di Marco Torricelli
Una trattativa discreta. È quella che sarebbe in corso sulla Sangemini. La conferma, indiretta, arriva dal fatto che, al momento, non c’è nessuna convocazione del ‘tavolo istituzionale’ invocato dai sindacati.
Il vertice La Regione potrebbe convocarlo per la prossima settimana, perché nel frattempo sarebbe in corso, infatti, proprio la trattativa discreta di cui si diceva. A vedersi, insomma, potrebbero essere l’assessore Vincenzo Riommi e la direzione aziendale. In forma riservata. Con un punto, all’ordine del giorno, importante e che può essere semplificato così: questa proprietà non sembra più in grado di garantire la sopravvivenza – parlare di rilancio sarebbe pleonastico – della Sangemini e allora forse è il caso di studiare la forma più intelligente per un passaggio di mano ad altri soggetti che, magari, potrebbero già aver mostrato interesse a subentrare.
I tempi Stando al concordato concesso dal tribunale, l’azienda avrebbe tempo fino alla fine di luglio per presentare il cosi detto piano di rilancio, ma l’impressione che sta maturando è che la Sangemini non avrebbe le potenzialità nemmeno per arrivare a quella scadenza, con le banche che non avrebbero nessuna intenzione di concederle fiducia e con i progetti di forte ridimensionamento produttivo – circa 40 milioni di pezzi – annunciati nei giorni scorsi.
Gli arretrati I lavoratori della Sangemini, peraltro, vantano già un credito non indifferente nei confronti dell’azienda: lo stipendio di marzo non lo hanno percepito (quello di aprile sì, perché è rientrato nelle procedure di ‘concordato’); come non hanno visto un euro del premio di produzione relativo al 2012, del quale, peraltro non è stato nemmeno possibile trattare l’importo. Che si sperava potesse essere sostanzioso, visto che sono stati prodotti 200 milioni di ‘pezzi’. Mentre non si hanno certezze, a questo punto, nemmeno sulla quattordicesima mensilità, quasi in scadenza.
