di Marco Torricelli
Si è conclusa, con l’intervento del sottosegretario del ministero dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti, la ‘due giorni’ di consiglio comunale straordinario dedicato alla vertenza acciaierie (ma nella quale è entrata anche quella relativa alla Basell ed al polo chimico).
De Vincenti Il sottosegretario non ha fatto grandi giri di parole: «Terni è ritenuta strategica e non solo per le produzioni di acciaio inossidabile, ma anche per quel polo chimico del quale, come è noto, ci stiamo occupando da tempo e per il quale non abbiamo nessuna intenzione di mollare. Le vicende relative ad Outokumpu e Basell sono considerate di interesse nazionale». Detto questo, De Vicenti è entrato nello specifico: «In Italia – ha detto – abbiamo dimostrato di essere in grado di lavorare seriamente e di rispettare le regole che ci impone il fatto di far parte del consesso europeo, ma adesso è giunto il momento di far capire che le stesse regole devono essere rispettate anche a Bruxelles ed in Finlandia».
Il mercato Che Outokumpu abbia chiesto un prolungamento dei tempi, secondo De Vincenti, «può essere ritenuto comprensibile», ma le affermazioni di Mika Seitorvita «sono state quanto meno inopportune, perché se si può capire l’insoddisfazione per aver ricevuto delle offerte più basse rispetto a quanto sperato – ha detto il sottosegretario – più difficile è comprendere quella definizione di ‘non accettabili’. Soprattutto perché – ha insistito DeVincenti – se si decide di stare sul mercato, è con le sue regole che ci si deve confrontare. Ed il mercato ha prodotto quelle offerte e non altre».
I tempi Ma Outokumpu, «fin dal prossimo 29 maggio – ha specificato il sottosegretario – dovrà dire di quanto tempo ha bisogno, fissare insomma un termine e, soprattutto, impegnarsi a rispettarlo. Perché le acciaierie di Terni non possono restare a ‘bagnomaria’ per un periodo troppo lungo, pena il rischio di perdere quel ruolo di perno del sistema industriale nazionale che rivestono e che devono continuare a svolgere».
La Bei Un ruolo, nella vicenda, potrebbe e, a giudizio di De Vincenti, «dovrebbe svolgerlo la Banca europea per gli investimenti (Bei) che ha le potenzialità per intervenire su alcune questioni chiave: come quella relativa ai costi per gli approvvigionamenti energetici, che è uno dei problemi maggiormente onerosi per le industrie; ma anche per gli investimenti relativi al rinnovamento tecnologico degli impianti ed al miglioramenti delle pratiche di rispetto ambientale».
L’impegno Da parte del governo, ha garantito il sottosegretario, «l’impegno sarà massimo, nella consapevolezza che quella che è in corso è una fase molto delicata e decisiva non solo per il futuro del polo industriale ternano – l’inox e la chimica insieme – ma per l’intero sistema industriale del Paese. Il presidente del consiglio, Enrico Letta ed il ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato – ha spiegato – stanno già lavorando in piena sintonia per ottenere il migliore dei risultati».
Marini La presidente della Regione, Catiuscia Marini, nel suo intervento aveva ribadito la richiesta al governo «di assumere una diversa iniziativa nei confronti delle istituzioni europee, ed in particolare della Commissione europea, affinché si valuti la prevalenza della salvaguardia industriale e proprietaria nel territorio italiano, del ciclo integrato delle acciaierie di Terni, compreso il Tubificio». Questo «dovrebbe essere il primo punto da discutere nel tavolo nazionale sulla vicenda Ast», che non è «di interesse locale, ma nazionale ed europeo». Anche perché «sulla vicenda Ast si gioca il destino dell’Umbria: dal sito siderurgico ternano dipende infatti il 40% dell’export e il 20% del Pil regonale, oltre che la sorte di circa 700 piccole e medie imprese regionali».
Di Girolamo «La vicenda Ast – ha detto il sindaco, Leopoldo Di Girolamo – è lo specchio degli errori e delle incongruenze delle politiche europee nel settore industriale, nonché delle debolezze strutturali del nostro Paese: in questo senso la rinuncia a delle vere politiche industriali è stato un errore gravissimo, rispetto al quale occorre invertire la rotta». Occorre, secondo Di Girolamo, «sostenere le politiche industriali con fondi pubblici finalizzati, in un nuovo quadro di regole e di standard, in un riassetto governato della siderurgia europea, all’interno della quale il sito ternano rappresenta un asset fondamentale e particolarmente avanzato». Perché l’Ast, ha aggiunto il sindaco, «non è ancora un’azienda in crisi, ma rischia di diventarlo se i tempi della vendita si allungheranno. Per questo c’è bisogno di uno scatto in avanti: sappiamo che il presidente Letta, insieme al ministero dello sviluppo economico ha preso in mano la questione ed in questo senso chiediamo che l’Italia eserciti il massimo delle proprie potestà verso la Commissione Europea e verso Outokumpu».
Polli Il presidente della Provincia di Terni, Feliciano Polli, ha definito «ambigui alcuni passaggi dell’intervento della Commissione antitrust e della procedura di vendita dell’Ast tuttora in corso». Il Governo italiano, secondo Polli, «deve utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per incidere su questa vicenda, evitando che si allunghino i tempi e che l’Ast resti in un limbo particolarmente pericoloso che creerebbe danni irreversibili». Perché, secondo Polli, c’è anche il dubbio «che si vogliano allungare i tempi della vendita per indebolire il sito produttivo».
