di Daniele Bovi
È arrivato come una doccia fredda sulle zone terremotate il decreto sul Superbonus, planato a sorpresa martedì sera in Consiglio dei ministri. Con il provvedimento si prevede l’eliminazione di ogni genere di cessione dei crediti e di sconto in fattura per tutte le tipologie che ancora le prevedevano; in pratica, oltre al Terzo settore e alle Rsa l’ennesima stretta riguarderà principalmente il Superbonus 110 per cento per le aree terremotate.
Cosa cambia Secondo quanto previsto lo stop per case popolari, cooperative di abitazioni, onlus, aree terremotate o alluvionate, prevede delle eccezioni per gli iter già avviati. Le deroghe riguardano chi abbia presentato la Cila e, nei condomini, abbia anche votato la delibera assembleare per i lavori. In caso di demolizione e ricostruzione degli edifici deve invece risultare presentata l’istanza per l’acquisizione del titolo abilitativo. Infine, dove il titolo non è richiesto dovranno essere già iniziati i lavori oppure dovrà essere stato già stipulato un accordo vincolante tra le parti e versato un acconto sul prezzo.
La misura Teoricamente il 110 per cento non avrebbe dovuto subire variazioni per queste zone fino al 31 dicembre 2025, rendendo possibili fino a quella data sconto in fattura e cessione del credito. E rassicurazioni in tal senso erano arrivate settimane fa anche dal commissario straordinario per la ricostruzione, il senatore di FdI Guido Castelli, che aveva spiegato come la riduzione graduale dell’aliquota al 70 per cento e il divieto di sconto in fattura e cessione del credito per lavori iniziati dopo il 16 febbraio 2023, non avrebbero riguardato l’area del cratere sismico.
FI frena Come preventivabile, il decreto ha scatenato un’ondata di proteste tanto che in Parlamento, secondo quanto riportato dalle agenzie, «fonti» di Forza Italia spiegano che il decreto in aula «si potrà migliorare. «La nostra linea – spiegano da FI – è salvaguardare il settore dell’edilizia e tenere in ordine i conti per evitare danni a un’economia già provata dai tassi d’interesse e dall’inflazione». Oltre a ciò le stesse fonti osservano che i ministri forzisti sarebbero venuti a conoscenza del provvedimento poco prima della riunione del Consiglio dei ministri.
Politica ed economia La protesta è bipartisan e coinvolge anche il mondo economico. Il riconfermato presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, insieme al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi ha chiesto di mantenere gli incentivi «per non compromettere i processi di rinascita in atto» e per «scongiurare il prevedibile blocco della ricostruzione». Marsilio e Biondi parlano non di un «privilegio» ma di una necessità «senza la quale non potremmo continuare ad aprire cantieri». All’attacco vanno anche diversi onorevoli di Pd e M5S mentre per quanto riguarda il mondo economico Cna Costruzioni parla di un provvedimento che va a colpire «lavori che hanno un elevato valore sociale e un limitato impatto sui conti pubblici, per cui è incomprensibile la decisione del Consiglio dei ministri». Dure critiche anche dall’Ance del capoluogo abruzzese (l’associazione dei costruttori di Confindustria), così come da Federcontribuenti e dai Consigli nazionali degli ingegneri e degli architetti e della Fondazione Inarcassa, che parlano di decisione «particolarmente grave» e «inusitatamente drastica» che «rischia di rendere impossibile l’opera di ricostruzione». «Immaginare di completarla – dicono – in tempi rapidi e senza l’utilizzo di fondi pubblici è puramente utopistico».
Il M5S Dall’Umbria per ora le uniche voci critiche che si sono sollevate sono quelle del M5S. La deputata Emma Pavanelli sostiene che il governo Meloni «abbandona a sé stesso il cratere». «Di fronte al delirio di Giorgetti – dice – che con la stretta del suo dl sta scatenando il panico in queste ore tra i terremotati, chiediamo a tutto il governo Meloni di rinsavire. Il Centro Italia rischia ricadute devastanti, con comuni interi costretti alla paralisi e quindi al conseguente spopolamento». Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo in consiglio regionale Thomas De Luca, per il quale in Umbria «l’impatto del Superbonus sul settore edilizio è stato un fattore di crescita importantissimo». «Come M5S – dice – faremo tutto il possibile per difendere una misura il cui valore è stato riconosciuto anche da testate internazionali».
