Il contrasto al caporalato passa da una nuova strategia: non soltanto repressione, ma anche tutela concreta delle vittime e incentivi per favorire il lavoro regolare. È questa la filosofia della proposta di legge che approderà all’esame della Camera nella prima settimana di agosto e che punta a rafforzare gli strumenti contro lo sfruttamento lavorativo, un fenomeno che negli ultimi anni ha mostrato un volto sempre più articolato e non più limitato al solo settore agricolo.
Tra le misure previste figurano agevolazioni per le imprese che assumono lavoratori usciti da situazioni di sfruttamento e, soprattutto, l’istituzione di un fondo presso l’Inps destinato a sostenere economicamente le vittime che decidono di collaborare con magistratura e forze dell’ordine. L’obiettivo è superare uno degli ostacoli principali alle indagini: la paura di perdere l’unica fonte di reddito o di subire ritorsioni da parte di chi organizza i sistemi di sfruttamento.
Secondo Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, «lo Stato deve proteggere chi trova il coraggio di parlare». L’idea è quella di creare un percorso che accompagni le vittime verso un’occupazione regolare, evitando che, una volta denunciato il caporale o il datore di lavoro, si ritrovino senza alcun sostegno economico.
La proposta si inserisce in un quadro più ampio di interventi già avviati dal Governo con il decreto sul “salario giusto”, sugli incentivi all’occupazione stabile e sul contrasto al cosiddetto caporalato digitale, cioè le nuove forme di intermediazione illecita della manodopera attraverso piattaforme e sistemi informatici.
Negli ultimi anni le inchieste della magistratura hanno dimostrato che lo sfruttamento lavorativo interessa ormai numerosi comparti produttivi. Oltre ai campi, sono finite sotto la lente delle procure attività legate all’edilizia, alla logistica, alla ristorazione, alla manifattura e al settore tessile. In molti casi il meccanismo è sempre lo stesso: salari molto inferiori ai contratti, orari estenuanti, alloggi degradati, minacce e dipendenza economica dei lavoratori, spesso stranieri ma non esclusivamente.
In Umbria le indagini hanno interessato aziende agricole del Perugino e del Ternano, dove gli investigatori hanno contestato ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera, con lavoratori costretti a turni particolarmente pesanti, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e condizioni abitative giudicate in alcuni casi degradanti. Ma l’attenzione della magistratura si è concentrata anche sul comparto manifatturiero e tessile, dove sono emerse accuse di impiego irregolare di personale straniero e violazioni sistematiche delle norme sul lavoro.
Il quadro che emerge dalle più recenti inchieste è quello di uno sfruttamento molto meno visibile rispetto al passato. Non grandi concentrazioni di braccianti, ma piccole realtà diffuse sul territorio, difficili da intercettare e spesso caratterizzate da lavoratori che, pur vivendo stabilmente in Umbria, dipendono completamente dal datore di lavoro anche per l’alloggio, i trasporti o il rinnovo dei documenti.
La Regione Umbria è impegnata sul fronte della prevenzione con il progetto “Umbria legale e sicura”, finanziato dal ministero del Lavoro con circa due milioni di euro nell’ambito del Programma operativo complementare Inclusione. Il progetto coinvolge Regione, cooperative sociali e Terzo settore e punta a costruire una rete permanente contro lo sfruttamento lavorativo.
Tra gli obiettivi figurano la creazione di un tavolo regionale di coordinamento, la formazione degli operatori, l’assistenza alle vittime, percorsi di inserimento lavorativo regolare e campagne di sensibilizzazione rivolte alle imprese. Il programma prevede di raggiungere circa 350 cittadini stranieri potenzialmente vittime di sfruttamento, inserire almeno 160 persone in percorsi formativi e attivare 18 punti di accesso e unità mobili distribuiti sul territorio regionale. Se la proposta di legge sarà approvata, questi strumenti regionali potranno integrarsi con il nuovo fondo Inps e con gli incentivi alle assunzioni previsti a livello nazionale.
