Terni

di Marco Torricelli

Una mappa e, sopra, delle crocette. Di diverso colore. Per indicare le aziende in crisi. Ogni colore ha un significato diverso: quelle in difficoltà «seria», quelle in difficoltà «grave» e quelle considerate «praticamente perse». Poi ci sono quelle già chiuse. La situazione del settore produttivo ternano somiglia «tragicamente – dice un sindacalista – ad una partita di ‘Risiko’ e noi siamo quelli che stanno perdendo». Con i posti di lavoro a rischio che, ormai, sono migliaia.

Ast La questione è semplice: Outokumpu deve vendere, ma non lo fa. Il vertice, l’ennesimo, tenuto martedì in Regione è servito – ma non poteva essere altrimenti – solo a decidere di «rilanciare l’iniziativa nei confronti del governo e della Commissione europea», ben sapendo che le decisioni – quelle vere – le prenderanno, magari in videoconferenza, i manager della multinazionale. E poi, ma solo poi, se ne saprà il minimo indispensabile.

Polo chimico Anche qui, la faccenda sta in questi termini: la LyondellBasell deve cedere l’area (circa 40 ettari di terreno, da bonificare), ma in undici mesi non si è riusciti a trovare il modo di capire quanto valga, effettivamente, quell’area e, soprattutto, chi possa comprarla e per farci che. Nel frattempo la Beaulieu si è comprata un pezzo della Meraklon – un altro pezzo è ancora a ‘bagnomaria’ – il cui ex proprietario, Giampaolo Fiorletta, sta facendo fuoco e fiamme. Le altre aziende del ‘polo’ stanno col fiato sospeso.

Sangemini Il 4 novembre scade la proroga concessa dal tribunale di Terni: se non succede niente, l’azienda fallisce. L’attuale proprietà – il presidente Rizzo e il management in testa – sta tentando di fare l’ennesimo gioco di prestigio, nel tentativo di restare in sella o, magari, di strappare una ricca ‘buonuscita’. Ma i sindacati non ci stanno e chiedono «che si individui tra le ipotesi in campo la migliore soluzione industriale possibile, ma per far questo è fondamentale che l’attuale proprietà, che ha accumulato già tante responsabilità per la situazione in cui ci troviamo, si faccia definitivamente da parte».

Sgl Carbon Mercoledì mattina i lavoratori si sono piazzati davanti ai cancelli della fabbrica per chiedere che l’azienda receda dalla propria decisione di dimezzare la produzione e spegnere uno dei due forni: «Giovedì, alle 15,30, sarà a Narni Mauro Montani, il ‘numero uno’ della struttura italiana della multinazionale – spiegano i sindacati – ma noi non ci accontenteremo di parlare con lui. Vogliamo un confronto, e come noi lo ha chiesto anche il sindaco di Narni, con i vertici della Sgl Carbon, perché questo sito non deve essere smantellato». Venerdì pomeriggio, poi, vertice con Comune e Regione.

Isrim Doveva essere il ‘cuore’ della ricerca avanzata. Ma l’Isrim sta per essere messo in liquidazione ed essere svenduto, magari a pezzetti, per essere riciclato in un piccolo laboratorio di analisi al servizio di aziende che devono ottenere certificazioni di qualità. Il fallimento dell’ultimo socio privato, Tecnofin-Tecnocentro, ha dato il colpo di grazia, anche perché i soci pubblici – gli enti locali – non ce la fanno a sostenerlo. Gli appelli per il suo salvataggio si susseguono, ma il drastico ridimensionamento – quanto meno – appare scontato.

Pmal Nei giorni scorsi lo stabilimento in cui si fa manutenzione alle armi dell’esercito è stato pure visitato dal sottosegretario Roberta Pinotti, che ha garantito «la massima attenzione e la ricerca di soluzioni»: il blocco del turn over e le ipotesi di ridimensionamento, però, pesano come un macigno sull’ennesima realtà all’avanguardia presente nella ‘Conca’, ma a forte rischio.

Umbria Mobilità La questione, che interessa ovviamente l’intero territorio regionale, si sta facendo sempre più delicata e l’iniziativa spontanea della notte tra martedì e mercoledì – con il presidio dei lavoratori al deposito dei mezzi di Maratta – sta a dimostrare come la tensione sia sempre meno gestibile.

Varie ed eventuali Alla punta dell’icerberg, rappresentato da queste realtà, corrisponde purtroppo, fanno notare i sindacati, «una crisi ben più ampia e diffusa, che in parte interessa piccole e medie aziende del così detto ‘indotto’ e che fanno riferimento alle realtà più grandi, ma che riguarda anche una miriade di imprese che la crisi complessiva che investe il territorio sta mettendo in ginocchio».

Casa integrazione Nel primo semestre dell’anno, ha denunciato la Cgil, «si è registrato un aumento dell’ordinaria con 387.000 ore autorizzate (+1,3%), un’impennata della straordinaria con quasi 500.000 ore (+38%) ed il crollo della deroga con 200.000 ore (-87,73). Tutto ciò a dimostrare che le aziende medie e piccole stanno chiudendo mentre le grandi stanno ristrutturando con perdita dell’occupazione. Non è un caso che la cassa integrazione straordinaria può essere richiesta anche per procedura concorsuale. Una delle più utilizzate ad oggi nella Provincia di Terni è il concordato preventivo in continuità, attivata di recente, tanto per citare i casi più emblematici, dal gruppo Novelli, dal gruppo Sangemini e dell’Ondulato umbro».

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