di Marta Rosati
La sottoscrizione dell’accordo arrivò dopo che una settimana prima, sul piazzale di fronte allo stabilimento, erano ‘volati stracci’ tra sigle sindacali. Tra le organizzazioni dei chimici ce ne erano due particolarmente diffidenti della buona riuscita dell’operazione così come messa nera su bianco nell’intesa. E in effetti quel patto, anche piuttosto sudato, che comunque alla fine fu siglato da tutti, è clamorosamente fallito. Sarebbero dovuti bastare 12 mesi per nominare un advisor e individuare nuovi investitori per Treofan, al di fuori della sua storica produzione di film di polipropilene, senza poter avere accesso ai macchinari e rioccupando quanti più lavoratori possibili. Non ha retto nemmeno il liquidatore nominato dalla società. Era il 25 febbraio del 2021 e già alcune alternative a Jindal per l’attività produtttiva di quello stabilimento erano state lasciate sfumare. A distanza di due anni, per quelle maestranze ormai ridotte a un centinaio di unità, di concreto, salvo sorprese al tavolo del 2 marzo, c’è solo il finanziamento di altri ammortizzatori sociali. Anche se novità sarebbero dietro l’angolo.
Jindal a Terni Due anni fa la dura scalata fino alla firma dell’intesa veniva celebrata in due modi completamente differenti. Porchetta e vino a piazzale Donegani; musi lunghi e qualche lacrima negli uffici di Treofan Terni, dove erano rinchiusi a riflettere solo alcuni dei lavoratori coinvolti. Quella chiusura di Jindal sull’accessibilità ai macchinari (per alcuni ancora validi e spendibili, per altri obsoleti) e l’incertezza di quando i capannoni sarebbero stati liberati non ha mai convinto tutti che potesse davvero esserci una soluzione alternativa. Il know how e l’età media delle maestranze pure. E i tre anni ancora precedenti non aiutavano di certo a pensare positivo. Le perplessità risalivano ai tempi dell’acquisizione da parte del gruppo indiano Jindal: per alcuni era chiaro sin dal principio che il sito di Terni sarebbe stato sacrificato in un sistema produttivo con diversi e anche più nuovi stabilimenti di proprietà.
Treofan oggi A due anni di distanza da quel 25 febbraio 2021, una lunga parentesi di tempo perso e abbagli della politica (un periodo infinito per chi in cassa integrazione deve dire tanti no ai propri figli), ecco che lo scenario è totalmente cambiato. Il gruppo indiano rende disponibili i macchinari, purtroppo fermi da allora e di fatto vanifica anche qualche tentativo sin qui avanzato di rilevare la fabbrica per attività diverse da quelle del settore della chimica. Per tornare a produrre film di polipropilene, peraltro, pare ci siano effettivamente degli investitori interessati. Lo ha rivelato ai microfoni di Umbria24 l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Umbria Michele Fioroni che è parso ben consapevole delle necessità di quel polo chimico di Terni. Nello specifico per Treofan ha detto che si aspetta novità positive a breve e che a stretto giro dovrebbe essere riconvocato il tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Evidentemente qualche proposta arrivata dopo il nulla osta allo sfruttamento degli impianti esistenti è già valutabile. Anche perché oggi si fatica a fare distinzioni tra lavoratori coinvolti: sono tutti stanchi di aspettare sospinti da false speranze, mezze verità e pure qualche dichiarazione totalmente fuori luogo da chi in questa vicenda ha avuto il ruolo di cabina di regia dal primo giorno.
