di Chiara Fabrizi
La guerra in Iran ha già prodotto «le prime disdette di prenotazione» per il turismo in Umbria. La conferma arriva dal presidente di Federalberghi Simone Fittuccia, che a Umbria24 ha spiegato: «Per ora sono molte poche, ma una leggerissima flessione su aprile già la vediamo».
Difficile in questa fase fare previsioni sulla stagione turistica che, come sempre, sarà “inaugurata” dalla Pasqua, ma è chiaro che se missili e droni dovessero continuare a cadere anche nelle prossime settimane su Iran e Paesi del Golfo, l’impatto sarebbe inevitabile. A condizioni attuali invariate, dunque, per Fittuccia il comparto turistico umbro dalla guerra in Iran «potrebbe perdere una quota compresa tra il 3 e il 7 per cento delle presenze, provenienti prevalentemente da India, Sud Est asiatico, Corea del Sud e Medioriente».
La stima di Fittuccia è essenzialmente legata alle difficoltà di collegamento tra Europa e queste zone del mondo con cui si stanno già facendo i conti dall’inizio della guerra in Iran a causa degli attacchi di Teheran ai Paesi del Golfo, dove hanno sede i principali hub aeroportuali tra Europa e Oriente. «Ma c’è preoccupazione anche per il turismo Nordamericano, perché, come abbiamo osservato in passato, a fronte di un prolungamento del conflitto si alza il livello di cautela tra i viaggiatori statunitensi».
Neppure il turismo interno, comunque, è esente da rischi negativi, specie ora che in questo primo scorcio di guerra in Iran i prezzi dell’energia sono tornati a correre e una nuova fiammata dell’inflazione spaventa le famiglie, già provate dal caro prezzi. «Da un parte si tende a pensare che se gli italiani non viaggeranno verso quella determinata parte del mondo si riverseranno sul mercato nazionale, ma – dice Fittuccia – se i prezzi dovessero tornare a salire le famiglie faranno i conti con problematiche economiche serie e inevitabilmente sarebbero costrette a tagliare le spese superflue, con le vacanze che sono sempre in cima alla lista».
Un primo test, in questo quadro, sarà rappresentato dalle vacanze pasquali all’orizzonte, che rappresentano il primo grande appuntamento del comparto, seppur esclusivamente col turismo interno. «Ci sono territori come Assisi e Cascia che stanno performando molto bene, mentre Perugia, Spoleto, Gubbio e Todi sono un pochino più lento, ma negli ultimi giorni stanno avendo una crescita graduale», dice Fittuccia, secondo cui «ad aggi l’Umbria per la Pasqua si attesta a un tasso di occupazione tra il 50 e il 55 per cento, con l’eccezione di Assisi che si muove tra il 60 e il 70 per cento». Si tratta di risultati lontani dal livello medio che le strutture realizzano per la Pasqua, quando ci si attesta generalmente su un tasso di occupazione tra l’80 e l’85 per cento: «Noi siamo sempre ottimisti e crediamo di poter arrivare a questo risultato anche quest’anno».
