Marco Pucci

di Marco Torricelli

Incontrarsi e dirsi arrivederci. Addio no, non si può. E così è stato, l’incontro tra l’amministratore delegato di Acciai speciali Terni, Marco Pucci e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici, nell’incontro organizzato per illustrare il piano triennale con il quale l’azienda (peraltro in vendita) vorrebbe migliorare il sito Ast dal punto di vista produttivo, qualitativo e dei costi.

Il piano Pucci ha detto ai sindacalisti che è allo studio un piano triennale che dovrebbe apportare un miglioramento significativo ai processi e alla qualità del prodotto, con il parallelo avvio di una politica di contenimento costi, per la quale sono state illustrate, per larghe linee, le diverse voci sulle quali l’azienda intende intervenire: «Si è trattato – dice Riccardo Marcelli, della segreteria della Fim-Cisl – di un discorso molto generale, tenendo presente che tutta la discussione e le successive decisioni non potranno che procedere di pari passo con la trattativa di cessione della proprietà da parte di Outokumpu». Tanto più che l’amministratore delegato, a proposito di volumi produttivi, ha solo accennato ad un possibile mantenimento della produzione attuale, circa un milione e 270 mila tonnellate di acciaio, con un incremento della quota ‘a freddo’, ma senza entrare nei dettagli.

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Il personale Oltre 200 persone, ovviamente, rientrano proprio nella questione relativa alla riduzione dei costi. Ma non tutte dovrebbero essere accompagnate alla porta: gli esuberi veri, secondo l’azienda, dovrebbero aggirarsi tra le 130 e le 140 unità, mentre per un centinaio si tratterebbe di essere ricollocate in altri ruoli rispetto ad oggi. «Ma si tratta di numeri sui quali è presto per parlare – spiega Claudio Cipolla, segretario della Fiom-Cgil – perché non accompagnati da alcun dettaglio».

I compratori Nessun nome sarebbe trapelato, sabato, in relazione ai possibili compratori: «Ci hanno solo detto – racconta Cipolla – che al momento sarebbero pervenute una decina di manifestazioni di interesse, non solo da parte di soggetti industriali e che dal 18 al 22 febbraio saranno organizzate le visite al sito ternano. Dopo si entrerà nella fase successiva, quella delle offerte vere e proprie, della loro valutazione e dei possibili passaggi. Chiaro che per noi resta imprescindibile il fatto che il compratore sia scelto tra soggetti industriali e che non si metta in discussione la condizione di sito integrato», il Tubificio, insomma, deve rientrare nel pacchetto.

Il referendum Il quorum, come si dice in questi casi, era decisivo. Perché sull’esito del voto c’erano pochi dubbi. E la Fiom-Cgil incassa, a Terni, un successo importante, visto che la maggioranza dei votanti – in una consultazione aperta a tutti i lavoratori dell’Ast e delle aziende collegate – ha espresso un parere favorevole rispetto alle posizioni del sindacato, che chiede di rendere inapplicabile l’intesa tra Federmeccanica e le altre organizzazioni sindacali e di aprire, nelle aziende e nei territori, vertenze per negoziare collettivamente i contenuti normativi e salariali.

I numeri All’Ast hanno votato in 1194 (pari al 52,5%) dei 2272 dipendenti: 1061 (89,46%) hanno votato a favore della proposta della Fiom. Alla Società delle fucine hanno votato in 115 (57,2%) dei 201 lavoratori e in 99 (87,6%) si sono detti favorevoli. In Aspasiel sono andati a votare in 41 (61,2%) dei 67 dipendenti e 29 (70,7%) hanno aderito alla richiesta del sindacato. Alla Ilserv, infine, si sono presentati alle urne in 177 (54%) dei 328 lavoratori: in 156 (88,6%) hanno votato a favore della richiesta della Fiom. In totale, insomma, hanno votato 1717 (il 52,9%) dei 2868 dipendenti e i ‘sì’ sono stati 1345, pari all’88,6%. E la Fiom, che ha una quota di iscritti intorno al 30%, canta vittoria: «Hanno votato moltissimi lavoratori iscritti ad altri sindacati o non iscritti – dice Claudio Cipolla – e il fatto che la stragrande maggioranza si sia espressa favorevolmente rispetto alla nostra richiesta, come sta avvenendo in tutta Italia, non potrà essere trascurato, dalle aziende e dal governo».

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