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Un'impresa umbra (©Fabrizio Troccoli)

L’Umbria è quarta in Italia per crescita dell’industria, seconda nelle costruzioni e sesta nell’agricoltura. Ma il risultato complessivo resta tra i più bassi del Paese: nel 2025 il valore aggiunto regionale aumenta dell’1,8%, contro il 2,3% della media nazionale. La regione è quartultima nella graduatoria italiana, davanti soltanto a Puglia, Molise e Toscana.

Il dato emerge dall’indagine di Unioncamere e del Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, diffusa il 3 novembre 2026. Il valore aggiunto umbro raggiunge 25,34 miliardi di euro. Le variazioni sono calcolate a prezzi correnti e non tengono quindi conto dell’inflazione.

A pesare è soprattutto l’andamento dei servizi, che rappresentano quasi il 70% dell’economia regionale. Tutti e tre gli aggregati considerati dall’indagine crescono meno della media italiana. Uno registra addirittura una flessione: quello che comprende commercio, trasporti, alberghi, ristoranti e comunicazione. In Umbria perde lo 0,45%, mentre in Italia aumenta del 2,14%. È l’unico risultato negativo tra le regioni.

Il comparto vale 5,76 miliardi di euro, il 22,73% del totale regionale. Il confronto con i territori vicini conferma la difficoltà: la Toscana cresce dello 0,21%, le Marche dello 0,81% e il Lazio dell’1,38%. L’Umbria è ultima in Italia.

Il dato si confronta con quello del turismo, che nel 2025 ha registrato un aumento degli arrivi del 9,1% e delle presenze dell’8,5%, secondo le statistiche regionali. I visitatori hanno raggiunto quota 3,04 milioni e i pernottamenti 7,94 milioni. La crescita dei flussi turistici convive dunque con la flessione dell’aggregato economico che comprende anche alberghi e ristoranti.

Non va meglio per gli altri servizi. Le attività finanziarie, assicurative, immobiliari e professionali producono 6,59 miliardi, pari al 26% del valore aggiunto umbro. La crescita si ferma allo 0,96%, contro il 2,39% nazionale. È il penultimo risultato in Italia, davanti soltanto al Veneto.

Il terzo aggregato comprende pubblica amministrazione, istruzione, sanità, assistenza sociale, attività artistiche e altri servizi. Vale 5,38 miliardi, il 21,24% dell’economia regionale, e aumenta dello 0,84%. Anche in questo caso l’Umbria è penultima, davanti soltanto alla Valle d’Aosta. La media italiana è del 2,15%.

Il dato non riguarda esclusivamente il settore pubblico, perché comprende anche attività private. Inoltre, per i servizi pubblici offerti gratuitamente o a prezzi non significativi, il valore della produzione viene stimato sulla base dei costi. L’indagine non consente quindi di isolare il contributo della pubblica amministrazione né di ricavare da questa percentuale l’andamento della spesa pubblica regionale.

Gli altri settori mostrano invece risultati più favorevoli. L’agricoltura cresce dell’8,57%, contro il 6% nazionale, e raggiunge il sesto posto in Italia. Il suo peso resta però limitato: circa 770 milioni di euro, pari al 3,04% dell’economia umbra.

L’industria in senso stretto aumenta del 3,59%, più del doppio della media italiana dell’1,37%. Con 5,17 miliardi di valore aggiunto, rappresenta il 20,39% dell’economia regionale e colloca l’Umbria al quarto posto nella graduatoria nazionale.

Anche le costruzioni registrano una crescita dell’8,26%, seconda soltanto a quella dell’Abruzzo. Il settore vale 1,67 miliardi, il 6,6% del totale. L’indagine non quantifica quanto dell’incremento sia legato ai cantieri della ricostruzione post sisma.

Nel complesso, agricoltura, industria e costruzioni rappresentano il 30,03% del valore aggiunto regionale. La loro crescita non compensa la debolezza dei servizi, che da soli valgono quasi il 70% dell’economia umbra.

La situazione cambia anche in base al territorio. La provincia di Perugia produce 19,42 miliardi di euro e cresce del 2,01%, collocandosi al 65° posto su 107 province italiane. Terni raggiunge 5,92 miliardi, ma aumenta soltanto dell’1,12% e scende al 101° posto.

Nell’industria Perugia è dodicesima con una crescita del 4,59%, mentre Terni è 82ª e registra una flessione dello 0,07%. Nelle costruzioni avviene il contrario: Terni è sesta con il +9,04%, Perugia ottava con l’8,01%. L’agricoltura cresce in entrambe le province, ma ha un peso maggiore nell’economia ternana.

Le difficoltà più evidenti riguardano ancora i servizi. Nel comparto che comprende commercio, trasporti, ricettività e comunicazione Perugia è 101ª in Italia, con una flessione dello 0,44%. Terni è 102ª, con il -0,50%. Sono due delle sole nove province italiane a registrare un arretramento in questo settore.

Anche negli altri aggregati le posizioni restano basse. Nelle attività finanziarie, immobiliari e professionali Perugia è 97ª e Terni 104ª. Nel gruppo che comprende anche pubblica amministrazione, scuola, sanità e altri servizi le due province sono rispettivamente 94ª e 96ª.

Il quadro restituisce così una doppia velocità: industria, agricoltura e costruzioni crescono, ma i servizi, che costituiscono la parte più consistente dell’economia regionale, restano indietro. È soprattutto questo divario a spiegare il quartultimo posto dell’Umbria nella crescita complessiva del valore aggiunto.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.