Una manifestazione per il lavoro (Foto F.Troccoli)

di Marco Torricelli

Si va avanti a lettere. Almeno un paio. La prima sarà, di nuovo indirizzata al commissario europeo per la concorrenza, Joaquin Almuina – tanto l’indirizzo è ‘in memoria’ – e l’altra prenderà la strada di Roma, verso palazzo Chigi, sede del governo, a cui sarà chiesto di «riattivare il ‘tavolo Ast’, affinché si intraprendano tutte le azioni necessarie a far sì che la Commissione europea concluda il processo di cessione della proprietà».

Il vertice Per deciderlo c’è stato bisogno dell’ennesimo incontro tra istituzioni locali e sindacati: a Palazzo Donini si sono visti la presidente della Regione, Catiuscia Marini; il presidente della Provincia di Terni, Feliciano Polli; il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo e le organizzazioni sindacali, che avevano espressamente richiesto la riunione.

Il comunicato «Dobbiamo mettere in atto tutte le azioni possibili – si legge in una nota congiunta di Marini, Polli e Di Girolamo – affinché la Commissione europea, nell’ambito dei poteri assegnati dai trattati comunitari, agisca al più presto nei confronti di Outokumpu per far completare il processo di cessione proprietaria dell’Ast di Terni». Soprattutto «per garantire alle acciaierie il mantenimento della capacità competitiva, delle quote di mercato e dell’occupazione del sito industriale di Terni». E mentre loro scrivono, lo scenario italiano e mondiale cambia di continuo.

Lo scenario Per cominciare, la situazione del mercato dell’acciaio, in Italia, non permette ulteriori dilazioni e rinvii: non è passato certo inosservato il fatto che la coreana Posco abbia inaugurato a Verona un centro di lavorazione, con una capacità iniziale di 50mila tonnellate annue, frutto dell’acquisizione di un ramo d’azienda di Tad Metal – già, quella di Luigi Agarini – che aveva proprio Posco come principale cliente. 5,3 milioni di investimento, da parte dei coreani, che hanno promesso – o minacciato, punti di vista – altri 50 milioni nei prossimi anni per lo sviluppo della società.

Sinergie Una presenza importante, all’inaugurazione veronese, peraltro, è stata quella di Valeria Fontana, responsabile del settore vendite di Ast. Tanto che più di qualcuno ha già ipotizzato il possibile avvio di rapporti commerciali diretti tra Posco e Ast, che potrebbe diventare un fornitore privilegiato di acciai speciali. Sempre che il rapporto si limiti alla collaborazione, visto che Posco era stato indicato come uno dei possibili soggetti interessati a subentrare ad Outokumpu che, dal canto suo e a differenza della Commissione europea, ha sempre insistito nel parlare di «diverse trattative in corso per la cessione», non limitandosi a prendere in considerazione solo quella di Aperam, con a rimorchio Arvedi e Marcegaglia, sulla quale insistono a Bruxelles.

I dubbi La Commissione europea – e, magari, pure il governo nazionale – dovrebbero dare, intanto, sciogliere un primo dubbio: in quale direzione ci si intende muovere per regolamentare il mercato? Perché c’è chi, e tra questi c’è anche l’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci, vorrebbe alzare un muro di dazi per limitare l’import dai Paesi extraeuropei (cosa che alla iperattiva – nell’import-export – Germania non va per niente a genio), ma c’è invece chi vuol puntare su una seria ristrutturazione dei gruppi continentali (Outokumpu e pure ThyssenKrupp non è che scoppino di salute) ed in questo quadro vedrebbero con favore una crescita di Aperam. E in questo contesto il ruolo delle acciaierie di Terni potrebbe essere decisivo.

Il piano europeo Soprattutto perché Ast si inserisce alla perfezione nelle linee-guida del piano europeo per la siderurgia, potendo garantire – per il fatto di utilizzare forni elettrici e di utilizzare rottame come materia prima – quegli standard che il piano stesso prevede. Ma questo riporta, tutti, all’origine del problema: i tempi di cessione da parte di Outokumpu. Cessione che, a rigor di logica, dovrebbe essere portata a termine entro il 7 novembre prossimo. Cioè tra una ventina di giorni.

I lavoratori Nella giornata di mercoledì i lavoratori delle acciaierie – le batterie dei telefonini, per la verità sono già state scaricate – saranno messi ufficialmente a parte della faccenda delle lettere in partenza: in fabbrica è infatti previsto un volantinaggio. Ma l’impressione è che non ci si limiti a questo: l’ipotesi di rivederli in strada, quei lavoratori, a farsi vedere e sentire, è tutt’altro che peregrina.

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