Uno «scenario di progressivo smantellamento di fatto» è quello che sta caratterizzando in questi mesi la Saxa di Gualdo Tadino, quella ex Tagina da lungo tempo in attesa di ripartire. Tra lavoratori che, legittimamente, si guardano intorno, furti e cassa integrazione Filctem-Cgil e Femca-Cisl hanno preso carta e penna per chiedere un reale cambio di passo dato che «la situazione ha superato il livello di guardia».
L’allarme A lanciare l’allarme sono le segreterie regionali e territoriali dei due sindacati insieme alla Rsu dello stabilimento, che descrivono una situazione precipitata nel giro di pochi mesi. Per le organizzazioni sindacali è prioritario procedere con il pagamento della cassa integrazione straordinaria e mantenere aperto il tavolo al Ministero delle imprese e del Made in Italy, considerato l’unico canale di confronto ancora esistente con la proprietà. Secondo i sindacati, il protrarsi dell’incertezza sta producendo conseguenze sempre più pesanti sul futuro dell’azienda. Alcune figure professionali considerate strategiche hanno già scelto altre opportunità lavorative, impoverendo competenze ed esperienza accumulate negli anni. Parallelamente, il lungo fermo produttivo sta mettendo in difficoltà anche il portafoglio clienti, con il rischio di disperdere quello che era stato indicato come uno dei principali punti di forza su cui costruire il rilancio dello stabilimento.
Sicurezza A pesare sul quadro generale ci sono anche le condizioni del sito produttivo. Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Rsu denunciano l’assenza di adeguate misure di sorveglianza e tutela che ha favorito un recente furto all’interno della fabbrica. Un episodio che, secondo le organizzazioni dei lavoratori, ha aggravato ulteriormente lo stato dell’impianto. «Qualora domani mattina emergesse la volontà di ripartire, oggi mancherebbero le condizioni strutturali immediate per farlo», sostengono i sindacati, secondo cui mesi di inattività e abbandono renderebbero impossibile una ripresa immediata delle attività.
Risposte rapide Nonostante le difficoltà, le sigle sindacali ribadiscono che il sito conserva ancora un’importante potenzialità industriale e potrebbe tornare operativo se venissero create le condizioni necessarie. Al centro delle critiche c’è soprattutto l’assenza di interlocuzione da parte del management aziendale. «Nessuna convocazione, nessuna informativa, nessun aggiornamento è stato fornito ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali», accusano i rappresentanti dei lavoratori, che chiedono risposte rapide e una svolta nella gestione della vertenza. La richiesta finale è rivolta sia all’azienda sia alle istituzioni. «Novanta lavoratori e le loro famiglie meritano rispetto, verità e prospettive concrete», affermano i sindacati, confermando l’intenzione di proseguire la mobilitazione per garantire il pagamento degli ammortizzatori sociali, la tutela dell’occupazione e la salvaguardia del patrimonio industriale rappresentato dalla Saxa Gualdo.
Una lunga crisi I guai dello stabilimento di Gualdo Tadino iniziano nel 2018, quando il gruppo Saxa rilevò la storica Tagina, allora in grave difficoltà economica, presentando l’operazione come un salvataggio industriale. Negli anni successivi la produzione ripartì e l’organico tornò a crescere, inserendo il sito umbro nel progetto industriale del gruppo. La svolta negativa arrivò nel 2022 con la crisi energetica che colpì duramente il settore ceramico. Lo stabilimento fermò la produzione e da allora si è aperta una lunga fase caratterizzata dalla cassa integrazione e dalla ricerca di nuovi investitori. Nel gennaio 2024 venne presentato al Ministero un piano di rilancio che prevedeva l’ingresso di nuovi capitali, investimenti per circa 60 milioni di euro e la riaccensione del forno entro l’anno. Gli obiettivi annunciati, però, non si sono concretizzati e i successivi tavoli ministeriali non hanno portato alla ripartenza produttiva. Gli investitori Negli ultimi due anni il futuro della Saxa è rimasto legato all’ingresso di nuovi investitori e al completamento delle operazioni finanziarie necessarie per sostenere il piano industriale. Intanto lo stabilimento è rimasto fermo e le preoccupazioni di lavoratori, sindacati e istituzioni sono aumentate.
