente vacanze? E’ il minimo Il blocco delle quattordicesime significa un mancato introito molto atteso da molte famiglie. «Niente vacanze? Magari fosse quello il problema – dice David Bussottoli del Faisal-Cisal – ci sono lavoratori che guadagnano 1.100 euro e devono pagare un mutuo: magari avevano fatto affidamento sulla quattordicesima per tirare avanti e oggi sono in grande difficoltà».

Chiarezza e trasparenza I sindacati presenti spiegano di aver avanzato all’azienda una proposta di dilazionare in vari step a date certe per il rientro dei soldi da versare. Se ne tornerà a parlare il 26 in un incontro dei sindacati con gli enti proprietari (non presenti in quello del 12 luglio). «Uno dei problemi, come ha detto anche l’assessore Rometti, sono le commesse a Roma – spiega Giorgi – quella che prima era una risorsa oggi è un problema perché il consorzio non paga». Ciò che si chiede è «fare piena chiarezza e trasparenza sulla reale situazione dell’azienda, nonché ad individuare eventuali responsabilità sia gestionali che politiche».

Nuove proteste Allora, come sottolinea Cristiano Tardioli della Cgil, la mobilitazione continuerà. «Non è escluso – dice Alessandro Emili della Uil – che in occasione del consiglio regionale sulla spending review del 31 luglio chiederemo di incontrare i consiglieri con una delegazione». Non sono possibili, infatti, nuovi scioperi a causa del periodo di «franchigia estiva» fino al 22 agosto.

Regione irritata: noi in regola Un atteggiamento, quello dei lavoratori, che ha creato qualche irritazione a Palazzo Donini, che ha rimarcato con l’assessore Rometti (che pure ha incontrato i sindacati in piazza Italia) come «la Regione ha pagato quanto di sua spettanza, ora tocca agli altri». Non si gradisce, cioè, che si prenda come bersaglio l’unico ente in regola.

I nodi al pettine Tuttavia, i sindacati contestano anche la situazione generale dell’azienda. «Oltre alle difficoltà legate alla mancata riscossione dei crediti vantati – spiegano – la dirigenza ha fatto presente che, nonostante i risparmi conseguiti a seguito dell’unificazione, rimangono delle difficoltà legate all’inadeguatezza dei corrispettivi per i servizi svolti, fermi all’anno 2005 e non più congrui rispetto agli attuali costi di gestione. A tale proposito l’azienda ha sottoposto agli Enti proprietari la possibilità di intervenire aumentando sia le tariffe  (da settembre 2012) che i corrispettivi al km (per il ferro da settembre 2012 e per la gomma da gennaio 2013). Quest’ultima soluzione, ovviamente, determinerà una riduzione dei servizi complessivamente svolti, viste la sempre più esigua entità delle risorse disponibili. Tutto ciò porterà disagio sia al personale (eventuali esuberi) sia ai clienti/utenti (aumento delle tariffe, minori servizi) quando, invece, a fronte dell’aumento della domanda dovuta ai sempre più alti costi dei carburanti (e quindi del trasporto privato) si sarebbe dovuta incentivare l’utilizzazione dei servizi pubblici di trasporto. Infine, l’azienda ha tenuto a precisare che fino ad ora, al fine di garantire il pagamento delle retribuzioni, ha lasciato indietro il pagamento di alcuni fornitori determinando, comunque, un’esposizione debitoria».

Come affrontarli Le organizzazioni sindacali chiedono di intervenire, dopo il taglio di circa cento unità e la compressione dei turni di lavoro, intaccando «consulenze, gettoni di presenza per il Cda, onerose politiche retributive dei quadri e degli alti livelli», tutto per non depauperare il progetto dell’azienda unica, «nel quale le organizzazioni sindacali hanno sempre creduto e per il quale si sono battute fino al conseguimento del risultato, ha  prodotto elevati standard di produttività e  livelli di costo del personale tra i più bassi delle aziende nazionali del settore». Pertanto, concludono i sindacati, «se non verranno date opportune garanzie, in primo luogo sulla retribuzione della quattordicesima mensilità e, più in generale, sulla tenuta economico-finanziaria dell’azienda,  le organizzazioni sindacali non staranno immobili ma attiveranno tutte le opportune forme di tutela dei lavoratori rappresentati e chiederanno, inoltre, l’individuazione delle eventuali responsabilità sia gestionali che politiche  e la conseguente adozione dei provvedimenti del caso».

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