Linee guida generiche rispetto al sito, senza un preciso piano industriale, ma con un calo dei volumi produttivi, degli investimenti e dell’occupazione. È questo che l’amministratore delegato di Ast Massimiliano Burelli, giovedì, ha messo sul tavolo di confronto coi sindacati, suscitando nuove preoccupazioni, troppe incertezze.
Piano Ast «I lavoratori – dichiarano il segretario Fim Cisl Terni Simone Liti e il coordinatore nazionale Fim Cisl gruppo Thyssen Raffaele Apetino – si aspettano risposte certe e soprattutto chiarezza rispetto all’occupazione. Riteniamo che a fronte di una ritrovata strategicità all’interno della Thyssenkrupp, Acciai speciali Terni debba essere chiara rispetto alle intenzioni e presentarsi a questi appuntamenti con un progetto che sia seguito ad investimenti sugli impianti e sul personale in modo da poter reggere la sfida globale in un settore sempre più competitivo. Durante l’incontro – proseguono dalla Fim – abbiamo ribadito all’ad come è necessario avere per il sito di Terni subito un piano industriale chiaro su consolidamento, investimenti e occupazione. Anche il Governo deve fare la sua parte, serve un sostegno nel versante energetico fondamentale per mantenere concorrenziale il sito ternano. Pertanto chiediamo all’attuale management di Acciai Speciali Terni un atto di responsabilità nei confronti dei lavoratori che nel 2014 hanno accettato la scommessa dopo la grande vertenza e verso un territorio con una la crisi ancora in corso. Riteniamo indispensabile che nell’incontro del 30 novembre prossimo sul piano industriale nella fase di negoziato si facciano significativi passi in avanti nella definizione dei contenuti e che possa collocare Acciai Speciali Terni in un percorso di consolidamento e sviluppo visto anche gli utili prodotti in questi anni. Come riteniamo assolutamente importante avere risposte concrete nell’avvio della discussione sulla piattaforma integrativa».
Fiom chiede nuovo piano e firma al Mise «L’incontro è stato deludente – dichiarano Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom, e Claudio Cipolla, segretario generale della Fiom di Terni -; soprattutto rispetto alle recenti dichiarazioni di ThyssenKrupp sulla strategicità del sito ternano. L’accordo al ministero dello Sviluppo economico del dicembre 2014– che aveva come obiettivo principale nel primo biennio il raggiungimento del pareggio di bilancio e il mantenimento dell’assetto impiantistico con degli impegni precisi sui volumi, sulla strategicità delle ex business unit e sui livelli occupazionali, ci ha impegnato in un grande sforzo per avviare una fase di sviluppo e rilancio in grado di sfruttare le positive opportunità di mercato che oggi ci sono nel settore degli acciai speciali. Impegni indispensabili e decisivi. Il piano industriale presentato giovedì non va in questa direzione, evidenziando una profonda incoerenza tra quanto si dichiara e quanto si mette in campo. Le linee guida indicate dall’amministratore delegato prevedono infatti, nel biennio prossimo, volumi inferiori al milione di tonnellate annue, un assetto alla fine del 2020 di 2.300 occupati ma, soprattutto, investimenti esigui per un’azienda che intende giocare un ruolo decisivo tra i player del mercato dell’inoxEmerge con forza – continuano – una situazione che sembra di ‘galleggiamento’ anche a fronte dell’assenza di progetti commerciali e iniziative industriali che provano ad andare nella direzione opposta di quanto determinato fino ad oggi. Segnali preoccupanti che rappresentano, a nostro avviso, una scelta precisa di ThyssenKrupp. Scelta non condivisibile che rischia di indebolire ulteriormente il sito di Terni invece di potenziarlo e rilanciarlo. Questioni sulle quali come Fiom abbiamo espresso la nostra posizione di non condivisione invitando l’azienda nel prossimo incontro, programmato per il 30 novembre, a modificare in modo sostanziale l’impostazione proposta. È evidente – concludono Rappa e Cipolla – che rimane fondamentale, dopo gli incontri programmati, il passaggio decisivo al ministero perché il futuro di Ast non può essere deciso in qualche stanza di un albergo romano ma con impegni precisi che ThyssenKrupp dovrà assumersi di fronte al governo italiano».
