Una manifestazione per il lavoro (Foto F.Troccoli)

di Marco Torricelli

Se hanno usato barba e baffi finti non è dato sapere. Ma forse no. Anche perché, effettivamente, la presidente Marini non sarebbe passata inosservata. Però, a tenere il profilo basso – o, meglio, a fare le cose di nascosto – ci hanno provato. Senza riuscirci.

Al ministero Alle sette della sera di lunedì, comunque, quelli che, per definizione, sono i ‘vertici istituzionali’ di Regione dell’Umbria, Provincia e Comune di Terni erano lì, a spiegare al ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato, come diavolo gli fosse venuto in mente, a tutti e tre, di scrivere ‘quella’ lettera. Sì, quella spedita al commissario europeo alla concorrenza, Joaquin Almunia, della quale lo stesso ministro non sapeva nulla (per la verità erano in pochi a saperlo) e nella quale, tra l’altro, si diceva, più o meno, che, sì, insomma, sarebbe il caso di fare in modo che Outokumpu si possa tenere l’Ast.

La riunione Due ore di discussione, che pare non sia iniziata tra i sorrisi e che di sicuro si è conclusa senza abbracci: che il ministro non avesse gradito la lettera era già noto; com’era noto che non fosse stato entusiasta del costante richiamo alla volontà di scegliere, come riferimento unico, da parte degli amministratori locali umbri, il presidente del consiglio; non meno conosciuto era il fastidio del sottosegretario Claudio De Vincenti, che aveva letto le stesse cose proprio mentre si preparava a partecipare al consiglio comunale straordinario del 24 maggio scorso.

Il chiarimento I rappresentanti delle istituzioni umbre hanno avuto il loro da fare, per spiegare al ministro le motivazioni che erano alla base di quella decisione e, soprattutto, per ‘ricucire’ – il termine non è scelto a caso – quella trama di rapporti che si era indubbiamente lacerata. Ma anche per spiegare come fosse possibile che, pochi giorni dopo aver fatto mille chilometri; per andare a Strasburgo a dire ad Almunia che doveva fare tutto il possibile per convincere Outokumpu a vendere, e pure in fretta, le acciaierie ad Aperam; gli avevano scritto quella lettera in cui dicevano tutto il contrario.

Le reazioni Una cosa interessante, nella giornata di martedì, sarà quella di tenere il conto delle reazioni e delle prese di posizione: per cominciare quelle dei sindacati, che sulla faccenda Tk-Ast hanno già avuto modo di accumulare un bel po’ di motivi di risentimento nei confronti delle istituzioni (la mini-delegazione che ha raggiunto Strasburgo ne era una dimostrazione); delle altre rappresentanze di categoria, che pure si sono spese in queste settimane; dei politici – nazionali e non solo – che a vario titolo di sono dati da fare e dei ‘peones’ (o presunti tali) della politica locale. Una cosa è certa: loro tre hanno deciso di fare da soli e, nel bene o nel male, ci hanno messo la faccia.

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