di Massimo Colonna
La questione era già emersa nei giorni scorsi ma ora si è trasformata in una vera e propria vertenza. La cooperativa dei trasporti locali Cmt infatti ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per sei soci lavoratori, sui novanta dipendenti complessivi. Una decisione respinta con forza dai rappresentanti locali e regionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti.
L’ultima riunione «Dopo una serie di riunioni – si legge in una nota sindacale congiunta – alla presenza della Regione Umbria, ultima quella del 14 maggio scorso, le organizzazioni sindacali hanno ritenuto insufficienti le proposte presentate dalla cooperativa Cmt ai tavoli degli incontri, che di fatto portano tutte all’esubero dei lavoratori. Riteniamo inoltre che il criterio effettivamente applicato dalla cooperativa nell’intera operazione sia discriminatorio e comunque in violazione dei criteri della legge 223/1991, del contratto di lavoro di riferimento e lesivi della dignità professionale dei lavoratori».
Procedura contestata I sindacati in sostanza contestano che la cooperativa abbia già individuato i dipendenti che finiranno in esubero. «Con questa procedura la Cmt vorrebbe infatti arrivare al licenziamento di sei lavoratori/soci: quattro della struttura amministrativa e due della struttura tecnica, ovvero di quella che è praticamente tutta la tecnostruttura, con la motivazione di dover fare economie per affrontare meglio il futuro. Il tutto in un contesto di totale assenza di problemi economici imminenti per l’azienda, con i conti della società in ordine che delineano un quadro più che positivo. Pertanto – continuano i sindacati – non si comprende proprio il motivo per cui la Cmt abbia deciso di progettare l’esternalizzazione di servizi indispensabili attivando una procedura di licenziamento collettivo».
La riorganizzazione I sindacati durante la trattativa avevano anche proposto di attuare il piano di riorganizzazione del personale presentato dall’azienda azzerando il costo sociale tramite l’applicazione di strumenti previste dalle normative vigenti, come ad esempio la sospensione per tre soci/dipendenti e il demansionamento di altri 3. «Proposte – affermano i sindacati – che inspiegabilmente non sono state nemmeno prese in considerazione, nonostante avessero potuto produrre, almeno in alcune parti, addirittura un minore impegno economico per la cooperativa. Con questa procedura di licenziamento collettivo, la Cmt non farà che aggravare una situazione sociale già pesante, generando difficoltà anche serie non solo alle sei famiglie direttamente coinvolte, ma potenzialmente anche a un centinaio di lavoratori che vi lavorano».
Crisi di liquidità La Cmt nel frattempo ha comunicato una crisi di liquidità, ma i sindacati non ci stanno. «La cooperativa – affermano – presenta uno stato economico positivo e solido, la situazione di crisi è dovuta solo ai ritardi di pagamento delle proprie spettanze da parte di alcuni enti per gli anni 2017 e 2018. Tra l’altro tale crisi dichiarata mette a repentaglio il pagamento delle mensilità future e avrebbe comunque invalidato tutte le soluzioni che la Cmt ha dichiarato di essere disposta a percorrere al posto del licenziamento collettivo. Queste vertevano infatti tutte sull’incentivo all’esodo, senza tutelare né salario né professionalità, ma se tutti i lavoratori avessero scelto di adire all’incentivo aziendale oggi la cooperativa non sarebbe stata in grado di onorare quel percorso e sarebbe così risultata esposta a pericolosi decreti ingiuntivi». Al prefetto I rappresentanti dei lavoratori hanno scritto al prefetto di Terni, al commissario straordinario del Comune. «I licenziamenti collettivi – concludono i quattro sindacati – sono irricevibili per i rappresentanti dei lavoratori, su questo nessuno intende scendere a compromessi. Resta invece oltremodo grave l’atteggiamento della cooperativa Cmt, che non ha voluto trovare soluzioni alternative agli esuberi né ha inteso valutare come poterne azzerare almeno il costo sociale».
@tulhaidetto
