Rapporto Ocse Umbria presentato in Regione

di M.T.

«Una regione con basi solide e asset distintivi», ma anche un territorio che rischia di restare intrappolato in un modello di «sviluppo fragile», segnato da declino demografico, difficoltà ad attrarre giovani qualificati e infrastrutture considerate insufficienti. È il quadro che emerge dal report “Ripensare l’attrattività della regione Umbria”, presentato giovedì a Palazzo Donini davanti a rappresentanti istituzionali, categorie economiche, funzionari regionali e studenti.

Lo studio, realizzato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, prova a misurare la capacità dell’Umbria di attrarre persone, investimenti, imprese e competenze, restituendo una fotografia articolata nella quale convivono elementi di forza consolidati e criticità considerate strutturali.

Il documento riconosce innanzitutto all’Umbria «un’elevata qualità della vita», «forte coesione sociale», «alta percezione di sicurezza» e una significativa dotazione di patrimonio culturale e ambientale. Tra i punti di forza vengono citati anche «la produttività del lavoro relativamente elevata», «la diversificazione dell’economia regionale» e «la buona disponibilità di energie rinnovabili».

L’Ocse sottolinea inoltre che la regione possiede «una traiettoria di sviluppo credibile fondata su qualità della vita, sostenibilità e innovazione» e conserva «un forte potenziale di attrarre talenti, visitatori e investimenti», grazie soprattutto alle «bellezze paesaggistiche e ambientali» e alla «vasta offerta culturale».

Ma il cuore dell’analisi si concentra anche sulle debolezze. Il report parla apertamente di una «trappola dello sviluppo», spiegando che l’Umbria registra una crescita economica debole e un Pil pro capite inferiore rispetto alla media europea. Secondo l’Ocse, la regione fatica a generare dinamismo economico sufficiente per sostenere occupazione, innovazione e competitività.

A questo si aggiunge quella che il documento definisce «trappola dei talenti»: l’Umbria perde popolazione giovane, fatica ad attrarre lavoratori qualificati e soffre un progressivo invecchiamento demografico. L’organizzazione internazionale evidenzia infatti «il declino della popolazione», «l’invecchiamento» e «la difficoltà nel trattenere giovani altamente qualificati».

Il report individua poi una lunga serie di criticità strutturali. Tra queste vengono citate «infrastrutture ferroviarie e stradali insufficienti», «debole connettività digitale», «bassi livelli di investimenti esteri», «scarsa dinamicità imprenditoriale» e «limitata attrattività per imprese innovative».

Sul fronte della formazione e del capitale umano, l’Ocse osserva che il livello di istruzione resta sotto le medie europee e che persistono difficoltà nell’accesso ad alcuni servizi pubblici, in particolare nelle aree più periferiche. Nel documento si parla anche di «disparità territoriali nell’accesso ai servizi sanitari e scolastici».

Un capitolo specifico è dedicato al turismo. Pur riconoscendo all’Umbria «un patrimonio culturale molto forte» e «una buona capacità ricettiva», il report sostiene che il settore sia ancora «sottoutilizzato». Gli arrivi internazionali vengono definiti inferiori rispetto ad altre regioni italiane comparabili e l’occupazione delle strutture ricettive appare ancora limitata.

L’Ocse richiama poi i rischi ambientali che interessano il territorio regionale. Tra le vulnerabilità segnalate figurano «alluvioni», «siccità», «desertificazione», «aumento delle temperature» e «rischio sismico».

Nell’analisi emergono anche differenze interne tra le due province umbre. Perugia viene descritta come più forte dal punto di vista culturale, universitario e turistico, mentre Terni presenta «una maggiore accessibilità ferroviaria» e «maggiore dinamicità imprenditoriale in alcuni settori». L’Ocse suggerisce una strategia più integrata tra i territori umbri e una collaborazione più stretta con regioni confinanti come Toscana, Lazio e Marche.

Le conclusioni del report indicano alcune direttrici considerate prioritarie: «rafforzare infrastrutture e trasporti», «migliorare la connettività digitale», «investire in innovazione e formazione», «attrarre giovani e imprese» e «sviluppare politiche di integrazione tra ospedale, territorio e servizi».

Nel corso della presentazione a Palazzo Donini, la presidente della Regione Stefania Proietti ha definito il report «una bussola» per orientare le future scelte regionali e per costruire il Defr 2027-2030.

«L’Umbria – ha detto Proietti – intende valorizzare con determinazione questo profilo, rafforzando la sua immagine di territorio competitivo, non solo per la sua bellezza riconosciuta, ma anche per la capacità di offrire condizioni favorevoli a famiglie, imprese, studenti e investitori».

La presidente ha richiamato in particolare alcuni degli elementi evidenziati dall’Ocse: «I dati evidenziano elementi strutturali rilevanti in materia di vivibilità, sicurezza, accesso ai servizi, attrattività turistica e transizione verde».

Sul tema demografico, Proietti ha fatto riferimento diretto alla «trappola dei talenti» descritta nel documento, sostenendo la necessità di contrastare il calo della popolazione «con servizi alle famiglie, piuttosto che con bonus» e con «politiche di sostegno alla formazione e all’occupazione giovanile».

Tra gli obiettivi indicati dalla presidente anche «l’ulteriore potenziamento dell’aeroporto» e l’ambizione di rendere «l’Umbria la regione più digitale d’Italia», puntando sull’attrazione di investimenti e dei cosiddetti «nomadi digitali».

Alla presentazione del report sono intervenuti anche Sabrina Lucatelli, senior expert in politiche di sviluppo regionale e vicepresidente del gruppo di lavoro Ocse sullo sviluppo rurale, Giovanni Pagano, policy analyst del dipartimento Ocse per lo sviluppo regionale e la governance multi-livello, Claire Charbit, senior expert in politiche di sviluppo regionale, e Andrea Floria, programme manager per l’Umbria presso la Commissione europea.

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