Segreteria Provinciale Ugl Terni «Vi è una forte concorrenza asiatica che orienta la produzione dove non sono presenti dazi, creando grandi difficoltà ai produttori Europei e Ast cosa sta facendo per fronteggiare questo problema ? La Ugl di Terni -dichiara il segretrio Daniele Francescangeli – ritiene che se sul nuovo piano industriale ci sarà il rafforzamento della rete commerciale con il giusto mix di acciai freddi e caldi, occorrerà ritornare ad una collocazione sui mercati esteri che a nostro giudizio non deve essere inferiore a un 10% della produzione. Questo rappresenterebbe un ottimo risultato in grado di resistere alle bordate dei concorrenti asiatici. Gli investimenti devono essere in linea con il piano del 3 dicembre 2014 , ossia non meno di 40 milioni anno, determinando un incremento della capacità produttiva sui freddi. Secondo le loro dichiarazioni in base alle quali oggi siamo di nuovo strategici si deve ripartire dagli standard occupazionali attuali. Occorrono 2.400 unità dirette a sopperire a tutte le ore di straordinario che i lavoratori sono costretti ad effettuare per rimanere in linea con 1 milione di tonnellate
Al governo nazionale e locale Ast evidenzia un mancato rispetto del vecchio accordo, in particolare sulle infrastrutture e fondi economici promessi sull’ambiente e sulle nuove startup. Infine come organizzazione sindacale attendiamo gli sviluppi dei vari incontri già calendarizzati x rimuovere le posizioni Aziendali , altrimenti chiederemo l’immediato coinvolgimento del governo».
Politica All’indomani del vertice romano è intervenuto anche il deputato di Forza Italia Raffaele Nevi: «È ora che il Governo la smetta di occuparsi solo di crisi industriali, che tra l’altro non riesce a risolvere, e cominci a prestare attenzione a ciò che fanno le multinazionali straniere che gestiscono produzioni strategiche per il paese. Tra queste spicca la produzione di acciaio e in particolare quello inossidabile che viene prodotto a Terni. Le notizie che sono arrivate dai vertici della multinazionale durante l’incontro con i sindacati sono allarmanti e sollecitano un intervento deciso del Governo prima che sia troppo tardi. Forza Italia ha sollecitato più volte la necessità di ridefinire un nuovo patto con la multinazionale affinché ci sia un programma di sviluppo, e non di declino, a fronte del quale lo Stato dovrebbe assicurare attenzione ai cosiddetti vantaggi competitivi riconoscendo la strategicità della produzione di inox per il nostro paese. In sostanza si tratta di fare quello che nel 2004 fu fatto dal Governo Berlusconi con l’aiuto di Antonio Tajani dall’Europa, e poi farlo rispettare come successe all’epoca. Certamente per fare questo occorre un governo serio e autorevole».
Fd’I Terni «L’atto di indirizzo votato in consiglio comunale sul tavolo permanente per la siderurgia italiana e più in particolare del sito produttivo di Terni – scrive il gruppo di Fratelli d’Italia – assume un’importanza fondamentale non solo per il tema, ma soprattutto per i contenuti. Seppure ancora in presenza di un bilancio in utile, non possono essere sottovalutati i rischi di un calo di produzione rispetto agli annunci del piano industriale con una drastica riduzione degli investimenti nei prossimi due anni e un annunciato ricorso al taglio di 70-80 posti di lavoro a fronte di un utilizzo spinto della turnazione e degli straordinari. Se sono ineluttabili le responsabilità dei precedenti governi nel non aver ancora dopo anni risolto le questioni infrastrutturali (Terni- Porto di Civitavecchia, Bretella Terni Est, costi energetici) che fanno avere al prodotto italiano un costo di produzione superiore a quello di vendita degli acciai orientali, la necessità delle istituzioni locali è quella di rilanciare la spinta verso il governo centrale affinché dia impulso e sblocchi tutto quanto nelle sue competenze per ridare qualche minima certezza a questo territorio».
