Il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali (Foto Umbria24.it)

di Daniele Bovi

Se intorno al cosiddetto «spacchettamento» di Umbra Acque, che altro non sarebbe che la creazione di una nuova srl di servizi duramente avversata dai sindacati e da una parte del mondo politico, regna ancora il mistero, un punto fermo lo hanno messo i 38 sindaci dei Comuni serviti dalla società che, martedì pomeriggio, hanno incontrato i vertici di Umbra Acque. All’ordine del giorno, ovviamente, il piano di spacchettamento: «I sindaci – dice Wladimiro Boccali, primo cittadino di Perugia, a Umbria24.it – devono innanzitutto migliorare il servizio e non aumentare le tariffe». Una dichiarazione che sa di chiusura a qualsiasi ipotesi di «scarico» dei costi di gestione sulle bollette delle 230mila utenze servite. Una dichiarazione la cui autorevolezza viene arricchita dal fatto che il Comune di Perugia è quello che detiene oltre la metà del 60 per cento del pacchetto azionario della società in mano ai 38 Comuni (il restante 40 per cento è di proprietà di Acea).

Boccali raccoglie l’invito dei sindacati E proprio a Boccali lunedì si era rivolto l’intero mondo sindacale, che tramite Cgil, Cisl e Uil ha lanciato un appello al primo cittadino affiché blocchi un progetto definito «autoritario e inaccettabile nel metodo e nel merito». Un appello che Boccali ha raccolto: «Dagli altri sindaci – spiega sempre il primo cittadino – ho ricevuto pieno mandato per convocare una riunione con i sindacati dove discutere. Se qualcosa va fatto, va fatto col consenso, quindi raccolgo l’appello e nei prossimi giorni convocherò le sigle». Boccali poi sottolinea la necessità di fare chiarezza, perché «intorno alla questione c’è una certa confusione. Ecco perché è necessario sederci intorno a un tavolo col sindacato e chiarirci. All’azienda invece – conclude – abbiamo chiesto di approfondire tutte le questioni relative alla possibilità di svolgere o meno internamente tutte quelle attività di cui si è parlato in questi giorni».

Lo spacchettamento Secondo quanto prospettato lunedì da Cgil, Cisl e Uil, oltre alla creazione della società di scopo in cui verrebbero infilati i servizi di cui sopra, alla nuova srl verrebbero conferiti beni e servizi che, secondo quanto previsto dal Piano d’ambito, non possono figurare tra i costi di gestione. Per usufruire di questi beni e servizi poi Umbra Acque dovrà pagare alla nuova srl un canone di affitto i cui costi, poi, verrebbero scaricati sulle bollette. Un surplus di profitti stimabili, secondo le tre sigle, tra 1,5 e 2 milioni di euro nel primo anno.

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