Una manifestazione per l'Ast

di Marco Torricelli

Irricevibile. Pure per le istituzioni locali il piano industriale messo a punto da ThyssenKrupp non può essere considerato come una base di trattativa.

Servono modifiche Secondo la presidente della Regione, Catiuscia Marini; l’assessore allo sviluppo economico, Vincenzo Riommi; il presidente della Provincia di Terni, Feliciano Polli ed al sindaco della città, Leopoldo Di Girolamo, «necessita di sostanziali e profonde modifiche a cominciare dalla questione dell’occupazione e delle prospettive industriali dell’intero sito di Terni».

Niente di industriale Per i rappresentanti delle istituzioni umbre «si tratta di un piano che di industriale ha davvero poco, perché prevede esclusivamente un taglio drastico sia in termini di dipendenti che di salario, scaricando così tutto il costo sociale soltanto sui lavoratori delle acciaierie, in un territorio già duramente colpito in passato da piani di ridimensionamento delle acciaierie e su tutto il sistema delle imprese dell’indotto».

La sproporzione Peraltro, ciò «a fronte di un peso del costo complessivo del lavoro all’interno del bilancio di Tk che è assai marginale, attestandosi attorno al quattro per cento. Una sproporzione che è indice di un’assoluta mancanza di strategia industriale da parte di Tk per ciò che riguarda il sito di Terni».

E gli investimenti? A fronte di una impostazione del piano tutta basata su tagli, riduzioni e ridimensionamenti «non vi è poi alcuna significativa voce relativa a investimenti che possano, anche in minima parte, supportare le supposte strategie di rilancio di Ast che il management ha in maniera troppo sommaria riferito di voler perseguire».

Gli accordi Va ricordato a tale proposito, dicono gli amministratori locali umbri, «come l’approvazione della Commissione Europea dell’ operazione di retrocessione di Ast da Outokumpu a Tk fosse ‘anche il frutto di rassicurazioni in ordine alla conservazione della potenzialità produttiva del sito, alla realizzazione di investimenti e del necessario sostegno finanziario’».

Il mercato Anche per ciò che riguarda le prospettive di mercato, «sia pure in un contesto complicato dalla crisi economica, non sono state evidenziate chiare strategie per aggredire il mercato globale e posizionarsi nei nuovi mercati a maggior valore aggiunto. Manca inoltre completamente ogni impegno finanziario e progetto per sostenere nuovi investimenti in ricerca ed innovazione che sono il presupposto fondamentale per assicurare un futuro di competitività alle acciaierie di Terni».

Rossi e Sereni Se questo è il piano industriale, dicono la vice presidente della Camera, Marina Sereni e il senatore Gianluca Rossi, «come è stato già detto dalle istituzioni umbre, è inaccettabile. Ast non deve essere abbandonata ad un destino di licenziamenti, tagli salariali e decurtazione della produzione, in nome di un rilancio di cui non si rintraccia l’esistenza nella proposta presentata oggi al Mise. Cinquecentocinquanta esuberi, nessun investimento significativo e la prevedibile chiusura di un forno non rappresentano in nessun modo una possibilità di rilanciare l’acciaieria».

Renzi intervenga I due parlamentari dicono associarsi «alla richiesta di una nuova proposta industriale o comunque di profonda revisione di quella presentata in quanto riteniamo il nostro paese e le sue eccellenze un bene supremo dell’intera Unione europea. In questo senso chiediamo al presidente Renzi di attivarsi immediatamente con la Commissione europea al fine di definire una comune strategia di difesa e di valorizzazione dell’eccellenza ternana in coerenza con il piano europeo della siderurgia».

La Cgil Mario Bravi, il segretario della Cgil regionale, parla di «un piano industriale irricevibile nel metodo e nel merito. Un piano industriale che di industriale ha davvero poco, perché prevede esclusivamente un taglio drastico sia in termini di dipendenti che di salario, scaricando così tutto il costo sociale soltanto sui lavoratori delle acciaierie e su un territorio già duramente colpito dal ridimensionamento del manifatturiero e dell’indotto. Un’eccellenza produttiva come il polo siderurgico ternano non viene assolutamente valorizzata ma, al contrario, drasticamente penalizzata».

Il futuro Secondo Bravi «viene messa a repentaglio l’intera parte fusoria del sito e si dà per scontata la chiusura di un forno. Tutto ciò è inaccettabile anche per tutta la regione dell’Umbria che verrebbe duramente colpita se passasse questa logica devastante. Deve essere chiaro a tutti che il futuro produttivo, occupazionale e la stessa identità futura dell’Umbria sono legati indissolubilmente al futuro del polo siderurgico ternano. La salvaguardia e il futuro del sito di Terni è la priorità all’interno della vertenza Umbria su cui il sindacato confederale in maniera unitaria intende lanciare una forte e ampia mobilitazione per impedire ogni tentativo di ridimensionamento».

