di Marta Rosati
L’umore dei lavoratori, se non nero, resta quantomeno grigio perché in effetti proprio circa 12 mesi fa, la promessa era di una reindustrializzazione nel giro di un anno e oggi invece si ritrovano proiettati verso la proroga della cassa integrazione perché il processo non solo non è stato portato a termine, ma di fatto non è neppure entrato nel vivo ancora. Detto ciò, qualcosa di buono a questo scopo si è mosso e se da un lato il nuovo corso green della storia dell’Europa può fare da traino per nuovi e incentivati investimenti, dall’altro Terni, con la sua storia, le competenze e il polo chimico, può essere un buon incubatore di iniziative impreditoriali che tutti si augurano siano di successo.
Assemblea Treofan Mercoledì pomeriggio i segretari nazionali dei sindacati di categoria, Sergio Cardinali (Filcams Cgil), Lorenzo Zoli (Filctem Cisl) e Venere Balla (Uiltec Uil), assieme ai territoriali, sono intervenuti in presenza a Terni per un’assemblea, a pochi giorni dal tavolo di confronto avuto col ministero dello Sviluppo economico proprio sulla vicenda Treofan e sono stati intercettati da Umbria24 in piazzale Donegani. I tre, al netto di un confronto col liquidatore Varazi, hanno confermato quanto già emerso nei giorni scorsi a proposito dei due progetti e aggiunto due sostanziali elementi di novità: pur senza farne il nome, hanno fatto sapere che l’altro player pronto a operare in regime di complementarietà con Novamont è una società italiana del settore, quotata in borsa, ragione per cui vige massimo riserbo; in secondo luogo, sempre a proposito di questa, hanno dichiarato che sarebbe prossima a rivelarsi con un’illustrazione del progetto che potrebbe arrivare prima di Natale.
Jindal Come nel caso di Novamont, anche questo operatore, almeno nel caso di Terni, sarebbe pronto a muoversi in un contesto di chimica verde e quindi in accordo coi piani della regione che sogna una Sustainable valley. In questo quadro, è molto probabile che i macchinari non siano d’aiuto a nessuno, ma a questo punto non sfugge che il tema della dismissione non è secondario; anzi rientra a pieno titolo nella frase che ricorre tra lavoratori e sindacati: «Jindal è chiamata ad assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, fino alla fine». In sede ministeriale, dove resta salda la cabina di regia sulla reindustrializzazione del sito, è arrivata anche la richiesta al liquidatore di concedere più tempo per la conciliazione prima che sfumi del tutto la possibilità di ottenere qualche mensilità a risoluzione del rapporto con la casa madre indiana. Proprio dal Mise, è attesa ora una nuova chiamata quando il percorso conoscerà qualche passo in avanti. Quel che manca a dare corpo alle informazioni, per ora, restano i numeri occupazionali.

