I dipendenti della Stf Loterios, di Fontignano, sono in fibrillazione per il rischio di chiusura dell’azienda. Attualmente si trovano in cassa integrazione, ma temono di non vedere riaprire i cancelli. Si sono dati appuntamento davanti alla fabbrica dove hanno indetto una manifestazione durante la quale hanno spiegato come questa possa essere ancora «una azienda da salvare». «C’è la possibilità di produrre e ci sono clienti – è stato ancora spiegato – ma la pessima gestione aziendale ci ha portato alla perdita del principale cliente». Parlano di una «proprietà latitante che non dà nessun segnale neppure rispetto a chi si dice interessato ad acquistarla». A raggiungerli al presidio è stato il consigliere regionale di Avs Fabrizio Ricci.
La vertenza della Stf Loterios di Fontignano entra quindi in una fase decisiva. L’azienda metalmeccanica, attiva da oltre cinquant’anni nella produzione di componenti per il settore oil & gas e sistemi di filtrazione, si trova oggi al centro di una crisi che mette a rischio più di sessanta posti di lavoro diretti, oltre all’indotto locale.
Il segnale più evidente è arrivato ieri martedì quando i lavoratori hanno incrociato le braccia per otto ore, con un’adesione pressoché totale, dando vita a un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. Una mobilitazione che fotografa un clima di forte preoccupazione e che arriva dopo mesi di incertezza.
Al centro della vicenda c’è una situazione che i sindacati definiscono «paradossale»: la Stf Loterios avrebbe ancora commesse e mercato, ma la produzione risulta di fatto bloccata. Una contraddizione che, secondo le rappresentanze dei lavoratori, sarebbe legata soprattutto alla «gestione aziendale e alle difficoltà della nuova proprietà».
Tra le criticità segnalate ci sono «l’assenza di un piano industriale, problemi finanziari, il progressivo deterioramento del rapporto con il principale cliente e una instabilità ai vertici, con diversi cambi nella guida operativa in un arco di tempo ristretto. Elementi che, nel loro insieme, hanno portato a un rallentamento fino quasi al fermo delle attività produttive, impedendo anche di completare le commesse già acquisite».
Negli ultimi mesi è stata avviata anche una «procedura di licenziamento collettivo, successivamente attenuata con il ricorso agli ammortizzatori sociali. Attualmente i lavoratori sono in cassa integrazione e il timore, esplicitato dalle organizzazioni sindacali, è che senza interventi rapidi si possa arrivare alla chiusura dello stabilimento».
Le richieste avanzate sono chiare: un piano industriale credibile, investimenti per riattivare la produzione e garanzie sulla continuità del sito di Fontignano. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di una cessione, con manifestazioni di interesse che sarebbero già emerse da parte di altri soggetti industriali, ma al momento senza sviluppi concreti.
La partita si gioca ora anche sul piano istituzionale. La Regione Umbria ha annunciato l’apertura di un confronto con la proprietà, con un incontro previsto nei prossimi giorni per cercare una soluzione che tenga insieme la tenuta occupazionale e il futuro industriale del sito.
