di Iv. Por.
La voglia di lottare c’è, quella non è mai mancata. La fiducia, invece, sta un po’ venendo a mancare. Passano le settimane e quei soldi non arrivano, tanto che gli ex lavoratori della Trafo Italia hanno deciso di sfidare il freddo e le intemperie per stabilirsi con un picchetto permanente davanti ai cancelli della Trafomec. Intanto l’azienda minaccia il ricorso alla cig e paventa la sospensione dell’attività.
Presidio a oltranza Martedì mattina è iniziato il presidio annunciato il giorno dell’incontro in prefettura a Perugia. Gli ex lavoratori si sono piazzati davanti ai cancelli della fabbrica di Tavernelle. La protesta, finalizzata allo sblocco della vertenza e al pagamento delle spettanze attese – fanno sapere i rappresentanti di Fiom Cgil, Fim Cisl e Ugl metalmeccanici – proseguirà ad oltranza.
Stop presidio o cassa integrazione I sindacati riferiscono che, mentre fuori proseguiva il presidio, al termine di tre ore di assemblea molto accesa con i lavoratori di Trafomec Europe, i lavoratori sarebbero venuti a conoscenza dell’intenzione dell’azienda, in caso di mantenimento del presidio degli ex dipendenti davanti ai cancelli, di far ricorso alla cassa integrazione, minacciando addirittura la sospensione dell’attività produttiva.
Intimidazione «Si tratta di una chiara intimidazione – commentano Fiom, Fim e Ugl – che punta a mettere i lavoratori attualmente occupati contro quelli che rivendicano giustamente i loro diritti e le loro spettanze. Siamo al paradosso – proseguono i rappresentanti sindacali – di un’azienda che non rispetta gli accordi e al tempo stesso gioca al massacro sulla pelle dei lavoratori. Non siamo disponibili ad accettare questo tipo di atteggiamenti che vanno contro la dignità delle persone. Continuiamo a rivendicare – proseguono Fiom, Fim e Ugl – il semplice rispetto degli accordi, per fronteggiare una situazione ogni giorno più drammatica per decine di famiglie che si ritrovano da mesi senza reddito. La realtà è che se l‘azienda dovesse chiudere il sito di Tavernelle, questo non sarà certo per due giorni di presidio ai cancelli, ma per l’incapacità di un management che ha dimostrato totale inadeguatezza a misurarsi con la complessità del mercato nella crisi. A questo punto – concludono i sindacati – si rende necessario un intervento immediato dell’assessore Riommi per la Regione dell’Umbria».
Le risposte attese da Milano La questione, dal punto di vista degli ex lavoratori, è semplice: «Noi abbiamo accettato di lasciare il lavoro, dando così il via libera al mantenimento della fabbrica, facendo un sacrificio dietro la promessa di una buonuscita da ottomila euro, più le spettanze che ognuno di noi deve ricevere, a partire dal tfr. E’ un accordo firmato che deve essere rispettato». E qui soldi dovevano cominciare ad arrivare già dall’agosto scorso. Ma niente. Il fatto è che la questione è molto, molto ingarbugliata. Perché Trafo Italia nel frattempo è fallita (con i libri portati al tribunale di Milano dopo il no al concordato preventivo) e la società che ha mantenuto lo stabilimento di Tavernelle, appunto Trafomec Europe, ha sì siglato una clausola di salvaguardia per il pagamento di quelle spettanze se Trafo Italia non avesse ottemperato. Però questo pagamento – circa mezzo milione di euro – sarebbe stato bloccato dal tribunale fallimentare di Milano. Le istituzioni, a partire dalla prefettura, hanno annunciato “pressioni” per quanto nelle loro possibilità per sottoporre al giudice la reale situazione e dare il via libera ai pagamenti. Solo che gli intrecci societari e i crediti che devono essere coperti dopo il fallimento sono un garbuglio con risvolti delicati e tante sfaccettature. E per districarlo potrebbero volerci mesi.


