Una manifestazione dei lavoratori Basell

di Marco Torricelli

Uno che difficilmente potremmo definire un ottimista, qualche tempo fa, diceva che «il più solido piacere di questa vita è il piacere vano delle illusioni». Si chiamava Giacomo Leopardi.

Illusioni Nella giornata di venerdì, con l’annuncio del ritiro di Terni Research dalla partita relativa al polo chimico, a Terni parecchie illusioni si sono rivelate vane ed è subito partita la caccia ai responsabili: «Dove sono finiti i garanti dell’operazione?» hanno subito chiesto i sindacati», con un chiaro riferimento alle istituzioni locali, accusate di «aver sbandierato» il risultato del cluster della green economy» senza riuscire a «blindare il luogo fisico per la realizzazione di un progetto integrato» e di non essere riuscite «in una partita così importante per il tessuto economico del nostro territorio e per il paese intero a coinvolgere effettivamente il governo nazionale».

Reazioni Sulla «mancanza di risposte e di segnali da parte della multinazionale Lyondell Basell, che ha portato Terni Research a ripensare il suo coinvolgimento nelle prospettive del sito», mette l’accento il segretario del comunale del Pd, Adrea Delli Guanti, secondo il quale «la vicenda Basell è un esempio paradigmatico» di cosa significhi «l’ingovernabilità o lo stallo». E chiede «al governo di convocare un tavolo in tempi brevissimi in cui le diverse parti possano confrontarsi in modo conclusivo».

La storia Però, intanto, emergono interpretazioni diverse – magari pure fantasiose – su come questa vicenda si sia evoluta, o involuta, da quel 21dicembre 2011, quando tutto iniziò. Si era a Nera Montoro, per la messa di Natale nello stabilimento di Terni Energia e l’allora vescovo Vincenzo Paglia annunciò la lieta novella: «C’è una nuova speranza per la chimica a Terni, grazie all’impegno di imprenditori lungimiranti». Subito seguito da Stefano Neri, presidente e ad di Terni Research: «Siamo pronti ad impegnarci per rilevare l’intero sito della Basell, ad integrare i nostri progetti industriali con quelli di Novamont e valutare la fattibilità di un piano di riconversione industriale del polo in direzione dell’industria verde».

Le polemiche Ecco, le interpretazioni. Che anche negli ambienti sindacali – a prescindere dei contenuti della nota ufficiale – sarebbero diverse. Mentre tutti concordano sul comportamento ingiustificabile di Lyondell Basell, c’è chi – of the records – addossa la gran parte delle responsabilità alle amministrazioni locali «che quanto meno sono responsabili di lassismo e di indeterminatezza»; c’è chi paventa non meglio specificate «operazioni speculative scorrette, per mandare tutto all’aria e puntare a diversi utilizzi finali di quelle aree o, quanto meno, di una parte di esse» e c’è chi, proprio ricordando quella messa di Natale, ipotizza una qualche «difficoltà sopravvenuta nel mantenere fede ad impegni che, forse, non avevano più copertura».

Gli appuntamenti Per capire meglio gli stati d’animo – non certo quelli dei lavoratori, che sono, come sempre, le uniche vittime certe – forse basterà aspettare lunedì, alle 10, quando si terrà l’annunciata conferenza stampa dei sindacati. Tre ore prima, invece, inizierà un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli della fabbrica. Quei cancelli davanti ai quali sono già stati per tanto, troppo tempo. Inutilmente.

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