Al centro Giorgio Mencaroni, a destra il professor Paolo Fratini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Contiene «segnali di un cambiamento di rotta, forse timidi ma comunque chiari», l’indagine sulle spa umbre presentata mercoledì mattina alla Camera di commercio di Perugia. Un osservatorio che ha preso in considerazione, guardando al triennio 2008-2010, ben 37 mila bilanci. I «segnali positivi» secondo il presidente dell’ente camerale Giorgio Mencaroni, che ha presentato i dati insieme al professor Paolo Fratini, che ha curato l’indagine, e all’assessore regionale allo Sviluppo Vincenzo Riommi, sono da individuare ad esempio negli utili aggregati, a quota 122 milioni di euro dopo i valori negativi degli anni scorsi.

Resistono meglio i grandi «Sale anche il valore aggiunto – osserva nella sua relazione Mencaroni -, anche se in modo ancora troppo lieve. E fa sperare la ripresa, cauta ma evidente, del manifatturiero e delle costruzioni, che emerge quasi sempre nelle imprese di maggiori dimensioni. A dimostrazione che le aziende più strutturate hanno maggiori anticorpi e sanno reagire meglio alla crisi». Piccoli segnali, «cenni di vita che ci dicono che ce la possiamo fare». I problemi rimangono invece quelli, ormai storici, delle piccole dimensioni delle spa nostrane e della sottocapitalizzazione.

Riommi: la fase è cambiata Di fronte a un Mencaroni che chiede di «non lasciare soli gli imprenditori» e di proseguire con «incoraggiamenti e aiuti» per non disperdere quel tanto di vitalità che c’è nel tessuto economico, Riommi riconosce i segnali positivi ma spiega anche che la fase è cambiata. «Quelle dinamiche – dice – si sono perse nel corso del 2011 e dei primi mesi del 2012. L’Umbria sta vivendo una fase di difficoltà e di trasformazioni: se non lavoriamo per ridare competitività alle nostre imprese non sarà la sola e semplice ciclicità del mercato a risolvere con la bacchetta magica i problemi».

Acciaio e chimica Secondo Riommi poi «le dinamiche del manifatturiero influenzano tutto il contesto economico. L’Umbria si sta salvando sull’acciaio ma non per quanto riguarda la chimica: ricordiamoci che non siamo solo la terra di San Francesco ma anche quella dell’acciaio e della chimica. L’innovazione va stimolata anche in quelle realtà antiche come quelle del manifatturiero, che magari operano in settori maturi e saturi». Settori che però, secondo Fratini, potrebbero già «essere stati spremuti come un limone». Ecco perché «servirebbero maggiori interventi – dice – nel settore del turismo, che necessita anche di infrastrutture».

I problemi A non convincere Mencaroni poi è l’azione del Governo che secondo il presidente aiuta troppo quelle grandi imprese che non costituiscono però il nerbo del tessuto economico italiano, fato perlopiù di pmi. «I consumi vanno rilanciati – dice –: i piazzali sono pieni di merci e l’edilizia è ferma. Occorre fare di più anche sul fronte del credito con interventi come quelli portati avanti dalla Camera di commercio». Il problema sta però nel fatto che anche l’ente, che vive dei diritti camerali pagati dalle imprese associate, potrebbe avere difficoltà a trovare le risorse data la « possibile difficoltà nel pagare delle aziende».

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