Brega Per il presidente del consiglio regionale, Eros Brega «il piano industriale presentato oggi da Tk-Ast è inammissibile perché mortifica la città di Terni, l’Umbria, ma più in generale la strategicità della siderurgia italiana. Oggi ci giochiamo, ancor più del 2004, non solo la sopravvivenza del polo ternano, ma tutta la credibilità della sistema industriale italiano dell’acciaio. Terni, ancora una volta, è chiamata a fare la parte della paladina, ma la partita non può essere giocata in casa».

Bruxelles La questione, dice Brega, «investe direttamente il governo nazionale, ma anche i nostri parlamenti europei. L’uno e gli altri sono chiamati a mettere in campo un’azione sinergica in difesa di uno dei centri d’eccellenza della siderurgia. Occorre che la questione sia portata quanto prima sui tavoli di Bruxelles, affinché i nostri parlamentari, anche approfittando del semestre di presidenza italiana, possano investire l’istituzione europea della vicenda e far valere le ragioni dell’Italia».

Nevi Per il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Raffaele Nevi, «il piano industriale presentato oggi da Tk è allarmante perché come ha affermato il sottosegretario De Vincenti ‘non è chiaro sulle prospettive’. È evidente che si può e si deve discutere se ci sono delle iniziative di razionalizzazione da intraprendere ma tutto ciò deve portare al rafforzamento dell’azienda e non al suo progressivo indebolimento».

La trattativa È questo, secondo Nevi, «il punto sul quale non possiamo minimamente derogare perché altrimenti sarebbe come scegliere di abbandonare la produzione siderurgica di qualità. Governi, a partire da quello Berlusconi, hanno sempre tenuto fermo questo principio che è poi un principio europeo più volte riaffermato dal commissario Tajani e posto alla base del nuovo piano d’azione europea per la siderurgia di recente emanazione. Poiché questo è il punto questa discussione che si apre con l’azienda a partire da lunedì deve necessariamente avere come protagonista principale il governo nazionale come fu nel 2004 per il magnetico».

De Luca Il capogruppo del M5S in consiglio comunale, Thomas De Luca, non usa mezzi termini: «Il piano è devastante sotto ogni punto di vista. Adesso inizia la lotta. Se vogliono il sangue di certo non lo prenderanno di fronte a una città inerme. Questa è una guerra, anche se ìmpari, dovremo combatterla».

Todini Le notizie sul piano industriale della ThyssenKrupp per l’acciaieria di Terni, dice Franco Todini (Il Cammello), «non fanno altro che confermare i pessimi sentori dei giorni scorsi. Il sito industriale ternano è un polo d’eccellenza, vale la pena di ricordarlo, non solo in Italia ma anche in Europa. Per questo gli attuali asset produttivi e i livelli occupazionali vanno difesi a oltranza e senza esitazione alcuna. La prospettiva di due anni ‘e poi si vedrà’ non è in linea con l’alta qualità della produzione siderurgica che l’Ast ha sempre saputo garantire. Naturalmente soltanto un piano industriale che preveda riqualificazione manageriale, volumi adeguati ed autonomia della rete commerciale può garantire la sopravvivenza dell’azienda ternana. Ogni riduzione ulteriore della produzione, oltre a provocare una fuoriuscita delle centinaia di maestranze previste, non servirebbe ad efficientare l’Ast, ma avrebbe un effetto domino fino a relegare l’azienda ad un ruolo subalterno sul mercato, sia italiano che europeo. Occorre pertanto che il governo prenda coscienza che senza una politica industriale seria e determinata, da far valere a livello di Commissione europea, Terni e l’Italia perderanno ancora una volta un asset strategico fondamentale per l’economia del paese».

Il Partito democratico Il piano industriale presentato oggi dal gruppo Thyssen per l’Ast, dice il Pd ternano, «non è ricevibile, semplicemente perché non è un piano industriale. Oltre ad un dato occupazionale insostenibile per la nostra città, è infatti evidente un cambio di connotazione per il sito, con la volontà di declassarlo da luogo di produzione di qualità ad un mero centro di servizi.
La posizione del Pd di Terni è un rifiuto definitivo verso la mancanza totale ed ingiustificata di una strategia di sviluppo credibile, verso una scelta che pesa irresponsabilmente sui lavoratori, che non lascia spazio a possibilità di ricollocamento e che non dà nessuna garanzia per la tenuta del tessuto economico e sociale di un territorio da cui l’azienda ha sempre ricevuto attenzione e massima apertura al confronto. Confronto che ci auspichiamo riparta invece a valle di questo nostro rifiuto, con l’unico obiettivo di costruire una linea che sia condivisa con tutte le parti coinvolte e che rispetti la qualità del sito, la dignità dei lavoratori ed il futuro del territorio ternano».

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