di Marta Rosati

Proclamato lo stato di agitazione in Ast con blocco degli straordinari. Torna ad alzarsi la tensione nello stabilimento siderurgico di Terni a seguito dell’incontro di mercoledì tra le Rsu e la direzione aziendale quando è stato annunciato l’aumento della turnistica del Treno a caldo, che prevede diciotto turni settimanali a fronte dei quindici attuali, e l’inserimento di una decina di nuovi lavoratori.

Stato di agitazione e blocco degli straordinari Le mosse non sono piaciute ai rappresentanti dei lavoratori che hanno quindi indetto lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari, diffidando al contempo l’azienda a procedere in tal senso e chiedendo l’avvio di un percorso di confronto. Compattamente le Rsu di Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic esprimono forte contrarietà al percorso indicato dai vertici di viale Brin: «Pur apprezzando l’ingresso di nuovo personale (come avvenuto di recente anche al Centro di finitura), che dimostra di fatto come fosse corretto quanto rivendicato da tempo dalle Rsu,  l’azienda non ha permesso di affrontare una vera trattativa di metodo e merito, dimostrando che l’aumento di turnistica e il numero dei lavoratori da inserire è frutto di scelte unilaterali prese in altre sedi». E poi: «Dal nostro punto di vista l’assetto presentato non azzererà lo straordinario ma lo aumenterà».

Questione sicurezza  Proprio alle chiamate extra gli operai si sarebbero opposti ed è in ragione di ciò che Ast avrebbe optato per l’incremento dei turni, peccato che l’entusiasmo delle Rsu sia andato via via a spegnersi nel corso della giornata di mercoledì. Evidentemente, alcuni aspetti non concordati hanno un peso specifico sostanzioso per le maestranze: «Così come proposta – scrivono unitariamente le cinque sigle metalmeccanici dell’esecutivo di fabbrica – non garantirà nemmeno i livelli di sicurezza, in quanto si registrerà una drastica diminuzione delle reali professionalità all’interno del reparto. Se si sostiene l’obiettivo degli straordinari zero – spiegano – l’aspetto professionale deve essere il primo punto da affrontare e definire mentre qui non è stato nemmeno preso in esame da chi ha sviluppato tale proposta».

Le ombre sull’azione Ast Quello che temono i rappresentanti sindacali è che il reparto Lac, nonostante la positività degli innesti e quindi la buona notizia delle assunzioni, che potrebbero essere 14, possa fare la fine del reparto Acc, stressato da inizio anno da stop continui, lasciando a casa circa 300 lavoratori e costringendo l’azienda a ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. «Per come ci è stato propinato – proseguono le Rsu – il nuovo assetto, non essendo direttamente legato all’incremento di volumi produttivi, potrebbe esporre i lavoratori a uno straordinario programmato durante la marcia degli impianti, con l’aggravante di eventuali fermate nei fine mese. Se invece tale progetto – concludono – è legato solo al conto lavoro per Aperam (ed ecco che riemerge il caso bramme provenienti dal Belgio, nonostante le rassicurazioni) per quanto ci riguarda era possibile fare altre scelte. In ogni caso torna ancora una volta al centro dell’attenzione – evidenziano – l’esigenza di un vero e completo chiarimento sulle relazioni industriali». La richiesta per il Treno a caldo è un’altra: il ripristino delle postazioni tecnologiche, rispetto alle quali non si escludono iniziative sindacali a tutela dei lavoratori.

Relazioni industriali sotto la lente al Mise A giudicare dalla sortita delle Rsu insomma, arriva la conferma di qualche problema nei rapporti. Come dire, ‘non è tutto rose e fiori’ e come già avevano fatto capire i segretari territoriali di Fim, Fiom, Fismic, Ugl e Uilm, quello sullo sblocco delle professionalità è solo un aspetto marginale rispetto al confronto che i sindacati auspicano. Con una battuta, commentando il modus operandi dei vertici aziendali e denunciando scarso coinvolgimento delle parti sociali, qualcuno all’indomani della firma sul protocollo legalità, aveva detto: «Un’acciaieria non è mica il magazzino di un centro commerciale». Il clima insomma è teso e questa aspra presa di posizione da parte delle Rsu con stato di agitazione e blocco straordinari, non spiana certo la strada verso il vicino summit al Mise. «Invitiamo gli operai – chiudono i delegati – a non dare più nessun tipo di disponibilità fuori dalle regole del contratto collettivo nazionale».

@martarosati28