Anziani in un parco a Perugia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

L’Umbria sta vivendo «una fase di declino profonda», legata a «debolezze strutturali simili a quelle del resto d’Italia, ma che qui sono più accentuate». Così la direttrice della filiale di Perugia della Banca d’Italia, Miriam Sartini, presentando venerdì il Rapporto annuale sull’economia dell’Umbria; una regione la cui sofferenza su diversi fronti, ormai datata, si è accentuata sotto i colpi inferti dalla pandemia di nuovo coronavirus.

Il declino Tra le principali debolezze ci sono il basso grado di innovazione e di digitalizzazione, la scarsa internazionalizzazione del sistema delle imprese, l’insufficiente livello di ricerca e sviluppo nel privato, l’invecchiamento della popolazione, un calo demografico ormai neanche più compensato dal flusso migratorio e un territorio che, in generale, non attrae più; a testimonianza di ciò, c’è il «saldo dei movimenti di giovani laureati, diventato negativo e tra i peggiori del Centro e del Nord Italia – scrive Bankitalia – a causa dei crescenti spostamenti di quelli umbri verso l’estero e l’Italia settentrionale».

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Le incognite «Attualmente – ha spiegato Sartini – viviamo una situazione di transitorietà: le aspettative di riavvio sono molto legate al verificarsi di varie condizioni. In primis occorre sconfiggere la pandemia e proseguire la campagna vaccinale; poi occorrono prospettive favorevoli dell’economia globale: se i paesi non usciranno tutti dall’emergenza una ripresa uniforme non sarà possibile in questo mondo interconnesso». Sartini ha poi sottolineato con forza la necessità di un «buono ed efficace avvio del Pnrr, che richiede lo sforzo e l’impegno di tutti i soggetti interessati per assicurarne l’efficace realizzazione».

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Recessione «In Umbria come nel resto del mondo – ha aggiunto Paolo Guaitini – si vive una recessione con caratteristiche eccezionali, che non ha eguali per intensità ed estensione. La differenza, nel nostro caso, sta in quello che è successo prima: l’Umbria negli ultimi 20 anni aveva già perso terreno in modo importante». Nel 2020 secondo le stime di Prometeia l’Umbria ha perso il 9% del Pil, in linea con il resto del paese e con in vista «un parziale recupero» nel 2021. Come accaduto con la crisi finanziaria, inoltre, la pandemia ha presentato un conto particolarmente salato soprattutto ai soggetti più deboli. I dati relativi al mercato del lavoro parlano di un calo degli occupati dell’1,8% (imputabile quasi esclusivamente ai giovani e più marcato per gli stranieri) e dell’11% delle ore lavorate a causa del forte utilizzo degli ammortizzatori sociali.

Lavoro e giovani Se però, anche grazie al blocco dei licenziamenti che scadrà a breve per alcuni settori, l’occupazione a tempo indeterminato ha tenuto, le «posizioni meno stabili» sono state penalizzate: il numero di lavoratori a tempo indeterminato è calato di quasi il 18%, con assunzioni che «hanno subito una flessione marcata soprattutto nei servizi e tra le donne e i giovani». Sono aumentati poi gli inattivi e i Neet, cioè i giovani fra i 15 e i 34 anni non occupati né impegnati in attività di studio o formazione; la percentuale ha toccato quasi il 21% (+4%). Quanto alle imprese, a soffrire è stato anche il settore agricolo, con un valore aggiunto sceso del 10% a causa del calo dei raccolti, e in generale la riduzione dell’attività per l’industria è stata molto marcata (-12%).

Le imprese Fatturato e ordini sono calati in modo drastico nel primo semestre 2020 (soprattutto per metalli, meccanica e abbigliamento), con una ripresa riavviatasi nei mesi più recenti. Meno pesante l’impatto sull’edilizia (-6% il valore aggiunto), con compravendite in ripresa soprattutto nei piccoli comuni, prezzi ancora in discesa (-1,2%) e una ricostruzione post terremoto che, insieme al super bonus, sta dando una mano al settore. A soffrire invece sono stati i servizi, con un calo delle vendite per l’80% delle imprese, in particolare quelle legate al turismo e a beni non di prima necessità. Imprese che, nel complesso, dopo una forte riduzione prevedono di tornare a investire qualora il virus arretri e l’economia torni a marciare.

I laureati «La pandemia – spiega poi Bankitalia – ha accentuato anche la sfavorevole dinamica demografica in atto dal 2013, legata all’invecchiamento della popolazione e alla minore capacità attrattiva del territorio». Il saldo naturale, negativo ormai dalla fine degli anni ’70, ha raggiunto negli anni più recenti «livelli mai toccati in passato e molto peggiori rispetto alla media italiana e delle regioni europee con caratteristiche simili all’Umbria». Il tutto mentre anche i flussi migratori si attenuano. A testimoniare la scarsa attrattività c’è poi il dato sui laureati: se tra 2000 e 2012 il saldo dei movimenti era positivo, con l’Umbria che riusciva ad attirare ragazzi provenienti soprattutto dal Sud, da quell’anno diventa negativo.

Digitale e famiglie Tra i fattori di debolezza, come accennato in apertura, c’è anche il basso grado di digitalizzazione, molto inferiore a quello medio dell’UE. Secondo l’analisi di Bankitalia le principali carenze sono legate alla connettività e alla diffusione delle competenze e delle tecnologie digitali all’interno delle imprese; il che, durante la pandemia, ha rappresentato un ostacolo per didattica a distanza, smart working (in Umbria sono stati registrate percentuali di ricorso a questo strumento più basse rispetto al resto del paese) e utilizzo dei servizi finanziari online. Un ritardo per superare il quale il Pnrr rappresenta una grande opportunità da cogliere. Quanto alle famiglie, infine, nell’anno della pandemia gli interventi pubblici hanno contribuito ad attenuare il calo del reddito disponibile (-2,3% pro capite) a fronte di un calo dei consumi marcato (-11%) e a una propensione maggiore al risparmio, con depositi aumentati dell’8%.

Twitter @DanieleBovi

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