Di Antonio (Fisascat), Marchetti (Filcams) e Ricciarelli (Uiltucs) chiedono regole certe (foto Toni)

di Fabio Toni

Sciopero e volantinaggio contro le aperture indiscriminate nei giorni festivi e «superfestivi». Lo hanno indetto le tre sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil della provincia di Terni per denunciare il fenomeno delle aperture di negozi e centri commerciali in occasione della festa dei lavoratori del 1° maggio. Le sigle di commercio, turismo e servizi non si oppongono a prescindere alle aperture nei giorni di festa. Anche perché il governo Monti ha disposto una sostanziale liberalizzazione di orari e aperture per tutte le strutture commerciali. I sindacati, però, chiedono regole certe, da discutere a tavolino insieme alle stesse istituzioni.

Servono regole «Dopo la pasquetta e il 25 aprile, anche il 1° maggio per molti lavoratori del commercio non è più un giorno di festa – spiega Desirè Marchetti della Filcams -. Tutto ciò stride con la mancanza di nuove assunzioni in questo comparto, nonostante si decida di rimanere aperti anche in giorni simbolo per il mondo del lavoro». Gli fa eco Francesco Di Antonio della Fisascat Cisl: «Ormai è una giungla, non ci sono più regole. Province e regioni limitrofe sono riuscite a mettere dei paletti: perché questo non può accadere anche a Terni?». Giancarlo Ricciarelli della Uiltucs Uil parla di «attacco al mondo del lavoro, con lavoratori poco tutelati che, per salvaguardare il posto e lo stipendio, finiscono per adeguarsi alla situazione. Ma è forte il disagio di chi durante l’anno non ha neanche una domenica libera».

Chi apre e chi no Le nuove norme del governo non impongono alcuna comunicazione preventiva da parte degli esercenti. «Ad oggi non sappiamo indicare con precisione chi lavorerà il 1° maggio – spiegano i sindacati -. Tuttavia diversi punti vendita di una delle più importanti catene commerciali del territorio (Superconti, ndr) resteranno aperti, a differenza di altri dello stesso settore. È questo andare controcorrente che ci lascia perplessi. Soprattutto da parte di un’imprenditoria locale che ha sempre ricevuto molto dal mondo politico e dagli stessi lavoratori». Le richieste sindacali sono chiare: regole e calendari certi e prestabiliti, nuove assunzioni. La crisi incombe: «Siamo disponibili a discutere di tutto purché si crei nuova occupazione»

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