di Massimo Colonna
Un centinaio di operatori telefonici della K4up di Terni hanno organizzato un presidio sabato mattina davanti alla sede dell’azienda che si occupa anche del servizio di call center. Gli operatori, accompagnati dai sindacalisti, chiedono «maggiore chiarezza sulla propria posizione contrattuale e lamentano il fatto di aver ricevuto solo metà dell’ultimo stipendio». La replica dell’azienda: «Per l’altra metà dello stipendio garantiamo entro il 5 del mese».
I nodi Gli operatori si sono radunati sabato mattina davanti all’ingresso dell’azienda. Dei 150 totali, un centinaio a protestare, mentre qualcuno ha lavorato normalmente. Insieme a loro nel piazzale anche Angelo Manzotti, della Cisl Terni, e Massimiliano Ferrante, segretario provinciale Uil Tucs. «I lavoratori hanno percepito l’ultimo stipendio soltanto per metà – spiegano i rappresentanti dei lavoratori – e ad una ventina di loro è stato detto che non essendoci più commesse i loro contratti non sarebbero stati rinnovati. Questo nonostante questo call center nel 2014 sia stato definito il terzo in tutta Italia per produttività. Perciò non capiamo le ragioni di tale situazione, anche perché si tratta di lavoratori donne nella quasi totalità, e quindi anche difficilmente ricollocabili nel mercato attuale».
La replica La replica è arrivata direttamente dall’azienda. «Per i pagamenti – ha spiegato un responsabile – garantiamo il resto entro i prossimi giorni. Per quanto riguarda l’altra questione, si tratta di una commessa interrotta da un fornitore nazionale ma che sarà ripristinata nel giro di qualche giorno, secondo i tempi tecnici. Vogliamo chiarire che non c’è nulla di preoccupante a livello occupazionale, è un passaggio aziendale».
Il nodo del contratto A complicare la situazione c’è anche il contratto integrativo firmato dai sindacati nel 2008. L’accordo prevede una paga di 7 euro lordi al primo contratto, con scatti dopo due anni a 7.60 al terzo di 8.80. Di contro c’è il nuovo contratto nazionale che riguarda anche gli operatori nazionali, che fissa cifre più basse, vale a dire 5.70 più incentivi. Nei prossimi giorni sindacati e azienda torneranno al tavolo per definire il quadro in cui firmare i nuovi contratti.
Rifondazione comunista Sul caso è intervenuta anche Rifondazione comunista: «A oggi la situazione rasenta il paradossale: una forza lavoro in larghissima parte composta da donne che oltre a non percepire lo stipendio denuncia la mancata corresponsione delle spettanze contributive che si dice l’azienda non abbia mai pagato e come se ciò non bastasse i contratti non rinnovati in maniera unilaterale non prevedono alcuna forma di ammortizzazione sociale: oltre al danno la beffa per decine di madri di famiglia e ragazze per le quali il rischio concreto è un contraccolpo economico insostenibile, oltre ad una vessazione morale intollerabile. Come Rifondazione Comunista chiediamo che tutti gli attori sostengano questa nuova e gravissima vertenza che colpisce tanti lavoratori e che richiama il tema della precarietà del lavoro, del diritto al riconoscimento della dignità professionale e della persona. La dirigenza aziendale in questione non è infatti nuova a vicende di evasione e non rispetto dei diritti dei lavoratori. Chiediamo alle forze politiche, alle istituzioni e alla città tutta di sostenere con ogni mezzo possibile, a partire dalla solidarietà attiva al presidio che riprenderà lunedì mattina a partire dalle 11:00, la battaglia di questi lavoratori e lavoratrici. La solidarietà che ha contraddistinto la passione della nostra città nei duri mesi della vertenza Ast deve riattivarsi di fronte a questo ennesimo caso di arroganza padronale».

Ancora fanno contratti a progetto e pagano una miseria……la delinquenza legalizzata dallo stato….